“Illegali, illegittime e sproporzionate”. Queste le prime dichiarazioni nel post Liberation Day in riferimento alle misure adottate dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump contro numerosi paesi tra i quali anche l’UE.
A parlare è il tedesco Bernd Lange, Presidente della Commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo. Poi precisa “Non vogliamo che ci sia escalation, ma abbiamo mezzi per difenderci”.

Non si tratta della prima volta che Stati Uniti e UE si scontrano su questioni commerciali. Certamente la globalizzazione ha fatto si che queste pratiche, poco frequenti, diventassero sempre più oggetto di dibattiti politici e presenti nell’agenda e nell’ordine del giorno di numerosi governi. Il commercio globale infatti può contribuire a incrementare la ricchezza e generare occupazione. Tuttavia, talvolta i paesi ricorrono alle restrizioni commerciali come ricatto, per esercitare pressione e imporre barriere commerciali tese a fornire un vantaggio sleale alle imprese di quei paesi e scatenando tensioni commerciali con l’UE.
L’Unione europea cerca dunque di gestire e sfruttare al meglio la globalizzazione e la sua economia grazie al libero scambio. In alcuni casi tuttavia questo libero scambio viene compromesso da paesi che decidono di imporre delle tariffe ingiuste sui prodotti o di vendere le proprie merci a prezzi eccessivamente bassi. C’è anche il rischio che i conflitti sul commercio si trasformino in una guerra commerciale, cioè una situazione in cui due parti continuano a aumentare i dazi o a creare barriere facendo così alzare i prezzi e creando problemi alle aziende. Questa la situazione attuale tra Europa e Stati Uniti.
Eppure, la bilancia commerciale dei prodotti esportati depone a favore dell’UE mentre la bilancia dei servizi depone a favore degli Stati Uniti, come denotato dalla grafica eurostat relativa al periodo 2010-2023.

Insomma, la verità come sempre, sta nel mezzo.
“Non giorno della liberazione ma il giorno dell’inflazione” afferma Lange. “È chiaro che questo comporterà un innalzamento dei prezzi sia negli Stati Uniti che in Unione Europea”. Al momento, continua Lange, nessun dialogo costruttivo su temi quali deficit, beni dovuto alla struttura dell’attuale governo americano. E i temi del commercio e della migrazione sono nelle mani di Peter Navarro, Capo stratega della Casa Bianca e consigliere senior del Presidente degli Stati Uniti.
Come reagire allora? Diversi strumenti sono a disposizione dell’UE: numerose norme di applicazione in difesa dei consumatori europei, misure anti dumping (per evitare sovrapproduzione o vendita prezzi inferiori a quelli di mercato) e anche azioni più forti come l’anti-coercizione (definito lo strumento più forte nelle mani UE). Lo strumento anti-coercizione infatti permetterebbe all’UE di affrontare i Paesi che ostacolano gli scambi commerciali nel tentativo di influenzare le decisioni dell’UE. Si tratterebbe di misure che vanno dalle limitazioni commerciali alle restrizioni per investimenti e finanziamenti.
A cominciare dal 14 aprile 2025 quindi si bloccheranno i commerci illegali di ferro, alluminio, e molti prodotti come i dispositivi per il fitness. Secondo step, dopo aver analizzato gli effetti del primo passo, saranno le negoziazioni. Obiettivo rimarrà quello di limitare un’escalation. Qui in Europa, continua Lange, seguendo legislazione e il voto democratico, non è solo una persona che decide per tutti. Seguiremo attentamente anche gli effetti indiretti di questa politica. Il nostro compito, conclude Lange, è quello di continuare a sostenere anche i paesi del Sud del Mondo, che certamente avranno una serie di conseguenze negative come l’Indonesia. Come Unione Europea, aggiunge, continueranno le relazioni e rapporti stabili con questi paesi. A chi gli chiede se ci saranno contromisure sulle digital company Lange risponde affermando che bisogna stare attenti nell’utilizzare certe “armi”. Possiamo applicare anche noi, continua Lange, misure non solo sui prodotti ma anche sui servizi. E abbiamo un deficit come Unione Europea di circa 100 miliardi di euro sui servizi e i giganti tech (Google, Meta, X, Paypal etc) degli Stati Uniti usufruiscono di molti benefit qui nell’Unione Europea ma per ora non intendiamo applicare contromisure nei servizi. Attendiamo di poter aprire il tavolo delle negoziazioni.
Il problema, riportato nelle 30 pagine a firma USA, riguarda soprattutto i prodotti (e non i servizi) che “a causa” del forte protezionismo nei confronti dei consumatori incontrano difficoltà nell’essere importante nei paesi europei, cosa che a detta dell’attuale governo americano, non avviene, o meglio non avveniva fino a ieri, nei confronti dei prodotti europei spediti verso l’America. Sicuramente non bisogna fare il gioco degli Stati Uniti promuovendo incontri bilaterali one to one ma bisogna rimanere uniti come Europa e far valere i ruoli diplomatici dell’UE e del WTO, il World Trade Organization, l’organizzazione mondiale del commercio.
L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC o WTO) è infatti l’organizzazione internazionale che disciplina il commercio a livello globale. L’OMC definisce il quadro di riferimento per la negoziazione degli accordi commerciali ed è dotata di regole proprie per la risoluzione delle controversie. I paesi europei vengono generalmente rappresentati all’OMC dalla Commissione europea.
Quando si tratta di gestire le pratiche di concorrenza sleale, i membri dell’OMC hanno concordato di seguire le procedure stabilite dall’organizzazione in modo da semplificare la risoluzione delle controversie. Tra queste regole vi è anche una procedura che indica come comportarsi in caso altri paesi introducano nel proprio mercato dei prodotti oggetto di dumping a prezzi tenuti artificialmente bassi.
Lange sarà occupato nelle prossime settimane anche con incontri diretti con i referenti americani al fine di trovare accordi ed evitare l’utilizzo di altre contro misure. Obiettivo principale sarà comprende quali sono i veri obiettivi del Governo Trump nei confronti dell’Europa.











