«Uri, Unione Radiofonica Italiana. 1-RO: stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. (…)».
Questa è l’apertura dell’annuncio del primo programma della storia della radio italiana con l’intervento della conduttrice e violinista Ines Viviani Donarelli distribuito dai microfoni dell’URI, prima società concessionaria della radiodiffusione in Italia nata il 27 agosto 1924.
È dunque la voce della giovane donna, e non quella di Maria Luisa Boncompagni, ad annunciare l’inizio dei diversi programmi di cui il concerto inaugurale e l’esecuzione di Haydn. Dalla stazione trasmittente di Roma San Filippo è lanciato il grande show: musica operistica, letture del bollettino meteorologico e notizie di borsa. Un appuntamento imperdibili, per la sola élite, dalla durata complessiva di novanta minuti.
L’esordio radiofonico nel Belpaese avviene dunque nella prima serata di un martedì memorabile, all’alba dell’autunno del 1924. Cento anni fa viene ufficialmente avviata la grande era della radio italiana, un secolo esatto di storia dall’inaugurazione della prima trasmissione radiofonica promossa dall’allora URI, oggi nota come RAI – Radiotelevisione italiana.
Si inquadra il 2024 come un anno particolarmente celebrativo per i Mass Media e il mondo della comunicazione poiché calendarizza il centenario di Mamma Rai, come anche il ventesimo anniversario dall’apertura di Facebook, uno dei social network più popolari al mondo, e il brillante settantennio della TV italiana.
Dall’elettromagnetismo alla radio: la rivoluzione Marconi
«Questa nuova forma di comunicazione potrebbe avere qualche utilità». È quanto afferma Guglielmo Marconi nel 1899 in relazione alle potenzialità delle onde elettromagnetiche. Queste costituiscono, difatti, la dinamica essenziale per il funzionamento di una delle più grandi invenzioni di tutti i tempi, uno strumento che ha saputo cambiare in maniera universale il nostro modo di comunicare: la radio.
Sebbene il mondo scientifico dell’Ottocento pensi a queste “strane” radiazioni come semplici elementi di poco conto e senza grandi applicazioni pratiche, taluni non coltivano il sentire comune. Lo stesso Marconi o il russo Aleksandr Stepanovič Popov, e ancor prima Micheal Faraday, James Maxwell, Nikola Testa o Heinrich Rudolf Hertz, guardano all’elettromagnetismo con smisurata attenzione e senso critico, innovazione pura e base empirica per rivoluzionare il pianeta.
In particolare, lo studioso bolognese, appena ventenne, dalla tenuta paterna di Villa Griffone, a Pontecchio Bolognese, nella primavera del 1895 con un’apparecchiatura ancora rudimentale seppur in grado di sfruttare le onde elettromagnetiche riesce a trasmettere alcuni segnali telegrafici. L’esperimento avviene attraverso l’aria e senza alcun filo a una distanza di quasi due chilometri e mezzo, fuori della portata ottica e, per di più, al di là del rilievo, oltre l’ampia collina dei Celestini. Il colpo di fucile che echeggia nella valle come conferma di ricezione, segna, per così dire, il primo vagito della radio.
Il giovane inventore è però costretto al trasferimento, in Inghilterra, dove prosegue il lavoro e raccoglie i riconoscimenti che le autorità italiane non gli accordano. Il 5 marzo 1896 presenta richiesta provvisoria all’Ufficio Brevetti di Londra, anticipando di qualche settimana il collega russo Popov, ma soltanto il 2 luglio 1897 gli viene ufficializzato il brevetto per la “trasmissione telegrafica senza fili”, ossia il primo prototipo della radio.
La radio: mezzo di comunicazione versatile e multiforme
La radio ha cambiato in maniera capillare la comunicazione degli esseri umani poiché ha abbattuto ogni confine e le persone hanno potuto riceve e inviare, per la prima volta in assoluto, messaggi anche intercontinentali. Un traguardo che determina una trasformazione societaria molto importante, una scoperta rivoluzionaria battezzata dai più come l’invenzione del secolo.
Inizialmente si diffonde nel mondo secondo due modelli: un modello completamente libero affidato all’iniziativa privata e che si finanzia con la pubblicità, e un modello monopolistico affidato allo Stato e gestito come servizio pubblico. Il primo si diffonde negli Stati Uniti, si ricorda l’iniziativa autonoma di WWJ e KDKA, preso d’esempio in America settentrionale; il secondo si diffonde nel Regno Unito con la BBC e preso d’esempio in Europa, Italia compresa.
L’apparecchio di marconiana paternità da subito ha ampia applicazione in campo navale, si veda la sciagura del Titanic nel 1912 (sappiamo come la vicenda si sia tragicamente conclusa ma il tempestivo intervento, previa comunicazione senza fili, ha salvato oltre settecento passeggeri dal gelo delle acque oceaniche), e in ambito militare, in particolare durante i due conflitti mondiali i soldati fanno largo uso dello strumento radiofonico per comunicare internamente, oltre che fondamentale per informare i cittadini sulla situazione nel loro Paese e sugli sviluppi al fronte.
Già a partire dagli anni Venti si concretizza l’idea di diffondere contenuti sonori in larga scala attraverso questo strumento: viene a definirsi una radio intensa come mezzo di comunicazione di massa, attraverso la diffusione cosiddetta broadcasting, una comunicazione unidirezionale, da uno a molti.
Con il tempo la nuova radiotrasmittente viene quindi acquisita dalla società, assunta ad uso domestico. La radio entra nelle case: diverte e intrattiene i nuclei familiari con musica, telecronache delle partite e spettacoli comici, ma assume anche una funzione sociale con il fine di acculturare e alfabetizzare le masse.
Questa tecnologia rappresenta un grande strumento nelle mani della politica che riesce a veicolare contenuti politici, nonché la diffusione di elementi militari e propagandistici. Il regime fascista di Benito Mussolini, ad esempio, fa considerevole ricorso per divulgare proclami e discorsi al popolo, o la Chiesa che, cogliendone le prestigiose potenzialità, semina il suo credo tra la comunità cristiana attraverso la fondazione di Radio Vaticana, il 12 febbraio 1931.
Indubbio che in un secolo di storia la radio abbia adempiuto a più compiti, difatti un mezzo versatile e multiforme, che ha saputo – e sa ancora tutt’oggi – migliorare la qualità della vita di uomini e donne.
In occasione della ricorrenza del centenario della radio italiana, RAI Teche promuove l’iniziativa Cento di questa Radio, una inestimabile raccolta di contenuti audio-visivi, nonché una accurata selezione del materiale più iconico prodotto dal 1924 con il contributo speciale di nomi che hanno certo scritto pagine della storia radiofonica come Gianni Boncompagni e Renzo Arbore. 




















