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Trionfo assoluto per gli azzurri agli europei casalinghi appena conclusi. Una vera e propria pioggia di medaglie a Roma per gli atleti italiani che hanno conquistato 24 titoli dinanzi il pubblico dell’Olimpico.
Ad una settimana dalla fine della ventiseiesima edizione dei campionati di atletica leggera è tempo di bilanci ma soprattutto di programmazione in vista dei Giochi Olimpici di Parigi. All’attesissimo appuntamento in Francia la compagine tricolore arriverà con la consapevolezza che qualcosa è cambiato, sul piano mentale e organizzativo, ed Euro2024 è stata la riprova di un cambio di rotta che ha regalato emozioni indescrivibili, e un medagliere costellato da undici ori, nove argenti e quattro bronzi.
Tra questi, da Mottola anche la regina, già campionessa olimpica, Antonella Palmisano e il forte andriese, tredici volte campione assoluto, Francesco Fortunato. A medaglia i due atleti pugliesi, rispettivamente rivestiti di oro e di bronzo nella 20km di marcia.
Il punto della situazione con delle icone del mondo dell’atletica, nonché tre gladiatori – anch’essi di origine pugliese – che si sono impegnati in prima linea nei campionati di Roma: abbiamo raccolto le parole di Eusebio Haliti, vice direttore esecutivo del Comitato organizzativo degli europei, Domenico Di Molfetta, capo delegazione FIDAL, e Claudio Lorusso, official announcer a Euro2024.
Eusebio Haliti: «Ci proporremo per altri grandi eventi»
Cosa significa per il mondo dell’atletica un successo come quello degli europei?
«Un’importanza su più fronti. Su quello della promozione e della visibilità nel senso che il successo di questi ragazzi è stato sicuramente mediatico perché in quelle giornate c’è stato uno share molto significativo. Altra importanza che ha avuto questo europeo in casa è sicuramente la legacy perché ci ritroviamo una pista come quella dell’Olimpico rifatta a nuovo, con migliorie sugli impianti, attrezzature nuove e tecnologie importanti. E per noi che organizziamo tutti gli anni il Golden Gala è certo utile.»
Quali sono oneri e soddisfazioni maggiori nell’organizzare un evento come Euro2024?
«La responsabilità di gestire un evento così grande che ha un budget di 25 milioni di euro. Gestirlo in un contesto come quello italiano con molte complessità, sia delle procedure sia di una serie di dinamiche politiche. Senz’altro questa la parte più difficoltosa però la soddisfazione è tanta per via del gruppo di lavoro con cui si è fatto questo campionato europeo per la maggior parte dipendenti della Federazione, il supporto di Sport e Salute proprietario dal Foro Italico ci ha aiutato a velocizzare di pratiche che avrebbero richiesto molto tempo. Organizzare un evento così, dove poi si vincono tante medaglie – e l’Italia ha fatto un europeo, mai uno così prima – è un altro motivo di orgoglio. Soprattutto la dichiarazione del Presidente Mattarella che va contro il protocollo del Quirinale poiché non può tornare allo stesso evento se non in forma privata, da cittadino, perché ne vale la pena. È stato il sigillo dell’ottimo lavoro che tutta la squadra ha svolto.»
Roma: quali sono state le principali criticità e i punti di forza dai quali ripartire per una futura manifestazione?
«La grande criticità è stata il traffico perché chiaramente Roma è una città trafficata a giugno: siamo in alta stagione per quanto riguarda il turismo, uffici e scuole ancora operative. Quindi la gestione del traffico e la logistica sono stati i fattori più critici ma grazie a un piano sviluppato nel dettaglio e con qualche veicolo in più siamo riusciti a rispettare i tempi previsti per lo spostamento degli atleti dall’albergo ai campi. La felicità maggiore è stata questa. Il punto di forza da cui ripartire è l’italiano che ha capacità di inventiva e trova soluzioni anche laddove sembra impossibile; quindi, tutti quelli con cui ho lavorato e affrontato le varie problematiche.»
Tra le novità dei campionati il Medal Plaza: questa ma quali altre trovate avete asserito negli europei di Roma?
«Medal Plaza in realtà è già stata utilizzata in passato in altri campionati europei, per la prima volta anche in Italia. Il Foro Italico aveva appena finito di ristrutturare il mosaico e i marmi della piazza della Fontana della Sfera, ci sembrava quindi opportuno utilizzare uno spazio così bello e scenografico con questo palco enorme, con delle attività per tutta la giornata con RDS, e per dare a tutti la possibilità di assistere alle premiazioni: volevamo che i nostri campioni fossero celebrati anche da chi non aveva un biglietto. L’altra grande novità che ha lasciato a bocca aperta tutti è stata la pedana del lungo-triplo fatta sopra gli spalti della tribuna Tevere, vicinissima al pubblico e di una bellezza rarissima da vedere all’interno di un impianto.»
