Un’intera città plaude la vittoria ad XFactor del suo giovane artista [QUI L’ARTICOLO]. Un sano campanilismo si è riversato in Piazza Umberto per incitare Sada a pochi giorni dal trionfo: addetti ai lavori, ragazzini e ragazzine, curiosi, sindaci dalla condivisione su Facebook facile e assessori dalla puzza sotto al naso selettiva. Mentre Giò Sada si gode sui social il suo momento dalle vacche grasse, visto che è più condiviso di una citazione di Oscar Wilde o Jim Morrison, chissà se gli irriducibili della musica dal vivo nei localetti dimenticati da Dio, rifacendosi al “ma tu c’eri a Bari-Cittadella?” di calcistica memoria, interrogano l’orda dei fan dell’ultima ora del buon Giò con un serafico “ma tu c’eri quando suonavano i Bari Smooth Squad?”
Perché Giò, prima di #baell e dei palcoscenici che contano, sbarcava il lunario sulle quattro assi arrangiate della scena musicale locale. Cercava di monetizzare (che brutta parola) simpatia e talento contrattando con i gestori dei (pochi) luoghi dove si fa musica dal vivo a Bari con la promessa, chissà, di portare abbastanza pubblico da garantirsi almeno pizza e birra a fine serata.
Un po’ di sano campanilismo davvero non guasta, se preso a piccole dosi. Non voglio credere però alla narcosi collettiva: davvero nessuno è stato sfiorato dall’idea che una città intera stia festeggiando per un ragazzo senz’altro simpatico e capace ma che, in soldoni, ha vinto semplicemente – udite udite – un talent show? Davvero nessun sedicente opinion leader da mille e un like ha pensato al post scomodo in cui sottolineare che, ok, abbiamo un barese con l’XFactor ma un pubblico nostrano che ripone verso i nostri musicisti la stessa volubile attenzione della casalinga di Voghera?
E nessun illuminato produttore sentenzia quanto avvilente sia abbandonarsi ad un talent show per promuovere un proprio musicista?
Aspettiamo che la flebile luce blu di Nostra Signora dell’Ipocrisia – Guccini docet – faccia risplendere quei talenti che suonano – e magari bestemmiamo – sotto casa. Un prodotto culturale vecchio come la storia dell’umanità – la musica – necessita di un intermediario generalista per diffondersi, nonostante i protagonisti si esibiscano a pochi passi da noi. Perché a ben guardare, a creare in sala prove ed allietare le nostre serate ci sono uno, nessuno, centomila Giò Sada.











