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Giornalismo, è morto Emilio Fede, è stato direttore di Tg1, Studio Aperto e Tg4

È morto all’età di 94 anni Emilio Fede, una delle figure più iconiche e controverse del giornalismo italiano. Il decesso è avvenuto la mattina del 2 settembre 2025 nella sua stanza alla Residenza San Felice di Segrate, alle porte di Milano, dove era ricoverato dal 2024 a causa del progressivo deterioramento delle sue condizioni di salute. La notizia è stata confermata dalla figlia Sveva Fede, che ha voluto ringraziare i colleghi del padre per il cordoglio, definendolo un “cenno d’onore” meritato.

Nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 24 giugno 1931, Emilio Fede ha avuto una carriera straordinariamente lunga, iniziata con i primi passi in quotidiani come “Il Momento – Mattino” e “Gazzetta del Popolo”. Il suo vero esordio televisivo avvenne in Rai, dove entrò nel 1954 e fu assunto come giornalista nel 1961, fino a raggiungere la direzione del TG1 dal 1981 al 1982. Durante gli anni nel servizio pubblico, Fede fu protagonista di momenti storici, come la lunga diretta sull’incidente di Alfredino Rampi.

Il 1989 segnò la svolta decisiva con il passaggio a Fininvest per volere di Silvio Berlusconi, un rapporto che Fede definì “da fratelli”. Divenne direttore di Studio Aperto e, a partire dal 1992, assunse la guida del TG4, un ruolo che mantenne per vent’anni, diventando il direttore di telegiornale più longevo in Italia. La sua direzione del TG4 divenne un’espressione del suo legame con Berlusconi, con un notiziario spesso accusato di parzialità e considerato un modello di “infotainment”. Un momento che lo rese celebre in tutto il Paese fu la diretta del 1991, quando annunciò in anteprima l’inizio della Guerra del Golfo con la celebre esclamazione “Hanno attaccato, hanno attaccato”.

La sua carriera si concluse bruscamente nel 2012, con l’addio a Mediaset in seguito al suo coinvolgimento nel “Caso Ruby“. Le successive vicende giudiziarie lo portarono a una condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi di reclusione per favoreggiamento e induzione alla prostituzione nel processo “Ruby bis”, a cui si aggiunsero altre condanne per estorsione e bancarotta. A causa dell’età avanzata e delle precarie condizioni di salute, la pena gli fu concessa da scontare ai domiciliari.

Numerosi i messaggi di cordoglio da parte di politici e colleghi. Matteo Salvini lo ha ricordato come “protagonista indiscusso della tv, della politica e del giornalismo”. Alessandro Cattaneo lo ha definito figura che “ha segnato un’epoca della tv, del giornalismo e dell’informazione italiana”. Letizia Moratti ha sottolineato la sua forza, passione e il suo stile inconfondibile nell’informare. Enrico Mentana ha reso omaggio a Fede come un anchorman celebre “vent’anni prima di Berlusconi e del Tg4”.

Oltre alla vita professionale, Fede era uomo di profonde contraddizioni. Cresciuto in una famiglia siciliana – figlio di un maresciallo dei Carabinieri e di una cantante – costruì una carriera lunga e controversa ma sempre sotto i riflettori.

Negli ultimi anni, Fede aveva mostrato un lato più intimo e malinconico, superando anche un tumore al pancreas diagnosticatogli nel 2014. Le sue ultime interviste rivelarono la nostalgia per la moglie Diana De Feo, morta nel 2021, e la speranza di raggiungerla.

La scomparsa di Emilio Fede chiude un’era. La sua eredità è un complesso intreccio di successo, innovazione e polemiche, un volto che ha incarnato le luci e le ombre della televisione italiana e del suo rapporto con il potere.

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