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Immaginare l’invisibile, a Bari la presentazione del radiodramma Senzocchi e della Macchina dei Sogni

Immaginare l’invisibile è un evento sostenuto dalla Fondazione Svizzera per la Radio e la Cultura, da Swissperform, dalla RSI (Radio Televisione Svizzera), da Radio Rete Due e patrocinato dal Comune di Bari, dall’Assessorato alla Conoscenza e alla Pubblica Istruzione e dall’Ambasciata di Svizzera in Italia.

Programma evento

Al pubblico presente in sala, tra cui anche alcune classi del Liceo De Nittis – Pascali di Bari,
viene proposto l’ascolto di un estratto del radiodramma Senzocchi e alcuni Podcast della Macchina dei Sogni (durata 4 min. ogni podcast).

I temi dell’evento

LA MACCHINA DEI SOGNI (studio mobile di registrazione 3m x 3m)

In un mondo dove tutto è immagine, tutto è visibile, quale spazio c’è per l’immaginazione, per i sentimenti, per l’invisibile? Ogni 10 minuti, un gruppo da 2 a 10 partecipanti entra nella Macchina dei Sogni. Degli elementi in uno scrigno (orologi, specchi, suoni, colori, carte, fragranze) suggeriscono ai partecipanti una storia da inventare. Creata la storia (il sogno) i partecipanti la interpretano (vivono) da personaggi ai microfoni. La storia dialogata viene registrata e insonorizzata con gli ambienti sonori da loro immaginati (ricreati al computer). I Podcast sono inviati via internet al termine dell’esperienza ai partecipanti (per le scuole sono inviati ai docenti).

DALLA PERCEZIONE ALL’IMMAGINAZIONE

I sensi percepiscono gli stimoli dall’ambiente circostante. Ogni stimolo percepito viene memorizzato. Ad ogni percezione del mondo esterno (ambiente) o interno (il nostro corpo) reagiamo con delle emozioni che a loro volta generano dei sentimenti. L’immaginazione può riattivare le percezioni memorizzate anche senza la presenza degli stimoli stessi. A livello acustico possiamo immaginare il suono di un fulmine, il fischio di un treno, una voce, una melodia. A livello visivo un tramonto o una nave. La nostra memoria conserva infinite percezioni, acquisite attraverso l’esperienza oppure già presenti in noi geneticamente nel corso dei processi evolutivi (in attesa solo di essere riattivate, come la paura dei serpenti). L’immaginazione è il fuoco dell’arte e di tutte le invenzioni tecniche e scientifiche che ci hanno permesso di sopravvivere. (Due facchini trasportando un mobile ingombrante per le scale usano molta immaginazione). L’immaginazione è in grado di trovare soluzioni, di far luce, dove la ragione e la logica non vedono più. Per immaginare ci estraniamo dalla realtà, per farlo spesso chiudiamo gli occhi.
I sogni sono desideri. I partecipanti entrando nella Macchina dei Sogni trovano le emozioni per realizzare i propri sogni. All’immaginazione sono strettamente collegati i sentimenti. Senza immaginazione c’è indifferenza.

DALLA MACCHINA DEI SOGNI A SENZOCCHI

Sono quasi tre anni che vendo sogni nei mercati, nelle sagre di paese, nelle processioni, nei festival ma anche nelle scuole elementari e nei licei. Vendo sogni in tutte le lingue, ai turisti, agli anziani, ai bambini. Ho creato una specie di confessionale ambulante o meglio una Macchina dei Sogni, dove chi entra, chiude gli occhi, immagina una storia e poi la racconta. Ma la deve immaginare bene la storia e mentre la racconta si deve pure emozionare, perché è solo cosi che i sogni si realizzano, credendoci. Se chi racconta la storia lo fa nel modo giusto, seguendo i miei consigli, allora registro la sua voce, ci metto qualche effetto sonoro e trasformo il sogno in un Podcast. Ho ascoltato migliaia di sogni e i più belli sono quelli raccontati ad occhi chiusi. La vista frena l’immaginazione. E se gli occhi non li avessimo mai avuti? Come si sarebbe evoluta la nostra immaginazione? Ho iniziato dunque a scrivere un racconto sull’esistenza di un popolo Senzocchi che viveva sotto alle Alpi svizzere (sono svizzero) in una gigantesca caverna buia. E se l’occhio fosse un parassita arrivato dallo spazio impiantatosi nel sistema nervoso di tante creature? Quando chiudiamo gli occhi e immaginiamo, entriamo nell’invisibile, la dimensione magica del sogno, senza tempo nè spazio, la stessa dimensione che avvolge le nostre vite come l’universo fa con le stelle.

SENZOCCHI

Radiodramma registrato a fine 2024 nello Studio 4 della RSI (Radio Televisione Svizzera). Musiche di Gabriele Giannetti e Valeria Sturba. Originale radiofonico di Nicolas Joos. Liberamente tratto dal Paese dei ciechi di H. G. Wells (1904). Con Margherita Coldesina, Matteo Carassini, Dario Sansalone, Luca Maciacchini, Mirko D’Urso, Nicolas Joos, Diego Pitruzzella, Roberto Regazzoni. Presa del suono editing e sonorizzazione Yuri Ruspini. Produzione Francesca Giorzi.

