Quella che inizia oggi è una settimana fondamentale per fare luce sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. Quest’oggi, infatti, è previsto un incontro presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per discutere dello stabilimento siderurgico insieme ai sindacati, convocati per partecipare al tavolo sull’Accordo di Programma.
Nella giornata di domani invece tornano a Roma i rappresentanti di Comune e Regione Puglia che si confronteranno con il Ministero, i sindacati sul piano industriale. Al centro del dibattito c’è soprattutto il tema della decarbonizzazione dello stabilimento tarantino, che nelle parole di Michele Emiliano deve rappresentare il punto centrale del piano e del futuro tarantino. Il piano iniziale prevedeva un percorso di dodici anni per l’eliminazione del carbone dagli altoforni, ma ora si punta a ridurre i tempi a sette o otto anni.
Intanto il ministro del Made in Italy Adolfo Urso ha sottolineato l’impegno del governo a non arrendersi e ad adottare ogni misura utile per salvare quello che, fino a pochi anni fa, era il principale polo siderurgico d’Europa. Urso ha annunciato una nuova gara con l’obiettivo di evitare lo stop della produzione.
Destano preoccupazione, infatti, le indicazioni della Corte di Giustizia europea e il possibile impatto della sentenza del Tribunale di Milano, che potrebbe disporre lo stop alla produzione. È quindi urgente adeguare la gara in corso alle nuove condizioni già entro la fine di luglio ed è proprio su questo aspetto che si incentreranno gli incontri di questi giorni.
Da un lato, infatti, vi è la gara in corso con gli azeri che vorrebbero acquisire il sito tarantino, dall’altro un sito che ormai non è più rispondente alle specifiche della gara stessa, con tutte le conseguenze negative sulla possibile conclusione della trattativa industriale.
Il governo punta chiaramente a evitare la chiusura dell’impianto e i conseguenti licenziamenti di massa, ma il piano di rilancio non potrà prescindere dal passaggio dagli altoforni ai forni elettrici, alimentati con Direct Reduced Iron (DRI).
Sono allo studio due opzioni per realizzare tre forni elettrici e garantire 6 milioni di tonnellate annue: la prima prevede impianti DRI sul sito, alimentati da una nave rigassificatrice; la seconda, invece, forni a Taranto con preridotto fornito da DRI Italia da un impianto situato in un’altra area del Sud Italia dove il gas è più facilmente disponibile. L’altro nodo, infatti, è legato alla necessaria presenza di una nave rigassificatrice nel Porto di Taranto o molto in prossimità dell’ex Ilva. Ma le istituzioni locali non sono affatto convinte della bontà di questo progetto. Ma decarbonizzare senza il gas appare soltanto una semplice utopia. Come dirimere, allora, questa questione? Oggi se ne inizierà a parlare.











