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SOS Osservatorio Faunistico di Calimera: i fondi non arrivano e si rischia la chiusura

Immagini, parole, video e pubblicità ci ricordano quotidianamente – dagli schermi di un televisore, dalle pagine di un giornale, dai post di numerosi social network – quanto sia fondamentale provvedere alla conservazione e tutela della biodiversità, del patrimonio inestimabile che la Natura, in determinati contesti, ci affida. Allora cominciamo a pensare a paradisi naturali lontani o ad animali che abbiamo visto in qualche documentario. Ci preoccupiamo per la salvezza del panda cinese o della tigre di Sumatra – sicuramente cause nobilissime che richiedono l’impegno di tutti noi – ma ci si dimentica troppo spesso di ciò che abbiamo qui, dietro casa. A Calimera, in provincia di Lecce, rischia di chiudere l’Osservatorio Faunistico Provinciale, struttura che comprende centri di recupero per la fauna selvatica (mammiferi, uccelli e rettili), la fauna esotica (per lo più animali sequestrati dalle forze dell’ordine) e tartarughe marine. Abbiamo parlato di questa emergenza con Antonio Durante, direttore del Museo di Storia Naturale del Salento che ospita l’osservatorio.

Una prima precisazione. Il rischio di chiusura riguarda solo l’osservatorio, non il Museo?

Sì, riguarda solo l’osservatorio. Il museo è attualmente in crisi per aver sopperito con i propri fondi all’emergenza dei centri di recupero della fauna.

Passiamo alle note dolenti. Quando avete cominciato a capire che c’era qualcosa che non andava e che non avreste ricevuto i fondi dalla Provincia?

La Provincia ha sempre pagato in ritardo. Aspettavamo 2-3 mesi, a volte anche 6. Abbiamo poi saputo che per il 2015 erano stati messi a bilancio zero euro per l’osservatorio, scelta giustificata con il mancato invio di risorse da parte del Ministero. In realtà proprio la Regione Puglia ha destinato ben 120.000 euro alla Provincia di Lecce per il funzionamento dell’osservatorio faunistico, soldi già in possesso dell’istituzione grazie ai fondi residui dell’attività venatoria e che non sono mai giunti nelle nostre casse.

Qual è la vostra situazione attuale?

Abbiamo accumulato da dicembre 2014 a oggi circa 100.000 euro di debito. Non abbiamo pagato il personale ma ora non abbiamo neanche il minimo indispensabile per sfamare gli animali e curarli. Il museo, che riceve fondi dal Comune di Calimera, ha cercato quanto più possibile, bloccando le proprie attività, di far fronte alla situazione venutasi a creare. Una soluzione temporanea, una extrema ratio non ripetibile per non creare ulteriori disagi.

Non esitono comunicazioni ufficiali della Provincia di Lecce?

Nessun comunicato ufficiale, solo parole anche da parte del presidente Antonio Gabellone. Insomma una mancata assunzione di responsabilità. Esiste, invece, una lettera della Regione Puglia che documenta l’assegnazione dei fondi all’osservatorio.

In attesa di un dialogo con le istituzioni avete avviato una campagna di raccolta fondi.

Sì, c’è una campagna di crowdfunding. In passato abbiamo utilizzato questo tipo di strumento per interventi spot, ad esempio per operazioni chirurgiche particolarmente onerose per alcuni ospiti dei nostri centri. Ora la richiesta è molto più “sostanziosa”: stiamo cercando di raccogliere 97.000 euro e mi rendo conto che non sarà facile.

 

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