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Concorso docenti Pnrr: domanda sbagliata. Si può rifare la prova d’esame con un solo quesito

Un piccolo errore del ministero dell’Istruzione e del Merito che però costerà caro ai tanti giovani che hanno partecipato alla prova scritta del concorso docenti Pnrr dello scorso 27 febbraio.

Una domanda posta ai partecipanti che è stata annullata perché tutte e quattro le possibili risposte erano sbagliate (nella risposta giusta era sbagliato il nome dell’Autore del Concetto di Diffusione di Identità). Da qui gli inevitabili ricorsi alla Commissione Nazionale che ha ammesso l’incongruenza ed annullato il quesito. Ma invece di eliminare una domanda della prova e ripartire il punteggio sulle altre domande, come pure è stato fatto in casi analoghi in passato, il Ministero ha deciso di indire una nuova prova, facoltativa, fissata per il prossimo 5 maggio.

La prova suppletiva di 5 minuti

Il Ministero ha chiarito in una nota ufficiale che, per garantire equità e trasparenza, il quesito è stato rimosso dalla valutazione, senza l’assegnazione di punteggio, il che equivale ad una risposta sbagliata da parte dei candidati. E tuttavia, per chi ha sostenuto la prova nel turno interessato, è stata data la possibilità, il prossimo 5 maggio, di un nuovo quesito in una sessione di concorso apposita che avrà la durata di “soli” 5 minuti, ovvero il tempo medio concesso per ogni singola domanda durante il concorso.

Ai candidati è stata data la possibilità di scegliere se partecipare oppure mantenere il punteggio della prova già svolta, escluso il quesito errato che varrà – se si sceglie questa seconda strada – zero punti.

La Gilda: “La toppa è peggiore del buco”

Secondo il coordinatore nazionale del sindacato Gilda degli Insegnanti, Vito Carlo Castellana, si tratta di una “toppa peggiore del buco, che sottopone gli aspiranti docenti a inevitabili ricadute psicologiche e logistiche, costringendo alcuni, oltretutto, a spostarsi anche per centinaia di chilometri, al fine di partecipare ad una prova suppletiva basata su una sola domanda, causando anche gravi danni economici”. E aggiunge: “I docenti meritano di essere trattati con rispetto e attenzione, altrimenti è inutile parlare di Scuola di qualità”.

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Redazione
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