Torna la rassegna “Ti racconto a Capo“, per la sua quindicesima edizione. Corsano ospiterà nel mese di giugno, luglio e settembre, diverse presentazioni di autori, aprendo un dibattito interessante e stimolante.
Il primo appuntamento della rassegna è fissato per giovedì 26 giugno, alle ore 21, in piazza S. Teresa, con lo scrittore Mario Desiati che parlerà del suo ultimo libro “Malbianco“. Il premio Strega 2022 dialogherà con Valeria Bisanti e Alessandro Borlizzi.
Abbiamo posto a Desiati qualche domanda, prima dell’evento, provando a analizzare alcune tematiche.
- Come la vittoria al Premio Strega ha cambiato la tua esperienza letteraria e il tuo modo di scrivere, se lo ha fatto?
DESIATI: “In sincerità credo che a nessuno scrittore cambi il modo di scrivere se ottiene un riconoscimento”.
2. Scrivendo e avendo scritto molti romanzi, uno dei dettagli significativi nella stesura è la scelta dei nomi dei personaggi principali e secondari. Come compi questa scelta?
DESIATI: “È una parte della stesura del romanzo, i nomi hanno una carica simbolica, io spesso comincio con dei nomi casuali, poi con la scrittura i personaggi assumono certe qualità e i nomi sono un modo importante per alludere ad altro”.

3. A Corsano presenti “Malbianco”, il tuo ultimo romanzo, pubblicato per Einaudi, la storia di Mario Petrovici, ma anche della sua famiglia perché i fili del presente si intrecciano nel passato. E per curare il presente, Marco torna dai propri affetti per curare il passato. Un percorso dove presente e passato, ma anche singolare e plurale, si fondono?
DESIATI: “La memoria aiuta a vivere un futuro e anche un presente più libero, libero almeno dagli errori commessi, dalle ripetizioni. Studiamo la storia non per erudizione ma per organizzare meglio il nostro presente e il nostro futuro. Malbianco inserisce queste premesse generali che ti ho appena elencato, all’interno di una storia familiare”.
4. Nel 2021 hai pubblicato “Spatriati”, e dopo quattro anni sei tornato in libreria con “Malbianco”. Inoltre, hai dichiarato che hai iniziato a scrivere “Malbianco” mentre lavoravi ancora su “Spatriati”. Come si mescolano e si distinguono due storie di radici, di ritorno a casa, di scavo interiore?
DESIATI: “In realtà il movimento del ritorno nei due romanzi è solo una parte di un processo che poi conduce al distacco, credo che siano due libri sul distacco, dalle convenzioni e dal peso oscuro del rimosso. Spesso lo studio e la scrittura dei due si è intrecciata, mentre finivo Spatriati e mettevo le basi per scrivere Malbianco”.
5. Il “malbianco” che dà il nome al tuo ultimo lavoro affonda nelle radici delle campagne pugliesi. Qual è il suo significato completo e quello che hai voluto estendere all’opera?
DESIATI: “È la metafora del non detto e dell’omertà familiare. Proprio come quel parassita che copre le piante di una nebbia chiara e copre il verde, ossia l’essenza, così il trauma rimosso e non elaborato ammala l’albero genealogico”.
6. Il protagonista di “Malbianco”, all’improvviso, accusa attacchi di panico e malessere, e decide di tornare a casa per ricostruire i pezzi della sua vita, e scoprirne quelli mancanti per completare il puzzle. Un percorso lungo e complesso, ma necessario per ritornare ad essere se stessi?
DESIATI: “Esistono persone per cui è necessario, ma anche per le persone che hanno un equilibrio, conoscere e riconoscere aiuta a vivere un’esistenza più ricca”.
7. Hai pubblicato nel 2015 “La notte dell’innocenza”, un libro a 30 anni dalla tragedia di Heysel, ripubblicandolo quest’anno 10 anni ancora dopo. Il calcio, uno dei fenomeni più unificatori ma anche divisivi della nostra nazione, divino e demoniaco, come lo definisci tu, visto dagli occhi, innocenti, di un bambino di 8 anni che fa fatica a spiegarsi una tragedia di quelle dimensioni ma anche, probabilmente, al fatto che tutto proceda avanti ininterrottamente. Cosa ha insegnato quella tragedia ai bambini, ma anche agli adulti? E come è cambiato il calcio oggi? C’è più attenzione o solo più ipocrisia?
DESIATI: “In realtà divino e demoniaco lo dice Marguerite Duras intervistando Michel Platini. Quando la più grande scrittrice francese incontro il capitano e la leggenda dei Blues, parlano di cose semplici, ma anche dell’inadeguatezza dei giovani calciatori a cose semplici. Platini dichiara che lui a vent’anni aveva paura di andare al cinema e invece allo stadio si sentiva al sicuro. Pensieri che si sono infranti nella notte dell’Heysel. L’Heysel ha sicuramente cambiato il modo di organizzare gli eventi sportivi, per fortuna oggi non si fanno più partite di calcio così importanti in stadi cpsì fatiscenti. Ma certo le pulsioni che orbitano attorno al coinvolgimento emotivo de tifosi restano un affascinante mistero”.
8. Al premio Strega 2025, due dei dodici libri finalisti sono stati editati da due case editrici pugliesi (Manni e Laterza). Qual è lo stato della cultura nella nostra regione?
DESIATI: “Non so rispondere allo stato della cultura. Ti posso dire che è una terra florida di menti creative, dovute anche al fatto che restiamo sempre quello che diceva Carmelo Bene, terra di confluenze disparate, nonché un “religiosissimo bordello””.











