HomePoliticaDai ComuniCorruzione, turbativa d'asta, falso e peculato, ai domiciliari il sindaco di Molfetta

Corruzione, turbativa d’asta, falso e peculato, ai domiciliari il sindaco di Molfetta

Si aggrava la posizione giudiziaria del sindaco di Molfetta, in provincia di Bari. Dopo la richiesta nello scorso mese di aprile di arresti domiciliari e l’interrogatorio di fronte ai giudici inquirenti lo scorso 2 maggio, Tommaso Minervini, è stato sottoposto ieri agli arresti domiciliari in esecuzione di un provvedimento del gip del tribunale di Trani.

Le indagini sono condotte dalla Guardia di finanza. Già il 2 maggio scorso il primo cittadino era comparso per un interrogatorio preventivo davanti al gip dopo la richiesta del provvedimento cautelare restrittivo da parte della Procura della Repubblica poiché indagato per presunti favori a imprenditori in cambio di sostegno elettorale.

Sotto inchiesta la gestione delle gare d’appalto di importanti opere pubbliche, il sindaco si era difeso dalle accuse rispondendo alle domande degli inquirenti, ma non è stato sufficiente per evitare il provvedimento restrittivo scattato ieri.

Il giudice ha disposto i domiciliari anche per la dirigente del comune molfettese Lidia De Leonardis, 58 anni di Bari. Interdizione per un anno per i dirigenti comunali Alessandro Binetti, 58 anni di Bari e  Domenico Satalino, 54 anni di Bari e divieto di dimora a Molfetta per un ex luogotenente della Finanza, Michele Pizzo, 60 anni. Provvedimento del divieto di contrarre per un anno all’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo, 79 anni di Bari. La Procura aveva revocato la richiesta nei confronti dell’ex autista (e cugino) del sindaco, Tommaso Messina, 66 anni di Molfetta (risponde di peculato per l’utilizzo dell’auto di servizio) perché nel frattempo era andato in pensione. Revocata anche la richiesta di misura nei confronti del funzionario comunale Mario Morea, 64 anni di Bari.

I reati ipotizzati dai pubblici ministeri sono, a vario titolo, corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso. Il fulcro dell’indagine riguarda la costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta. Secondo l’accusa Minervini avrebbe promesso a Totorizzo, uno dei più importanti operatori portuali pugliesi, la gestione per trent’anni delle nuove banchine portuali in cambio di sostegno elettorale che si sarebbe sostanziato nella candidatura del figlio Giuseppe Totorizzo in una lista civica a sostegno di Minervini. Nel suo interrogatorio preventivo Totorizzo ha ammesso parte delle condotte contestate. Minervini si era difeso, parlando per oltre 8 ore, lo scorso 2 maggio, sostenendo di aver fatto scelte “per il bene della città”.

Intanto i difensori di Tommaso Minervini hanno preannunciato ricorso contro la decisione degli arresti domiciliari.

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Redazione
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