Overtourism, turismo sostenibile, turismo responsabile, turisti “cafoni”, affitti brevi e tutela del mercato degli immobili residenziali. Sono solo alcuni dei termini finiti al centro del dibattito negli ultimi decenni nell’ambito dei confronti – scontri sull’industria delle vacanze. Se da un lato il turismo rappresenta uno dei settori più vitali dell’economia nazionale e internazionale, dall’altro lato non posso tacersi gli effetti “collaterali” negativi.
E proprio su questi ultimi si incentra l’analisi della giornalista Cristina Nadotti nel libro “Il turismo che non paga”, pubblicato da Edizioni Ambiente nell’ambito della collana VerdeNero Inchieste, che, senza naturalmente criminalizzare il turismo e i turisti, mette in campo un’accurata inchiesta che punta a riflettere su quali sono gli impatti sociali e ambientali di un settore che per sua natura agisce profondamente nel territorio sul quale insiste.
Come evidenzia l’autrice, ormai da anni gli scienziati elaborano dati e suggerimenti per evitare i disastri di un turismo incontrollato. Ma, in molto casi, gli appelli sono caduti nel vuoto. Quindi, sono soprattutto le voci degli esperti che trovano ampio spazio nel libro. Insieme a quelle dei pendolari che a stento riescono a salire sul treno per andare al lavoro, del personale dei Pronto soccorso oberato di lavoro, dei guardiaparco che si sentono impotenti di fronte allo scempio di territori fragili, dei cittadini che vedono la sporcizia aumentare nella strada sotto casa e si sentono prigionieri di una massa che rende più difficile ogni attività quotidiana.
È indubbio che le imprese turistiche sono il traino per lo sviluppo economico e creano posti di lavoro. Ma bisogna anche toccare con mano e valutare cosa accade quando una città diventa “città d’arte”, un paese “borgo autentico” e una spiaggia “località instagrammabile”. Cosa succede al territorio e ai suoi abitanti quando i luoghi vengono trasformati a uso e consumo dei turisti.
Un turismo a impatto zero non esiste e un mondo senza turismo non è né possibile né auspicabile, ma l’industria dei viaggi e delle vacanze ha bisogno di cambiare rapidamente, innanzitutto per il suo stesso bene. Cristina Nadotti fornisce una preziosa cassetta degli attrezzi per affrontare la questione. Prefazione del volume firmata da Ferdinando Cotugno.











