È il mutamento, inteso come trasformazione tangibile e alterazione percettiva, il cardine concettuale di Metamorphosis, mostra dell’altoatesino Andreas Senoner, protagonista fino alla fine di aprile alla galleria barese Doppelgaenger. Le sue opere, frutto di un’originale commistione dal punto di vista materico e formale, sono sculture lignee che, dipinte e arricchite talvolta da un folto piumaggio, descrivono una personale visione dell’affascinante idea di metamorfosi, “soggetto artistico, letterario, musicale o ancora cinematografico” che da sempre ha stimolato riflessioni e conseguenti rappresentazioni.
A partire dal legno, elemento nobile, religioso e barocco – ma anche materia viva e anima dei propri lavori – lo scultore crea figure antropomorfe alterate, metafore esemplificative di quel mutamento biologico che regola il passaggio di un organismo vivente da una forma immatura a un’altra più stabile. Ispirata anche dagli studi di Friedrich Hundertwasser, che aveva teorizzato l’esistenza di ben cinque strati epidermici (la pelle, gli abiti, la casa, la realtà sociale e la terra), ogni opera di Andreas Senoner “parla di come la vita dell’uomo sia condizionata dalla costante mutazione […] delle sue altre pelli”, assumendo, secondo la lettura critica di Vittorio Parisi, forme poetiche e singolari, surreali ma anche metafisiche. Raffigurazioni plastiche della trasformazione e del preciso, intenso istante che la precede, i nuovi esseri umani generati dalla mano dell’artista sono ormai racchiusi in un’evidente distonia, originata dall’unione tra la solida solennità del legno e l’eterogenea raffinatezza della metamorfosi.
[Le immagini della gallery sono state realizzate da Andreas Senoner]











