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Una sola fiamma, una sola luce di speranza e comunione che brilli tra le tenebre. Papa Francesco, pellegrino tra i pellegrini, abbandona la vita terrena ma il suo messaggio di speranza risuonerà nell’eternità. Un messaggio di pace e benedizione quello che ha accompagnato il suo pontificato. “Fratelli e sorelle buonasera: era il 13 marzo del 2013 e la sua avventura iniziava così. Acclamato sin da subito dalle tante persone che riempivano una piazza San Pietro gremita di gente. Un cammino, come lui stesso affermò, di “vescovo e popolo”. Un cammino di “fratellanza, amore, fiducia tra noi”. Un percorso di dodici anni fatto di amore e conforto.
Oggi, Lunedì in Albis è un giorno triste, per tutto il mondo e per tutti i credenti. Le campane che hanno annunciato numerose volte l’arrivo del Papa nelle sue visite pastorali in territorio pugliese, oggi non suoneranno. Riecheggia ovunque da Bari a Foggia, da Lecce a Brindisi e sino a Taranto quel sentimento di smarrimento, di confusione, di silenzio, di riflessione.
Il papa ha infatti visitato nel suo lungo pontificato tante terre e portato il suo messaggio di fratellanza nei posti più remoti della terra, in un impegno quotidiano reso sempre più complesso dalle guerre intermittenti e dalle logiche di potere che dietro esse risiedono.
Un dialogo continuo quelle di Bergoglio con i fedeli, fatto affrontando le diversità e le contrapposizioni, respingendo muri e prove di forza coltivando unità e speranza fatte di parole e ascolto. Numerosi i temi toccati in questi anni, alcuni tuttora attuali, come la situazione in Medio Oriente, il Mediterraneo come crocevia di popoli, culture e religioni, il ruolo centrale dell’uomo e i rischi legati all’intelligenza artificiale. Ripercorriamo insieme le visite in terra pugliese che hanno costellato il suo lungo ed indimenticabile pontificato.
PAPA FRANCESCO IN PUGLIA: 17 MARZO 2018 VISITA PASTORALE A SAN GIOVANNI ROTONDO “PREGHIERA È GESTO DI AMORE”
L’occasione della visita di Bergoglio fu la ricorrenza del centenario della comparsa delle stimmate e il cinquantesimo anniversario della morte di Padre Pio. Nella sua omelia tre parole su tutte: preghiera, piccolezza, sapienza. Preghiamo abbastanza o solo quando ne abbiamo bisogno? Questo l’interrogativo che poneva il Papa ai fedeli presenti. E ancora, ricordava Bergoglio, come Gesù nel Vangelo lodasse i misteri che il Padre aveva rivelato ai piccoli. Sì perché i piccoli sono quelli che hanno il cuore umile e aperto, povero e bisognoso, che avvertono la necessità di pregare, di affidarsi e di lasciarsi accompagnare. Chi preferisce i piccoli, continuava Bergoglio nella sua omelia, proclama una profezia di vita contro i profeti di morte di ogni tempo, anche di oggi, che scartano la gente, scartano i bambini, gli anziani, perché non servono. Non bisogna seguire la cultura dello scarto, per questo oggi i piccoli non sono voluti ai giorni nostri. E per questo Gesù è lasciato da parte. Infine la terza parola citata, la sapienza. Non è sapiente chi si mostra forte e non è forte chi risponde al male col male, ricordava Bergoglio. L’unica arma sapiente e invincibile è la carità animata dalla fede, perché ha il potere di disarmare le forze del male. Poi il Papa ricordò come fu affrontato da San Pio il male in tutti questi anni: con l’umiltà, con l’obbedienza, con la croce, offrendo il dolore per amore.
