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Usa: dimentichiamoci Barak Obama

Dimentichiamoci il savoir faire, la parlata decisa ma sempre rispettosa, dimentichiamoci il premio Nobel o quell’houmor innato, dimentichiamoci I diritti delle minoranze, la titubanza nell’entrare in Guerra, la riforma del sistema sanitario, l’educazione in cima all’agenda del governo insieme al cambiamento climatico, dimentichiamoci 8 anni di Barack Obama.

Dimentichiamoci che in mezzo a scelte discutibili ci sono state decisioni che hanno cambiato per sempre l’America rendendola forse un po’ meno capitalista ma sicuramente più umana.

Dopo il Super Tuesday, gli ultimi anni di Barack Obama potrebbero essere spazzati via da una nuova figura politica, tanto controversa quanto inquietante che potrebbe cambiare le carte in tavola delle prossime elezioni presidenziali americane.

Donald J. Trump, il magnate newyorkese che vorrebbe chiudere internet per risolvere il problema del terrorismo e costruire un muro lungo il confine con il Messico per fermare l’immigrazione, si è aggiudicato 8 stati durante il primo Super Tuesday, il martedì delle primarie statunitensi che vede il maggior numero di stati al voto e che, in genere, si rivela determinante per capire chi sarà il candidato alla Casa Bianca di ciascuno dei due partiti o quanto meno dà un chiaro indirizzo in tal senso. L’ indizio infatti è arrivato e i candidati repubblicani sono stato travolti dal “Ciclone Trump” come l’ha soprannominato il New York Times.

Lo stesso Trump ha dichiarato durante l’arrivo dei primi risultati: “È una notte incredibile”. Ed è davvero incredibile perché Trump vince negli Stati del Nord-est e in quelli del Sud, nel Midwest e nell’Ovest. Conquista aree moderate, come il Massachusetts e il Vermont; e altre estremamente conservatrici come la Georgia e l’Alabama. Nessun candidato repubblicano, almeno a partire dal 1960, ha vinto quello che ha vinto Trump in queste settimane: Alabama, Georgia, Massachusetts, Tennessee, New Hampshire, Nevada, Virginia, South Carolina.

Vittoria che lascia il partito repubblicano a dir poco sbalordito, I repubblicani hanno paura della forza economica e psicologica di Donald Trump anche se non supportata da una brillante intelligenza (basta ricordare le continue gaffe durante tutti i suoi comizi ) sembra abbia una grande capacità di attirare l’attenzione dei più scontenti, impulsivi, indecisi, insicuri, irragionevoli insomma di parlare alla “ pancia “ degli americani.

Più volte stato paragonato alla nostra figura politica più colorita degli ultimi 20 anni, Silvio Berlusconi, ma più si va avanti nella campagna elettorale più ci si rende conto che Trump è un miscuglio di ignoranza ed arroganza innata, un “mostro Frankenstein” come l’ha definito un autorevole pensatore conservatore, Robert Kagan: “Un ricco spocchioso, antipatico a prima vista, irrispettoso verso le donne e non solo, discendente da una famiglia di immigranti ma non capace a ricordarsene”. Donald Trump spaventa perchè incarna tutto quello di cui il paese più potente al mondo non ha bisogno.

I repubblicani poco prima del voto l’avevano screditato come non eleggibile, il quotidiano Economist lo aveva bollato come: “Un minaccioso clown”, il repubblicano Mitt Romney (figura molto apprezzata nel partito ) si è anche fatto portavoce dell’ appello anti-Trump chiamandolo “ciarlatano, misogino, imbroglione” e dal canto suo ovviamente Trump risponde che Romney “è un candidato fallito, vuole tornare in campo. Mitt ha fallito… aveva implorato il mio appoggio…”.

Mentre il Super Tuesday rimarrà negli annali della politica Americana Trump sembra superi tutte le critiche senza difficoltà, andando avanti in una campagna elettorale che è piena di volgarità, di capricci e di una rivalsa sociale tipica di un personaggio instabile che parla troppo e pensa davvero poco.

Mario Vargas Llosa, famoso Nobel per la Letteratura peruviano, ha detto di Trump: “È un clown è un razzista: un pericolo per gli Stati Uniti” … un razzista che condannerà il partito repubblicano alla sconfitta se vincerà la nomination”.

“Gli Stati Uniti – ha continuato Llosa – sono troppo importanti per il resto del mondo per avere alla Casa Bianca un demagogo come Trump”.

Ed è proprio la Casa Bianca che tramite un comunicato dopo il Super Tuesday ha dichiarato in merito a Trump: “Non può fare il presidente”.

La maggioranza dei media americani pensa che le idee di Trump porterebbero alla recessione e creerebbero gravi problemi nelle relazioni estere degli Stati Uniti.

Il New York Times aveva scritto che Trump era stato sottovalutato ed è forse vero dato che la sua candidatura all’ inizio era vista come un diversivo per rendere tutto più spettacolare ma sicuramente non si pensava potesse arrivare così lontano.

Nel frattempo Hilary Clinton, l’altra vincitrice del Super Tuesday cerca di mettere fuori gioco il compagno di Partito Bernie Sanders.

L’ex segretario di stato è la candidata delle minoranze, di ampie fette del voto democratico più tradizionale ma non riesce ad inserirsi in una posizione di  netto vantaggio, sarà anche causa degli scandali delle email di stato, sarà che ha cambiato posizioni politiche diverse volte, saranno le indiscrezioni sui finanziamenti alla Clinton Foundation ma non riesce a ritagliarsi quella fetta di borghesia e di giovani professionisti che hanno eletto Barack Obama nel 2008 e nel 2012. Nel suo discorso di martedì sera si è rivolta direttamente a Trump, spiegando che “i giorni migliori per l’America devono ancora venire, e che dobbiamo abbattere i muri, non innalzarli”. I famosi muri di Trump erano stati condannati anche dal Papa Francesco durante il viaggio di ritorno dal Messico nel quale, il pontefice si era apertamente schierato contro chi invece di costruire ponti pensa di fare dei muri. Donald ovviamente non si era fatto sfuggire l’occasione di tacere rispondendo al Papa con una delle solite battute acerbe.

Nel frattempo il secondo Super Tuesday si è svolto questa settimana, e per la seconda volta Trump ha vinto mettendo fuori gioco Marco Rubio che si è ritirato dalla corsa presidenziale dopo aver perso nel suo stesso stato, la Florida.

Siamo quindi al punto di non ritorno, tutti sembra non sopportino Donald Trump eppure molti lo votano e i suoi comizi sono sempre super affollati non si sa se per ideologia politica o per puro interesse da circo.

Se dovesse diventare il candidato repubblicano gli analisti pensano che la vittoria dei democratici sia inevitabile come sarà inevitabile anche una massiccia astensione al voto sperando sempre che gli americani abbiano un po’ di amor proprio.

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