Lo si era detto dopo il poker rifilato alla Ternana martedì scorso: la prova del nove sarà contro l’Entella. E così è stato. ma l’esito è stato negativo. A Chiavari il Bari ne esce con le ossa rotte, due gol incassati e lo zampino dell’ex Ciccio Caputo. In un grigio pomeriggio di marzo sembra di essere tornati indietro di qualche mese con una prima frazione di gioco regalata agli avversari (il primo tiro dei galletti è arrivato dopo quaranta minuti di gioco) e seconda frazione di gioco in costante difficoltà. Le peggiori notizie questa volta arrivano dalla difesa, puntualmente bucata e terra di conquista dei liguri.
Nessuno si salva davvero tra le fila biancorosse. Impacciati, sempre in affanno e mai pericolosi dalle parti dell’estremo biancoceleste Iacobucci. A peggiorare il giudizio del Bari sono i tanti palloni persi, la superficialità della manovra offensiva e l’imbarazzo dei tre attaccanti mai abituati, in questa stagione, nel giocare insieme. Senza punti di riferimento in attacco è difficile, per loro, rendersi pericolosi. Ancor più se si tenta costantemente e sterilmente di “arrivare in porta con la palla”.
La sconfitta brucia ed non si può, ancora una volta, non discutere su quella che è stata tutta la gestione fin dall’inizio del campionato e a tutti i livelli, dalle scelte di mercato e organizzative del presidente alle fasi organizzative precampionato, alla spinosa questione della gestione dello spogliatoio da parte del team manager, del direttore sportivo e infine del presidente stesso. La rabbia dei tifosi baresi è tanta, il silenzio stampa ora raggiunge il limite del ridicolo e Gianluca Paparesta, almeno per una volta, dovrebbe assumere una posizione netta e decisa con la squadra, magari offrendo un aut aut alla rosa biancorossa che, nonostante la classifica ancora corta rischia davvero di sprofondare in un’ennesima stagione fallimentare. E questa volta per nulla meravigliosa.