PAPA FRANCESCO IN PUGLIA: 20 APRILE 2018 VISITA PASTORALE AD ALESSANO E A MOLFETTA “PUGLIA FINESTRA DI SPERANZA”
Una visita, quella ad Alessano e poi Molfetta per ricordare un Servo di Dio venuto dal Sud e amato dal Sud a venticinque anni dalla sua morte. Un uomo della terra e del popolo. Un uomo che amava accorciare le distanze così lo ricordava Bergoglio nel suo discorso: “Ho appena pregato sulla sua tomba, che non si innalza monumentale verso l’alto, ma è tutta piantata nella terra: Don Tonino, seminato nella sua terra, – lui, come un seme seminato –, sembra volerci dire quanto ha amato questo territorio. Capire i poveri era per lui vera ricchezza. Aveva ragione, perché i poveri sono realmente ricchezza della Chiesa. Ricordacelo ancora, don Tonino, di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda. Non perdeva occasione per affermare che al primo posto sta il lavoratore con la sua dignità, non il profitto con la sua avidità”. Cari fratelli e sorelle, continuava ancora Papa Francesco, questa vocazione di pace appartiene alla vostra terra, a questa meravigliosa terra di frontiera – finis-terrae – che Don Tonino chiamava “terra-finestra”, perché dal Sud dell’Italia si spalanca ai tanti Sud del mondo, dove “i più poveri sono sempre più numerosi mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno”. Siete una “finestra aperta, da cui osservare tutte le povertà che incombono sulla storia», ma siete soprattutto una finestra di speranza perché il Mediterraneo, storico bacino di civiltà, non sia mai un arco di guerra teso, ma un’arca di pace accogliente”.
Poi Bergoglio, nell’omelia tenutasi a Molfetta, rievocò le parole di don Tonino Bello: “Non bastano le opere di carità, se manca la carità delle opere. Se manca l’amore da cui partono le opere, se manca la sorgente, se manca il punto di partenza che è l’Eucaristia, ogni impegno pastorale risulta solo una girandola di cose”. La Pace e l’amore rievocate dunque come momento di convivialità con gli altri perché, continuava Bergoglio, i conflitti e tutte le guerre “trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti”. Pane e parola: pane di pace e di vita e parola che salva.
PAPA FRANCESCO IN PUGLIA 7 LUGLIO 2018 INCONTRO A BARI CON I CAPI DELLE CHIESE E DELLE COMUNITÀ CRISTIANE DEL MEDIO ORIENTE “PUGLIA COME TERRA DIPACE CHE GUARDA AD ORIENTE”
Papa Francesco nuovamente in Puglia qualche mese dopo. Motivo della visita di Bergoglio, come recitava il comunicato della Santa Sede, una giornata di riflessione e preghiera sulla situazione drammatica del Medio Oriente che affliggeva tanti fratelli e sorelle nella fede. Sono passati tanti anni, ma poche cose sono davvero cambiate. Nel suo discorso il Papa si rivolgeva proprio ai fedeli, e a diversi popoli che il territorio pugliese accoglie instancabilmente: “Qui contempliamo l’orizzonte e il mare e ci sentiamo spinti a vivere questa giornata con la mente e il cuore rivolti al Medio Oriente, crocevia di civiltà e culla delle grandi religioni monoteistiche”. La Puglia dunque come terra di Pace che guarda ad Oriente, un incontro con le diverse comunità cristiane e i tanti patriarchi per riaffermare un unico messaggio di amore. A Bari e in Puglia si sa, nessuno è straniero.
E ancora, rivolgendosi alla situazione in Medio Oriente ”ma su questa splendida regione si è addensata, specialmente negli ultimi anni, una fitta coltre di tenebre: guerra, violenza e distruzione, occupazioni e forme di fondamentalismo, migrazioni forzate e abbandono, il tutto nel silenzio di tanti e con la complicità di molti. Il Medio Oriente è divenuto terra di gente che lascia la propria terra. E c’è il rischio che la presenza di nostri fratelli e sorelle nella fede sia cancellata, deturpando il volto stesso della regione, perché un Medio Oriente senza cristiani non sarebbe Medio Oriente.” Poi un monito da parte del Papa a reagire, a non rimanere inerti: “l’indifferenza uccide, e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, oggi soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze”.
In quell’occasione vennero anche letti alcuni passi di una delle lettere di San Paolo Apostolo ai Romani: La carità non abbia finzioni. Fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene, amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno…La pace dunque fatta di pluralità di lingue, che si riunisca in un unico fuoco ardente, che diventi unica verità e fonte di vita.
