Oggi Palmina Martinelli avrebbe 58 anni, probabilmente si sarebbe fatta una famiglia e chissà magari sarebbe anche già nonna con tanto di nipotini. E invece la sua storia si interrompe un triste pomeriggio di tanti anni fa, a Fasano.
La storia di Palmina Martinelli risale infatti a quasi 45 anni fa: era l’11 novembre del 1981, un mercoledì qualunque, quando alle ore 17 circa il fratello di Palmina, Antonio, porta sua sorella al pronto soccorso dell’ospedale di Fasano. La ragazza, quattordicenne all’epoca dei fatti, ha ustioni sul 70 per cento del suo corpo. Poco dopo verrà trasferita al Policlinico di Bari nel centro grandi ustioni per ricevere cure migliori e più puntuali. Sia a Fasano che a Bari Palmina fa dei nomi con insistenza. Sembrerebbero essere i nomi di chi le ha procurato le ustioni. Palmina fa parte di quelle grandi famiglie del mezzogiorno: una famiglia composta da ben 11 figli, una famiglia unita proprio da Palmina. Coesa sì ma al tempo stesso divisa, con tutti i problemi che ancora oggi esistono in tante famiglie del sud Italia. La difficoltà di trovare un lavoro, i litigi in famiglia, l’impossibilità di arrivare alla fine del mese. La mamma infatti, la signora Madia Leoci, lavorava come cameriera in un bar a Bari pertanto era spesso assente, il papà svolgeva diverse mansioni ma in quel periodo risultava disoccupato. La famiglia era inoltre seguita da alcuni assistenti sociali. Palmina aveva lasciato la scuola e svolgeva lei, così piccola e fragile, le faccende domestiche. Era lei dunque a prendersi cura dei più piccoli in casa e a fare “la mamma”. Un peso gravoso per la sua giovane età ma che la rendeva parte attiva della famiglia.
Tra le frasi riportate nei verbali e nelle dichiarazioni di quegli anni e che ripercorrono questa tristissima storia ne scegliamo tre, quella dei nomi ripetuti con insistenza dalla ragazza, le sue urla e le loro parole: “Gianni Costantino e Enrico Berardi“, “maledetti, maledetti!” e “devi scegliere tra questa vita e l’altra (la prostituzione)”.
In quei giorni, la giovane con ustioni su corpo, viso e capelli bruciati, andò in stato di shock più volte poco dopo l’ingresso in Pronto Soccorso a Fasano. Una storia drammatica. La storia di Palmina si intreccia con quella della sorella, Franca, vent’anni al momento dei fatti che era costretta da Enrico, il suo “compagno” , uno dei due nomi citati da Palmina, ad esercitare la prostituzione. Franca aveva già una figlia e poche vie di scampo in una cultura di minacce e in cui le denunce non esistono per paura di ritorsioni. Palmina e Franca erano molto fragili, difficile difendersi e mettere in discussione i pettegolezzi che nel frattempo nel paese si facevano sempre più forti. Difficile sovvertire una cultura e un futuro che sembrano già scritti.
Cosa è successo allora? Un gesto estremo nell’isolamento e nell’incomprensione generale? Chi ha ucciso Palmina? Sono stati quei due ragazzi da lei nominati con quel soffio di voce soffocato dal dolore o è invece colpa di una società arretrata e patriarcale che non è riuscita a comprendere il disagio e quell’ansia di vivere che aleggiava in un’adolescente così fragile e preoccupata dal futuro?
Le persone accusate, questo va detto, sono state assolte in via definitiva. Alibi traballanti che si scontrano con la giustizia e le sue sentenze “il fatto non sussiste”.
Quel piccolo giardino allora, rinnovato e inaugurato nuovamente nel Municipio 2 di Bari qualche giorno fa, chiede di essere vissuto e compreso fino in fondo.
Quel giardino chiede di tenere alta l’attenzione sulla fragilità e sull’indifferenza di questa società, più interessata ad occuparsi di parlare dei grandi temi che di risolvere quelli più piccoli. E intanto, ancora si sente la voce tremante di Palmina che durante la sua agonia ripete “fuoco, fiammifero”.













