Il concertone che va in scena a Roma il primo maggio di ogni anno, in occasione della festa dei lavoratori, è un evento ormai consueto e conosciuto da tutti.
Pochi sanno, invece, che ad Andria, nel 1913, in quella data, si verificò un fatto straordinario: una grandiosa manifestazione, con corteo e tanto di “video” ufficiale annesso.
E’ quello che, per intenderci, compare oggi in molti libri di storia e nei documenti ufficiali, quando si racconta del significato di quella festa.
Ricostruiamo l’episodio.
All’inizio del ‘900, nella cittadina pugliese vi era una predominanza assoluta della classe operaia, con pochissimi latifondisti e molti “padroni” che gestivano la maggior parte del lavoro dei cittadini, spesso sfruttandone ogni momento della giornata con paghe da miseria.
E’ la cosiddetta “questione sociale”, una delle piaghe della società industriale e borghese del primo novecento.
Così, il primo maggio 1913, viene indetta, ad Andria, dalle classi operaie, la “Festa del Lavoro” e il produttore cinematografico Cataldo Balducci, decano della cinematografia sin dal 1909, con la gestione di diversi cinematografi in provincia di Bari, decide di realizzare un documentario che riprenda l’evento.
Immaginiamoci la scena: migliaia di persone in corteo per le vie della città, per manifestare in favore del lavoro e dell’occupazione. Era un fatto nuovo, un momento di grande partecipazione, passione e impegno politico, che non poteva passare inosservato e meritava di essere immortalato.
Il corteo si snodò nelle vie centrali della città, sino a giungere in periferia.
Il documentario, muto, in bianco e nero, è suddiviso in sette quadri che mostrano le varie scene della manifestazione e delineano il percorso seguito dagli operai: via Cavour; via Ettore Fieramosca; piazza Vittorio Emanuele; via Garibaldi; Piazza e palazzo Municipale; Porta Sant’Andrea e monumento a Federico II; panorama di Andria visto dal campanile di Via Carmine.
Oltre alla massa dei lavoratori, nel “film” si vedono strade affollate di uomini e donne che assistono incuriositi, l’arrivo della banda, lo sventolio delle bandiere, perfino il passaggio di una diligenza.
Il regista insiste sulla folla, catturando, in brevi fotogrammi, simboli, usi e costumi della società del tempo: i cappelli di differenti colori, a seconda dell’estrazione sociale; il gesto di toglierselo dalla testa per saluto e rispetto; i guanti da passeggio; la sosta per le chiacchiere a “Piazza Catuma”, ordinatamente stracolma di andriesi.
E’ uno straordinario documento della società del tempo, di un preciso momento storico.
Il documentario di Balducci è molto importante anche perché è stato forse il primo, in Italia, a ritrarre l’evento. Del resto, la pellicola è la seconda girata in Puglia, dopo il documentario turistico Manfredonia, Southern Italy (del 1912).
Da quella manifestazione, ad oggi, la città di Andria può con orgoglio dire di esser divenuta un fiorente bacino di aziende e ricchezza. Tuttavia, certi atavici problemi continuano ad esistere e appare evidente che ogni soluzione non può prescindere dall’unione e la forza di tutti, proprio come ci ricorda quel corteo del 1913.











