Perché Sanremo è Sanremo recitava una delle sigle più iconiche del Festival della musica italiana, quella composta dal maestro Pippo Caruso e scritta da Sergio Bardotti nel 1995. Alessia Carallo, cuoca galatinese, nasceva proprio nel 1995, e può averla ascoltata solo alcuni anni dopo, quelli della sua giovinezza. Nell’ultima edizione del Festival, quella 2026 appena conclusasi, è stata però protagonista in prima persona di una settimana dove ha coronato il suo sogno di portare la sua professione tra i big della musica e dello spettacolo.
“Credo fermamente che la formazione sia il ponte necessario per trasformare una passione in una professione d’eccellenza. Il mio percorso nasce tra le aule di Programma Sviluppo a Galatina, una realtà che non è stata solo una scuola, ma un vero trampolino di lancio per il mio futuro nel mondo della ristorazione. Grazie alla sinergia tra la mia scuola e la mia esperienza, sono stata inserita in un progetto per Sanremo 2026. La prima domenica sera ho avuto l’onore di gestire un servizio per una cena inaugurale ideando e preparando l’intero menù, passando un’intera giornata tra i fuochi della cucina” ha dichiarato ai nostri microfoni presentandoci la sua esperienza.

Dal primo impatto di domenica sera fino a tutta la “settimana santa” Alessia Carallo, che lavora come cuoca presso Vinória a Galatina, di esperienza ne ha fatta. I suoi piatti sono stati gustati da tanti cantanti, uomini e donne dello spettacolo, presentatori, giornalisti e personaggi della musica italiana e straniera. “Partendo dall’importante formazione che ho avuto con il Programma Sviluppo, ho fatto esperienza in cucine importanti e ora sono arrivata a gestire da sola la cucina di Vinória” ha dichiarato, con la soddisfazione lampante di chi ha partecipato ad un momento fondante della propria vita lavorativa. “Essere lì, nel cuore del Festival, è qualcosa che ti porti dentro. Lavori a un metro da chi vedi sempre in TV, ma la cosa bella è che in cucina cadono tutte le barriere. Per gli artisti e per i personaggi dello spettacolo era l’unica vera pausa in giornate folli. È stata un’esperienza intensa e stimolante” è stato il suo commento.
E scendendo ancora di più nel dettaglio ci ha fatto entrare nella frenesia di quei giorni: “Ritmi pazzeschi, ma la fatica non la senti quando vedi che la gente apprezza quello che fai. Più che personaggi dello spettacolo, a tavola ho trovato persone che avevano solo voglia di staccare la spina e mangiare bene. Mi hanno ringraziato tanto, e questo vale più di mille applausi”.
La cucina italiana, patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO, passa anche dalle tante tradizioni culinarie regionali, e la Puglia non fa eccezione, anzi. La domanda delle domande che abbiamo posto ad Alessia Carallo è stata: “Come sono state le reazioni ai piatti pugliesi?” La sua risposta è stata sicura: “Molto positive. Abbiamo inserito prodotti e sapori della nostra terra che hanno colpito per la loro autenticità. Portare la Puglia in un contesto così internazionale è stato un valore aggiunto che molti hanno notato e gradito particolarmente”.
Solo chi ama il Festival della canzone di Sanremo, finita l’edizione 2026, non può che pensare a quella 2027. E allora le abbiamo domandato: “Ci tornerai?” Alessia Carallo ha risposto così: “È una faticaccia, si dorme poco e si corre tanto, ma l’energia che ti dà Sanremo non la trovi da nessuna parte. È una sfida con te stesso: torni a casa stanco morto ma con un bagaglio di esperienze e di storie che ti arricchiscono tantissimo. Quindi sì, Sanremo 2027 è già nel mirino!”











