È un percorso lento, parallelo al mutamento di quel paradigma culturale che ancora oggi blinda il possesso e l’interoperabilità dei dati nelle mani di pochi decisori pubblici. Sabato 5 marzo si è svolto a Taranto uno degli appuntamenti della sesta giornata internazionale dedicata agli Open Data, promossa e organizzata nel capoluogo jonico dalla comunità openpuglia.org all’interno della tensostruttura che ospita la Camera di Commercio tarantina. Docenti universitari, studenti, aziende, istituzioni o semplici cittadini si sono confrontati su significato e valenza dei Linked Open Data, aldilà del semplice significante informatico e numerico.
Lungi dall’essere freddi e privi di un’anima, i dati possono raccontare la storia di un territorio, della sua comunità e delle sue abitudini. Possono rivelare un loro inaspettato lato sexy e farsi testimoni della bellezza e, soprattutto, diventano elementi strategici fondamentali come supporto alle decisioni, tanto di rilevanza pubblica come privata.
I Data Scientist sono gli sciamani del XXI secolo. Raccolgono informazioni dalle fonti più disparate, interpretano numeri, cifre, dati geografici e supportano quelle decisioni che influiscono direttamente su benessere e qualità della vita, dalle situazioni quotidiane alle emergenze umanitarie. “Fatti non foste a viver come bruti ma per perseguire virtude e canoscenza”, recitava Ulisse nel ventiseiesimo canto dell’Inferno di Dante. Siamo immersi nei Big Data: dal “lavoro sporco e sommerso” della Pubblica Amministrazione – che produce, interpreta e immagazzina dati – all’oceano di azioni compiute su web e social network che tracciano il multiforme andamento dell’opinione pubblica.
Maggiore è la disponibilità di dati “sfusi”, di semplice accesso e collegabili fra loro, più sofisticate e raffinante diventano le possibilità di utilizzo.
La strada che conduce alla diffusione capillare e ben strutturata degli Open Data passa per una maggiore consapevolezza del bene pubblico come proprietà di tutti. Inutile nascondersi dietro tecnicismi, sistemi informatici criptici per il cittadino-utente comune o annunci delle pubbliche amministrazioni che si auto-proclamano innovative o trasparenti: solo la percezione consapevole della comunità come produttore-consumatore di informazioni e una visione generale onnicomprensiva può alimentare una rinnovata sensibilità al dato aperto, ai suoi effetti benefici sulla società e alle sue innumerevoli potenzialità economiche.