PAPA FRANCESCO IN PUGLIA: 23 FEBBRAIO 2020 INCONTRO A BARI RIFLESSIONE E SPIRITUALITÀ “MEDITERRANEO FRONTIERA DI PACE”
“Trovo significativa la scelta di tenere questo incontro nella città di Bari, così importante per i legami che intrattiene con il Medio Oriente come con il continente africano, segno eloquente di quanto radicate siano le relazioni tra popoli e tradizioni diverse. La diocesi di Bari, poi, da sempre tiene vivo il dialogo ecumenico e interreligioso, adoperandosi instancabilmente a stabilire legami di reciproca stima e di fratellanza. Non è un caso se proprio qui, un anno e mezzo fa – come ho detto – ho scelto di incontrare i responsabili delle comunità cristiane del Medio Oriente, per un importante momento di confronto e comunione, che aiutasse Chiese sorelle a camminare insieme e sentirsi più vicine”. In quell’occasione Bergoglio ricordò il ruolo centrale del Mediterraneo: il Mare nostrum è il luogo fisico e spirituale nel quale ha preso forma la nostra civiltà, come risultato dell’incontro di popoli diversi. Proprio in virtù della sua conformazione, questo mare obbliga i popoli e le culture che vi si affacciano a una costante prossimità, invitandoli a fare memoria di ciò che li accomuna e a rammentare che solo vivendo nella concordia possono godere delle opportunità che questa regione offre dal punto di vista delle risorse, della bellezza del territorio, delle varie tradizioni umane. Il Mediterraneo rimane una zona strategica, il cui equilibrio riflette i suoi effetti anche sulle altre parti del mondo. Quella stessa area, che accoglie culture e credenze eterogenee e multiformi ricordava Bergoglio nel suo messaggio, è spesso insidiata da tanti focolai di instabilità e di guerra, sia nel Medio Oriente, sia in vari Stati del nord Africa, come pure tra diverse etnie o gruppi religiosi e confessionali; né possiamo dimenticare il conflitto ancora irrisolto tra israeliani e palestinesi, con il pericolo di soluzioni non eque e, quindi, foriere di nuove crisi. La guerra, che orienta le risorse all’acquisto di armi e allo sforzo militare, distogliendole dalle funzioni vitali di una società, quali il sostegno alle famiglie, alla sanità e all’istruzione, è contraria alla ragione, secondo l’insegnamento di San Giovanni XXIII. In altre parole, essa è una follia, perché è folle distruggere case, ponti, fabbriche, ospedali, uccidere persone e annientare risorse anziché costruire relazioni umane ed economiche. È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti. Mai. Queste parole pronunciate dal Papa, più di quindici anni fa risuonano oggi più attuali che mai. In quell’occasione il Papa ricordò anche come le guerre fossero in fondo il fallimento di ogni progetto umano e divino: “e a questo io vorrei aggiungere il grave peccato di ipocrisia, quando nei convegni internazionali, nelle riunioni, tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai Paesi che sono in guerra. Questo si chiama la grande ipocrisia”. È ipocrisia anche raggiungere grandi risultati economici e tecnologici se poi si diventa meno solidali verso chi ha bisogno. È ipocrisia non comprendere le difficoltà che le guerre e i conseguenti flussi migratori hanno creato e creeranno sempre più nel Mediterraneo. Non è con la paura, l’odio e la violenza che si risolvono i conflitti. Ma con l’accoglienza, il dialogo e la dignità verso il bene comune.
PAPA FRANCESCO IN PUGLIA 14 GIUGNO 2024, PARTECIPAZIONE AL G7 TENUTOSI A FASANO, UNA RIFLESSIONE SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE “L’ESSERE UMANO È CAPACE DI DECIDERE”
Un tema molto attuale fu quello affrontato da Papa Francesco nel G7 tenutosi in Puglia, l’incontro tenutosi tra i grandi della terra, in un noto resort nella frazione di Fasano. “Non possiamo, del resto, dubitare che l’avvento dell’intelligenza artificiale rappresenti una vera e propria rivoluzione cognitivo-industriale, che contribuirà alla creazione di un nuovo sistema sociale caratterizzato da complesse trasformazioni epocali”. Ad esempio, continuava Bergoglio, l’intelligenza artificiale potrebbe permettere una democratizzazione dell’accesso al sapere, il progresso esponenziale della ricerca scientifica, la possibilità di delegare alle macchine i lavori usuranti; ma, al tempo stesso, essa potrebbe portare con sé una più grande ingiustizia fra nazioni avanzate e nazioni in via di sviluppo, fra ceti sociali dominanti e ceti sociali oppressi, mettendo così in pericolo la possibilità di una “cultura dell’incontro” a vantaggio di una “cultura dello scarto”. E ancora riferendosi alla crucialità di questo tema e di come si fosse estremizzato il suo uso perdendone l’accezione di strumento a nostra disposizione e tramutandolo in strumento sui generis capace di condurci verso scelte perverse “l’umanità ha pervertito i fini del suo essere trasformandosi in nemica di sé stessa e del pianeta”.
