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La vicenda giudiziaria legata alla tragica scomparsa di Paola Clemente, la bracciante di San Giorgio Jonico morta nelle campagne di Andria, segna un nuovo punto fermo. Anche nel processo di secondo grado, la Corte d’Appello ha assolto l’imprenditore agricolo Luigi Terrone dall’accusa di omicidio colposo.
La sentenza conferma quanto già stabilito in primo grado, escludendo una responsabilità diretta dell’imprenditore agricolo nel decesso della donna, avvenuto ormai quasi undici anni fa.
La tragedia nel vigneto: i fatti del 2015
Il 13 luglio del 2015 rimarrà una data emblematica per le cronache del lavoro agricolo in Italia. Paola Clemente, 49 anni, perse la vita a causa di un infarto mentre era intenta alla sarchiatura dell’uva sotto il sole cocente di un vigneto ad Andria.
Nonostante la fatica estrema e le condizioni climatiche proibitive di quella giornata, la magistratura ha ribadito la non colpevolezza del titolare dell’azienda agricola. Alla base della decisione dei giudici vi è la conferma di una patologia cardiaca preesistente di cui soffriva la donna, fattore considerato determinante nell’escludere il nesso di causalità con la condotta dell’imprenditore.
Le tesi dell’accusa e il dolore della famiglia
La decisione dei giudici di secondo grado si pone in netto contrasto con la linea sostenuta dalla pubblica accusa e dai legali della famiglia Clemente. Secondo la tesi dei familiari, la morte della bracciante non sarebbe stata inevitabile.
I punti cardine del ricorso si basavano su tre elementi critici: soccorsi tempestivi: La convinzione che un intervento più rapido e procedure d’emergenza corrette avrebbero potuto salvare la vita alla donna. Visite mediche preventive: Il mancato rispetto delle normative sulla sicurezza sul lavoro, con particolare riferimento alle visite mediche obbligatorie che avrebbero potuto evidenziare l’incompatibilità della patologia di Paola con sforzi fisici così intensi. Tutela del lavoratore: La denuncia di un sistema di turni e carichi di lavoro ritenuti insostenibili.
Un verdetto che lascia l’amaro in bocca
Con questa seconda sentenza di assoluzione, la morte di Paola Clemente resta, dal punto di vista penale, di fatto senza un colpevole per omicidio colposo dopo anni di inchieste e lunghi processi. Resta però vivo il dibattito sulla sicurezza nelle campagne e sulla protezione dei lavoratori stagionali contro lo sfruttamento e i rischi legati alle temperature estreme.











