Si promettono querele e controquerele sulla vicenda del Petruzzelli e sull’indagine su alcuni bandi “accomodati” che, negli scorsi giorni ha portato a 5 persone agli arresti domiciliari. Protagonisti della vicenda il deputato pentastellato Giuseppe Brescia ed il presidente della giunta regionale Michele Emiliano.
“Ai patetici arrampicatori sugli specchi del Movimento 5 Stelle – ha scritto sul suo profilo social Emiliano – che verranno querelati, voglio precisare tre elementi: primo: non ho mai nominato il direttore amministrativo nella fondazione Petruzzelli, che ho già trovato in quel ruolo quando sono stato eletto sindaco. La sua nomina – precisa Emiliano – risale a quando presidente era il sindaco di centrodestra Simeone Di Cagno Abbrescia e sovrintendente Angiola Filippo
“Secondo, sono cessato dalla carica di presidente della Fondazione sin dal 2012 e quindi ben più di tre anni prima della data dei reati accertati, che ricadono sotto gestioni diverse dalla mia e terzo: ogni volta che nella mia vita ho avuto la possibilità di far sbattere in galera qualche ladro l’ho sempre fatto senza pensarci due volte e non esiterò a farlo ancora se dovesse capitarmene l’occasione”.
A rispondere è Ignazio Zullo (CoR): “l’inchiesta sul Petruzzelli non può esimere Emiliano dall’assumersi una qualche responsabilità politica rispetto allo scandalo del simbolo della Cultura pugliese, se non altro per quello che con la sua carica di Sindaco, presidente della Fondazione e tuttofare del Pd pugliese ha rappresentato negli ultimi dieci anni nell’azione politica e amministrativa della città di Bari”.
Ma è anche il deputato fittiano barese Antonio Distaso, ad entrare in takle sul governatore di Puglia. con alcune riflessioni sul ruolo avuto proprio da Emiliano negli ultimi 10 anni.
“Rinunciando, sin da ora, ad avvalermi di ogni guarentigia parlamentare e quindi pronto a essere anch’io querelato, anch’io ho degli appunti che vorrei rivolgere al presidente della Regione, sindaco di Bari per dieci anni (fino al giugno del 2014), in qualità di ex presidente della Fondazione Petruzzelli. Mi chiedo e gli chiedo: come può egli oggi indossare i panni di “Alice nel Paese delle Meraviglie” prendendo le distanze da Vito Longo, in qualità di direttore amministrativo dell’ente lirico, solo perché nominato dal suo predecessore Simone di Cagno Abbrescia? Anche in Regione, dove lui è arrivato da pochi mesi, il suo predecessore Vendola aveva nominato uomini di sua fiducia in ruoli apicali e dirigenziali e come leggiamo la prima operazione messa in atto è quella di una totale riorganizzazione della “macchina”, con conseguente azzeramento di ruoli passati. Perché non lo ha fatto al Petruzzelli, dove, non solo ha mantenuto nel ruolo Longo, ma ha nominato sua moglie, Antonella Rinella, nel primo mandato da sindaco assessore della sua Giunta e nel secondo come Capo di Gabinetto, a conferma di un rapporto umano e politico di natura personale.
I rapporti, poi, per così dire molto amichevoli fra il direttore amministrativo Longo con il dipendente (responsabile di luci e fonetica )-fornitore del Petruzzelli, Mele, non erano un mistero per nessuno né nel teatro né nel Comune di Bari. Per altro, come riportato anche da cronache giornalistiche, i coniugi Longo-Rinella erano stati anche testimoni di nozze di Mele e di sua moglie imprenditrice-fornitrice del teatro. Il ruolo di “tuttofare” di Mele era così noto che nella campagna elettorale per le Amministrative del 2014, quando Emiliano passò il testimone a Decaro, che fu proprio lui a occuparsi dell’allestimento dei palchi “elettorali” sia in occasione dell’arrivo a Bari del premier Matteo Renzi per il comizio a favore del candidato sindaco del Pd, sia per la chiusura della campagna elettorale con il concertone sul mare.
Emiliano “poteva non sapere”? Oppure il “non poteva non sapere” si applica solo quando ci sono esponenti di centrodestra?
Un capitolo a parte lo riserverei, poi, ad “altri sepolcri imbiancati” ovvero ai novelli “savonarola” che hanno sì portato le “carte” in Procura, ma prima si sono assicurati che ad accompagnarli ci fosse qualche telecamera. Anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro, e tutto il Partito Democratico non possono tirarsi fuori dalle responsabilità, che se non proprio gestionali, sono sicuramente politiche e morali”.












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