Svizzera 1930. Fascismo e Nazismo costringono il piccolo paese neutrale a dei compromessi. L’Europa dopo la crisi economica americana del 1929, è in ginocchio e corre al riarmo. La Russia estranea all’economia occidentale causa carestie in Ucraina. Sotto alle montagne Svizzere, nel Mondo di Sotto, in una gigantesca caverna buia piena d’oro e vacche giganti, vive il popolo immaginario dei Senzocchi, un popolo privo di occhi che non conosce il potere (non dà importanza all’oro perché non lo vede). Nel Mondo di Sotto gli abitanti hanno i sensi di prossimità (tatto, udito, gusto, olfatto), usano molto l’immaginazione, vivono liberi e in pace. Nel Mondo di Sopra (realtà storica) il senso della vista (della distanza) predomina, le destre estreme dilagano, l’indifferenza e il terrore, hanno reso il popolo incapace di immaginare e reagire.

DUE PAROLE SUL RADIODRAMMA

Il radiodramma è sempre stato criticato perché racconta e rappresenta la realtà solo attraverso rumori, voci e suoni, ma non può mostrarla. Si parla di teatro per ciechi, trattando il limite sensoriale come un’amputazione, quasi il radiodramma fosse un teatro mutilato. Ma la presupposta amputazione è invece proprio la sua qualità. Con il cinema, la televisione, i social e ora l’intelligenza artificiale, non ci manca più nulla, l’immaginazione può anche spegnersi. È la necessità di creare quello che manca che attiva l’immaginazione. Rendere visibile l’invisibile. Il teatro per ciechi nasce con un’ambientazione notturna. Ciò che si vuole esaltare è la dimensione di cecità per creare immedesimazione tra l’ascoltatore (che non vede quel che accade) e il protagonista della vicenda. La notte evoca la dimensione del sogno. Udire l’invisibile. Uno dei primi radiodrammi della storia è Danger di R. Hughes (BBC 1924) ambientato all’interno di una miniera, al buio. Il radiodramma indaga gli spazi interiori dà voce alla coscienza. Questo non vuol dire che un radiodramma non possa essere divertente. Il radiodramma deve saper evocare, deve attivare l’immaginazione. I rumori realistici, come una porta che si chiude o i passi in una stanza, vanno bene per un film, non per un radiodramma. Se all’immaginazione offriamo un rumore definito, facilmente identificabile, essa non si attiva..
Oggi ascoltiamo la radio attraverso internet. Tutti i programmi audio diffusi attraverso internet sono dei Podcast. Nel 1924 la gente la sera ascoltava i radiodrammi, nel 1950 guardava la televisione, nel 1990 i computer, nel 2004 i cellulari. 100 anni sono passati dal primo radiodramma e ancora li ascoltiamo. La pandemia del 2020 ci ha trasformato tutti in Podcaster. Avevamo bisogno di attivare la nostra immaginazione perché non ci potevamo vedere, eravamo tutti un po’ amputati. Quando eravamo piccoli prima di dormire mamma e papà ci raccontavano le storie ci rimboccavano le coperte, spegnevano la luce e al buio vedevamo l’invisibile. Questa è l’essenza del radiodramma.

Intervengono:

Nicolas Joos: attore di teatro, autore di radiodrammi
Autore radiodramma Senzocchi e creatore della Macchina dei Sogni

Prof. Ugo Patroni Griffi: Console Onorario di Svizzera a Bari
Promozione culturale del consolato svizzero a Bari

Prof.ssa Santa Ciriello: Dirigente scolastico Liceo Artistico De Nittis  – Pascali
Immaginazione ed emozioni per l’apprendimento e la formazione

Luis Quaranta: Psicoterapeuta
Luis Quaranta fornirà una cornice teorica riguardo i meccanismi sottostanti l’immaginazione, il sogno e le emozioni, e condurrà i partecipanti attraverso tecniche corporee e immaginative, facilitando il contatto con le loro emozioni e con i simboli che abitano l’inconscio, come gli archetipi contenuti negli Arcani maggiori dei Tarocchi. Dice: “Abbiamo perso il contatto con il nostro corpo, in un sistema sociale che ci spinge sempre a performare e a stare nella testa, dunque la chiave d’accesso per ritornare alla nostra vera essenza parte dal corpo.” Insieme a questo, l’immaginazione può essere un forte strumento capace di sviluppare il “pensiero laterale” (o divergente), e di creare modifiche immediate nel nostro sistema psicofisico.

Esibizione
Nicola Pio Nasca. Pianista
Nicola Pio Nasca, cieco dalla nascita, da Trani conquista New York con il suo pianoforte. 22 anni, laureato al Conservatorio di Bari, frequenta il IV anno di Giurisprudenza. A New York ha vinto il concorso Crescendo International Competition e si è esibito nella cattedrale di Saint Patrick.

Durante l’evento sarà esposta la Macchina dei Sogni

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Redazione
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