Da Roma 1974 a Roma 2024. Aspetteremo altri cinquant’anni prima di rivedere un nuovo europeo in Italia?
«Non penso serviranno altri cinquant’anni. Grazie anche al presidente Mei, membro dell’European Athletic, che sta ottenendo di risultati importantissimi dal punto di vista internazionale. Già tra qualche anno ci saranno nuove proposte e ci proporremo per altri grandi eventi.»
Quanto al presente, invece, come ci stiamo preparando in vista delle Olimpiadi? Dove può arrivare la nostra Nazionale a Parigi?
«Gli azzurri sono tutti atleti in forma, sono giovani e carichi: stanno facendo molto bene. Per i prossimo cinque/sei anni abbiamo atleti di altissimo livello. Le Olimpiadi sono un altro scenario, totalmente diverso da un europeo, ma ci sono delle specialità dove non c’è molto differenza, penso al salto in alto o al peso. Cambia lo scenario del mezzofondo con il confronto con il continente africano e tutto il mondo. Sicuramente a Parigi arriva una Nazionale più forte di quella di Tokyo sebbene i cinque ori vinti lì non saprei se sono ripetibili: l’atletica però è bella anche perché la gara la si deve fare e vincere. Nel bene o nel male, tutto può succedere.»
A livello locale, come si sta muovendo il movimento dell’atletica in Puglia?
«Ha bisogno di una nuova spinta e di una nuova dirigenza che avvii quello spirito che Mei è stato per il Nazionale. Ci ho provato tre anni fa a candidarmi come presidente del Comitato Regionale: ci riproverò al prossimo giro, con società pronte a sostenermi. La Puglia deve seguire il trend del Nazionale, deve cambiare pelle. Questo è il momento di farlo, ha le potenzialità sia dal punto di vista delle strutture che dal punto di vista della società. Con stimoli nuovi possiamo far crescere il movimento.»
L’atletica si è dimostrata un ottimo spettacolo televisivo. Potrà continuare ad essere un volano per i giovani?
«Vissuta dal vivo o da casa, l’atletica è piaciuta a chiunque, ha regalato un grandissimo spettacolo. Subito dopo gli europei società, istruttori e amici mi hanno chiamato dicendomi che tanti ragazzini che hanno visto le medaglie vinte dai nostri atleti, volevano poi vincere anche loro, come visto in televisione. Ragazzi che oggi vogliono fare atletica e vincere come Simonelli, Tamberi o Jacobs. È questo il nostro più grande successo.»
Domenico Di Molfetta: «Risultato che parte da un cambio di mentalità»
Cosa significa per il mondo dell’atletica un successo come quello degli europei?
«È stato un vero exploit quello di Roma. Non dico che abbiamo toccato il cielo con un dito, perché la strada è ancora lunga, però è la coronazione di un lavoro partito con le cinque medaglie, a Tokyo. Un movimento che è cresciuto tantissimo in questi anni: i risultati, pensiamo alla vittoria storica della Coppa Europa, hanno segnato un indice importante, di buona salute, frutto anche dell’investimento fatto dalla Federazione, quello cioè di destinare più fondi alla preparazione ma pure attenzionare il territorio perché non dimentichiamo che i ragazzi, adesso chiaramente quasi tutti sportivi militari, vengono dalle nostre società e dal lavoro egregio fatto dai nostri tecnici. Quello degli europei è un risultato che parte dalla base, un cambio di mentalità all’interno del gruppo. Intanto di serenità, priva di pressioni e ansie pre-gara, poi una sfrontatezza che porta gli atleti in pista con la convinzione di giocarsela, combattono ad armi pari, competitivi in tutto.»
I grandi atleti italiani riescono a trascinare i più giovani? Gli esempi di Tamberi e Jacobs sono uno sprone per tutto il mondo dell’atletica?
