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Una giornata di estrema tensione sta scuotendo i mercati energetici globali. L’escalation militare in Medio Oriente, culminata con gli attacchi di Israele ai depositi di carburante in Iran, ha innescato una vera e propria ondata di panico sulle piazze internazionali, portando le quotazioni del greggio a livelli che non si registravano da anni.
Mercati in fiamme: il Brent abbatte il muro dei 100 dollari
All’apertura dei mercati asiatici di questa mattina, il Brent ha mostrato una fiammata senza precedenti recenti: dopo aver sfondato la soglia psicologica dei 100 dollari, il prezzo è schizzato fino a sfiorare i 119 dollari al barile, per poi assestarsi in area 108 dollari.
Si tratta di un evento straordinario: era dal luglio del 2022 che il greggio non superava quota 100. A terrorizzare gli investitori è soprattutto l’incubo di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il transito petrolifero mondiale, la cui chiusura paralizzerebbe le forniture globali.
Benzina e Gasolio: record storici e l’incognita Euro
L’instabilità geopolitica si è immediatamente riflessa sui prodotti raffinati. Già nella giornata di venerdì si era assistito a un trend rialzista preoccupante, aggravato dalla debolezza dell’Euro nei confronti del Dollaro:
Il Gasolio ha raggiunto i massimi dal 16 novembre 2022.
La Benzina è tornata ai livelli del luglio 2024.
L’effetto a cascata sui prezzi alla pompa è devastante per i consumatori. Secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, la benzina ha toccato il picco più alto da un anno a questa parte, mentre per il gasolio bisogna tornare indietro di oltre tre anni e mezzo (luglio 2022) per trovare cifre simili, quando però era ancora attivo lo sconto straordinario sulle accise del governo Draghi.
Il ritorno dell’Accisa Mobile: Meloni e Schlein concordi
Di fronte a una situazione definibile come emergenziale, la politica italiana sembra convergere verso una soluzione rapida. Sia la premier Giorgia Meloni che la segretaria del PD Elly Schlein si sono dichiarate favorevoli all’attivazione dell’accisa mobile.
La Presidente del Consiglio ha confermato via social che il Ministero dell’Economia (MEF) è già al lavoro sulla misura. Si tratterebbe di un intervento tecnico che permette di ridurre le accise utilizzando il “tesoretto” derivante dal maggior gettito IVA incassato dallo Stato proprio a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio.
I precedenti e il meccanismo tecnico
L’accisa mobile non è una novità assoluta, ma il suo utilizzo è raro e legato a momenti di crisi profonda:
2008 (Governo Prodi II): applicata per un solo mese con uno sconto di 2 centesimi.
2022 (Governo Draghi): attuata con un taglio massiccio di 25 centesimi (30 con IVA), finanziato però anche tramite la tassa sugli extraprofitti.
Oggi, la norma rivista nel 2023 dal Governo Meloni permette un intervento più immediato.
Perché il taglio è tecnicamente possibile ora
I numeri confermano che ci sono i presupposti legali per intervenire. Il decreto può scattare se il prezzo del Brent supera la media del mese precedente rispetto al valore indicato nel Documento di Economia e Finanza (DEF).
Valore di riferimento 2026: 66,1 dollari/barile (pari a 55,1 euro al cambio 1,2).
Situazione attuale: Se a gennaio la media era in linea con il DEF (55,1 euro), a febbraio è salita a 58,7 euro. Nei primi giorni di marzo la media è balzata a 72 euro.
Il divario tra il valore programmatico e la realtà di mercato è ormai talmente ampio da rendere l’applicazione dello sconto non solo auspicabile, ma tecnicamente doverosa per calmierare un’economia messa a dura prova dallo shock energetico.
Rialzi continui dei prezzi alla pompa: un pieno costa 12,3 euro in più
In soli 10 giorni il prezzo del gasolio alla pompa è aumentato di oltre il 14%, portando un pieno di diesel a costare 12,3 euro in più rispetto a fine febbraio, denuncia il Codacons, che ha messo a confronto i prezzi medi regionali dei carburanti comunicati oggi dal Mimit con quelli in vigore il 27 febbraio scorso, prima dell’ attacco all’Iran. Oggi, indica l’associazione, il prezzo medio del gasolio in modalità self, secondo le medie regionali del Mimit, si attesta in Italia a 1,970 euro al litro, con un balzo del +14,3% rispetto al prezzo medio nazionale di fine febbraio (1,723 euro/litro). Questo significa che in soli 10 giorni un pieno di diesel costa a ogni automobilista ben 12,3 euro in più, pari ad una maggiore spesa da +296 euro annui se si considera una media di due pieni al mese. Nello stesso periodo la benzina al self è aumentata di circa il 7%, con una maggiore spesa da circa +5,8 euro a pieno, quasi 140 euro in più su anno.
Sul fronte dei prezzi medi regionali, analizza il Codacons su dati Mimit, anche oggi si registrano ritocchi al rialzo, col gasolio che al self ha raggiunto una media di 2,008 euro al litro a Bolzano, 1,993 euro in Calabria, 1,990 euro in Sicilia, 1,985 euro in Valle d’Aosta. “Il governo – scrive l’associazione – non deve più perdere tempo e deve intervenire tagliando le accise sui carburanti per almeno 15 centesimi di euro al litro, in modo da riportare i listini ai livelli pre-crisi. Per farlo non servono nuovi decreti ma basta adottare la legge del 2023 sulle accise mobili che consente a Mef e Mase di intervenire subito con un provvedimento di riduzione della tassazione che avrebbe effetti positivi immediati non solo sui costi di rifornimento ma anche sui listini al dettaglio dei prodotti trasportati”, conclude il Codacons.
L’allarme di Confartigianato Trasporti Puglia
Confartigianato Trasporti Puglia lancia l’allarme sulla gravissima situazione che sta colpendo il settore dell’autotrasporto. I rincari di questi giorni sono frutto di una dinamica chiaramente speculativa. A subire l’innalzamento dei prezzi, infatti, è il carburante già stoccato e a disposizione della rete distributiva.
L’aumento esponenziale dei costi di esercizio dei mezzi pesanti rischia di innescare una pericolosa reazione a catena sull’intera filiera logistica, con inevitabili ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci e sui prezzi dei beni al consumo. La categoria, essendo per la gran parte costituita da piccole e medie imprese con poco peso contrattuale, non riesce nemmeno a ribaltare automaticamente ai propri committenti né riesce a recuperare dal mercato gli extracosti.
“Le nostre aziende sono allo stremo e non possono farsi carico di questi extracosti ingiustificati – afferma Paolo Pertosa, Presidente di Confartigianato Trasporti Puglia. Abbiamo già provveduto ad allertare i Prefetti pugliesi sulla gravità della situazione. È necessaria un’azione forte e tempestiva del Governo per calmierare i prezzi alla pompa e arginare in maniera decisa le speculazioni in atto, coinvolgendo attivamente il Garante per la sorveglianza dei prezzi e la Guardia di Finanza. Chiediamo inoltre l’attivazione immediata di misure di sollievo finanziario per scongiurare il collasso delle nostre aziende nei giorni a venire. Nel frattempo, consigliamo alle imprese di fare valere i propri diritti attivando immediatamente la clausola di adeguamento al costo del carburante (c.d. fuel surcharge) nei contratti di trasporto pur sapendo che, sebbene sia prevista obbligatoriamente per legge, non di rado viene disattesa soprattutto nei contratti non scritti. In tal caso occorre fare riferimento ai valori indicativi dei costi pubblicati dal Ministero, di cui chiederemo un più tempestivo aggiornamento”.











