Durante il ventennio fascista, in Puglia furono realizzate numerose opere per lo sviluppo del territorio: insediamenti rurali per migliorare la resa della terra, scuole, palazzi istituzionali, porti e altre importanti infrastrutture.
Risale a questo periodo la realizzazione della Fiera del Levante di Bari.
Nata nel 1929 dalla congiunta collaborazione del Comune, dell’Amministrazione Provinciale e della Camera del Commercio, organizzò la prima edizione della campionaria internazionale alla quale diede il nome nel 1930.
Tra le edizioni più celebri della Fiera del Levante, si ricorda quella del 1934. In quell’occasione, Benito Mussolini in persona si recò in visita ufficiale alla città e alla sua campionaria.
Le cronache di quella giornta sono ricche di particolari.
Alle otto in punto di venerdì 6 settembre il Capo del governo sbarcò dalla nave ‘Aurora’, salutato da 20 colpi di cannone e, con fare agile e svelto, prese posto su un motoscafo col quale raggiunse la banchina di fronte alla Capitaneria di porto dov’era atteso dalle autorità e dalla banda d’onore.
«Il Duce, il Capo Supremo, il Condottiero lungamente atteso, oggi è qui, nella nostra città. L’alba non è ancora spuntata al di là del mare appena mosso e già per le strade della città, che non ha dormito e ha vissuto l’ansia dei grandi eventi umani, vibrano i segni augusti della giornata memoranda che verrà».
Questo il linguaggio altisonante, retorico e spocchioso, tipico del nuovo regime, con il quale il Ministero della Propaganda fascista salutava la presenza del Duce in Puglia.
Del resto, la visita del Capo del Governo a Bari, per l’inaugurazione della quinta Fiera del Levante, rientrava nelle “grandi occasioni” ed era stata annunciata fin dall’anno precedente, per consentire alle organizzazioni fasciste di Puglia e ai quotidiani di preparare l’evento nei minimi particolari. Achille Starace era stato categorico: non sarebbe stata tollerata la minima sbavatura.
Il Duce salì su un’auto scoperta e insieme ad un codazzo di gerarchi si diresse verso la Fiera del Levante, accompagnato dal tuono dei cannoni dei navigli da guerra, l’urlo delle sirene, il suono delle campane e gli applausi di due ali di folla acclamante e delirante che scandiva il suo nome.
Mussolini visitò i padiglioni degli espositori, nazionali ed esteri, con passo spedito e piglio marziale. Poi, rimontò sull’auto scoperta e raggiunse il Palazzo del Governo per il pranzo istituzionale.
Nel pomeriggio il programma prevedeva una visita alla Basilica di San Nicola, dove una fila di 136 coppie di sposi allineati ai lati della navata della grande chiesa attendeva il Duce. La grandiosa macchina propagandistica del regime intendeva sottolineare così la straordinaria fecondità del popolo pugliese.
Dalla Basilica, il corteo delle auto attraversò il lungomare Cristoforo Colombo, Via Cavour e raggiunse la Regia Università Adriatica che, per l’occasione, prese il nome di Università Benito Mussolini.
Altre tappe del tour cittadino furono le nuove costruzioni del Palazzo delle Poste, il Palazzo della Provincia, lo stadio della Vittoria e il Policlinico, dove duemila operai, «osannanti per il privilegio della visita del Capo Supremo», stavano costruendo il più grande ospedale di Puglia.
Per celebrare la storica visita del Duce alla città, Bari aveva dimostrato una capacità organizzativa degna delle grandi città del Nord. La stessa Fiera aveva eccezionalmente protratto la chiusura di due giorni. Furono organizzate gare di atletica e allestito un Festival cinematografico sotto le stelle, all’interno della Fiera. Il Petruzzelli inaugurò una breve ma intensa stagione lirica, con un cartellone memorabile di opere e, per ospitare le delegazioni estere e i numerosi industriali, venne fatto venire il transatlantico “Conte Biancamano”, il levriero del mare, utilizzato come nave albergo. Particolare cura richiese la sistemazione di decine di migliaia di Camicie Nere, arrivate a Bari dalla regione e da tutta l’Italia, fin dalle prime ore del mattino.
Quando la giornata stava ormai giungendo alla fine, dal balcone centrale del Palazzo della Prefettura, il Capo del governo pronunciò il suo discorso.
Questi passi più significativi di quell’intervento.
“Sono veramente lieto di questa giornata che mi ha messo in contatto col generoso popolo di Puglia, popolo di agricoltori solidi e di marinai intraprendenti, due categorie di italiani che sono particolarmente care al mio cuore. La Fiera del Levante è una realizzazione superba di Bari fascista. È un magnifico esempio di volontà tenace e di spirito di organizzazione. Questa Fiera oggi io metto all’ordine del giorno della Nazione e addito a tutti i popoli civili. Prima della mia Rivoluzione, la Puglia era una regione nella quale un passato glorioso aveva lasciato monumenti di una bellezza incomparabile. Oggi la Puglia, con Bari alla testa, è una terra profondamente fascista che ha dato delle magnifiche squadre d’azione, che ha dato dei martiri la cui memoria vive perennemente nei nostri cuori. Oggi voi vi sentite parte intima dell’organismo del popolo italiano. Camicie Nere di Bari…Nel segno del Littorio, noi abbiamo vinto. Nel segno del Littorio noi vinceremo domani”.
Alle 20 il Duce partì in automobile alla volta di Brindisi. Migliaia e migliaia di baresi, pugliesi e forestieri si accinsero a tornare a casa: la festa era finita, ma molti di loro avrebbero conservato a lungo il ricordo di questa giornata.