«La visibilità che abbiamo raccolto in questi ultimi anni non ha fatto altro che dare maggiori risorse al territorio perché i ragazzi si appassionano. All’europeo abbiamo avuto dei picchi televisivi altissimi, e questo fa sì che la disciplina diventi sempre più pregnante. C’è stato un rilancio che parte dal basso, dall’immagine pulita dell’atletica. Tamberi, con il suo gimbonismo, ma anche Antonella Palmisano hanno fatto un lavoro splendido come capitani trascinando e incoraggiando tutti, regalando la giusta serenità e grinta ai ragazzi non dimenticando che dietro c’è sempre una Federazione che si spende: è stato un riconoscimento, quello di Gianmarco, molto bello al presidente Mei.»
Da tecnico, qual è il tuo parare delle prove degli Azzurri agli Europei appena conclusi? Chi ti ha sorpreso maggiormente?
«Sono stati tutti eccezionali. Abbiamo scritto la storia dei campionati europei: mai l’Italia aveva vinto così tante medaglie. E non mancavano gli altri, basta vedere i risultati delle gare dal primo al dodicesimo: risultati di altissimo livello. Ogni nazione è venuta al completo, con il coltello tra i denti. Hanno raccolto quello che hanno raccolto ma noi siamo stati più forti. Abbiamo fatto delle prestazioni eccezionali. Per sei giorni c’è stata da urlare, di contentezza, perché i nostri ragazzi sono stati straordinari. Il Presidente della Repubblica che ritorna per il secondo giorno a rivedere le gare è un segnale incredibile.»
Sul piano organizzativo, cosa ha segnato l’Euro2024 di Domenico Di Molfetta?
«Ho ricevuto tanti ringraziamenti da altri team leader che hanno sottolineato la memorabilità di questo campionato europeo perché abbiamo saputo curare tutto: dai trasporti alla somministrazione dei pasti, dal rispetto dei tempi alla fruizione del campo di riscaldamento e ogni altra cosa che occorreva organizzare all’interno della manifestazione, faccende non visibili però pregnanti per chi ci stava dentro. A tal proposito il lavoro che ha fatto Eusebio Haliti, a volte assieme fino a notte fonda per risolvere ogni problema, è stato straordinario. Dunque, un campionato memorabile, sì per il risultato degli azzurri, ma anche per quanto fatto a livello organizzativo. Eusebio ha fatto un lavoro eccezionale, orgoglio della terra pugliese.»
Quali potrebbero essere i nomi del futuro dell’atletica italiana? E quali i pugliesi più promettenti?
«Giovani come Furlani e Iapichino che all’Olimpico hanno fatto delle gare di carattere, ragazzi che hanno una capacità incredibile e sicuramente nell’ambito della preparazione delle Olimpiadi sapranno cosa fare. Guardando in Puglia, abbiamo ottimi atleti nel settore giovanile e in quello assoluto. Chiaramente chi ha già vestito la maglia azzurra come la Musci, poi Puppo, Selvarolo. C’è da lavorare ma abbiamo un bel gruppo.»
Quanto al presente come ci stiamo preparando per le sfide con tutto il mondo a Parigi? Dove può arrivare la nostra Nazionale?
«Sono sicuro che non solo quelli che hanno vinto medaglia a Roma, ma tutti, andranno alle Olimpiadi con una consapevolezza diversa: quella, cioè di giocarsela a viso aperto. Cosa aspettarci? Sono sotto gli occhi di tutti quelle che possono essere le nostre medaglie. Penso a un Fabbri che con la migliore prestazione mondiale, ha fatto primato storico con un 22,95, è uno veramente da medaglia. Insieme a lui, penso alla Fantini, alle nostre staffette, a Gimbo, ai nostri corregionali Palmisano e Stano. Non dimentichiamoci però che c’è sempre il gioco dell’emozione che vale per tutti come anche la difficoltà della qualificazione.»
A livello locale, come si sta muovendo il movimento dell’atletica in Puglia?
«È sicuramente un bel movimento con ottime società che fanno tanto. Faremo adesso i campionati allievi a Molfetta, organizzati guarda caso proprio da Eusebio Haliti e Piero Allegretti: sarà un trampolino di lancio. C’è qualcosa, certo, da sistemare, ovvero la parte organizzativa e logistica. Manca anche qualcosa a livello di unione: probabilmente in questo momento l’atletica pugliese è spaccata ma sono fiducioso. Credo nel cambiamento.»
L’atletica si è dimostrata un ottimo spettacolo televisivo. Potrà continuare ad essere un volano per i giovani?
«Ci sono i nostri atleti che corrono, saltano e lanciano. Per questo abbiamo avuto uno share incredibile con picchi televisivi da quattro milioni di persone. È l’immagine bellissima che stiamo dando a tutt’Italia di un’atletica vincente, ancor prima pulita e serena, una squadra unita e compatta che arriva al cuore, in un momento favorevole che sta donando peso e forma alla disciplina, e questo è importante per reperire fondi e sponsor, per finanziare progetti e definire nuovi obiettivi.»