Cosa ci rende allora diversi da una macchina? Il libero arbitrio: “conviene sempre ricordare che la macchina può, in alcune forme e con questi nuovi mezzi, produrre delle scelte algoritmiche. Ciò che la macchina fa è una scelta tecnica tra più possibilità e si basa o su criteri ben definiti o su inferenze statistiche. L’essere umano, invece, non solo sceglie, ma in cuor suo è capace di decidere. La decisione è un elemento che potremmo definire maggiormente strategico di una scelta e richiede una valutazione pratica. A volte, spesso nel difficile compito del governare, siamo chiamati a decidere con conseguenze anche su molte persone. Non può una macchina però decidere il nostro destino, non può una macchina diventare il nostro consigliere decisionale e la nostra stabile compagnia. Non può un algoritmo decidere senza oggettività, neutralità, umanità. Un monito netto quello di Bergoglio dinnanzi ai grandi della terra.
Poi sottolinea il Papa il limite dell’IA: non ci sono concetti o analisi nuove, viene semplicemente ripetuta una serie di dati, informazioni trovate superficialmente tra i big data. Più che di intelligenza artificiale “generativa”, essa è quindi “rafforzativa”, nel senso che riordina i contenuti esistenti, contribuendo a consolidarli, spesso senza controllare se contengano errori o preconcetti. Non solo vi è dunque secondo il papa un rischio di legittimare le fake news ma anche di rafforzare quella cultura dominante insita negli algoritmi e nelle loro complessità. Non è un caso che, nonostante la tecnologia faccia passi da gigante, si riesca sempre meno a trovare intese sui grandi temi del vivere sociale. “Si registra come uno smarrimento o quantomeno un’eclissi del senso dell’umano e un’apparente insignificanza del concetto di dignità umana” affermava il Papa.
E poi un suggerimento ai grandi della terra: La politica torni centrale e allontani il paradigma tecnocratico. “Non possiamo, quindi, nascondere il rischio concreto, poiché insito nel suo meccanismo fondamentale, che l’intelligenza artificiale limiti la visione del mondo a realtà esprimibili in numeri e racchiuse in categorie preconfezionate, estromettendo l’apporto di altre forme di verità e imponendo modelli antropologici, socio-economici e culturali uniformi”. Come ho già detto altrove, continuava Bergoglio, “la società mondiale ha gravi carenze strutturali che non si risolvono con rattoppi o soluzioni veloci meramente occasionali. Dobbiamo andare alle radici. Ci sono cose che devono essere cambiate con reimpostazioni di fondo e trasformazioni importanti. Solo una sana politica potrebbe averne la guida, coinvolgendo i più diversi settori e i più vari saperi”.
Durante il suo pontificato, Bergoglio ha portato alla luce limiti e pericoli che quotidianamente ci troviamo ad affrontare. Lo ha fatto proponendo soluzioni concrete, quella del dialogo e del bene comune, del confronto con l’altro. Ci ha ricordato quanto sia importante la parola e la centralità del genere umano e la sua capacità decisionale. Non si può ignorare il suo grande sforzo sui temi sociali che hanno attraversato gli ultimi dieci anni, temi che restano tutt’oggi irrisolti. Papa Francesco ci lascia un testimone importante, quello del suo messaggio di amore e di speranza fraterna. Non individualità, ma convivialità. Non conflittualità ma opere di carità. Non conflitti ingiusti e instabilità senza fine ma pietà umana e religiosità. Non armi e conflitti ma costruzione di pace e giustizia.