Claudio Lorusso: «Tamberi è la gioia di qualunque speaker»
Da speaker di manifestazioni nazionali ad announcer agli Europei di Roma: cosa si prova in un contesto del genere?
«Gli speaker fanno parte del raccolto perché, mentre in altri sport come il calcio o la pallavolo bisogna attendere la fine del goal o del punto per esprimere la propria voce, nell’atletica il racconto è live, metro dopo metro, e in certe occasioni riesce a dare un mano agli atleti. Rispetto alle gare nazionali, la grande differenza a livello internazionale per gli announcer è l’informatica pazzesca, quindi gli strumenti a nostro vantaggio, ma anche un pubblico straordinario come quello dell’Olimpico. La mia voce è stata poi molto protagonista in Medal Plaza, una novità bellissima per quanto mi riguardava, perché ho preparato tutte le cerimonie di premiazioni. È stato davvero bello stare a stretto contatto con il pubblico.»
Tra gli annunciati a Roma 2024 qual è stato quello che ti ha più emozionato?
«Sicuramente Gimbo Tamberi. La premiazione del capitano è stata qualcosa di fenomenale: c’era una piazza che lo aspettava, bellissimo annunciare il suo nome. Poi, la doppietta azzurra di Jacobs-Ali anche molto bella da raccontare.»
Da tecnico, qual è il tuo parare delle prove degli Azzurri agli Europei appena conclusi? Chi ti ha sorpreso maggiormente?
«Quello di Sibilio sui 400 ostacoli è il miglior risultato tecnico per l’Italia, come anche il 5000 di Nadia Battocletti con il record dei campionati battendo una certa Hassan. Il suo oro e l’argento di Alessandro (47’50”), un crono record italiano battendo Fabrizio Mori (47’54”) e a poco più di un mostro sacro come Warholm, sono i due risultati tecnici più interessanti. Certo sapevamo di essere una fortissima nazionale ma non ci aspettavamo di prendere ventiquattro medaglie.»
Guardando alla Olimpiadi, dove può arrivare questa Nazionale?
«Ce lo chiedevamo e ce lo continuiamo a chiedere. Penso che Tamberi sia in una forma stratosferica, Jacobs non so quanto possa essere da podio ma comunque da finale: sappiamo che nei 100 metri se sbagli la partenza, potresti infilarti e prendere una medaglia. Sibilio potrebbe prendere un bronzo visto il crono che ha fatto a Roma e Fabbri ne vince sicuramente una. Pronostico sette medaglie».
Da speaker, l’atleta o l’evento più prestigioso da commentare in una Olimpiade?
«Non per essere italiano a tutti gli effetti ma penso che quello che riesce a creare Gimbo Tamberi all’interno di una pista è qualcosa di magico, è come un Messi o un Ronaldo, nel calcio. Tamberi è la gioia di qualunque speaker, uno che ti chiede il massimo silenzio e un attimo dopo il baccano, e tu non puoi che assecondarlo. È chiaro poi che presentare la finale dei 100 metri ha sempre quel sottile piacere di vivere forte la gara più attesa nell’atletica leggera.»
Tornando ad una dimensione più locale, quali sono le difficoltà e i punti di forza dell’atletica pugliese? Cosa si può migliorare?
«In questo momento sicuramente l’impiantistica non è al top. Abbiamo la sola Molfetta che ha uno stadio perfetto per fare grandi manifestazioni. Diventa complesso per molti atleti diventare buoni atleti se non hai una struttura. Per quanto riguarda la situazione legata alla Puglia, oggi l’Avis Barletta è una società top a livello nazionale: sta dando un mano ai top player pugliesi.»
L’atletica si è dimostrata un ottimo spettacolo televisivo. Potrà continuare ad essere un volano per i giovani?
«Quattro milioni e mezzo di persone, oltre il 20% di share: la gente è rimasta incollata alla sera, un po’ come il presidente Mattarella. Questa è la dimostrazione che l’atletica è spettacolo puro, soprattutto quando è organizzata con tempi tecnici e puntali come è stato l’europeo. È certo un volano: adesso deve essere la Federazione a saper raccogliere questo share e trasformarlo andando nelle scuole, presentando delle manifestazioni e facendo meeting per ragazzi e famiglie.»











