I dati aggiornati a febbraio 2026 dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega evidenziano un segnale incoraggiante: per la prima volta in 17 anni si registra un calo della mortalità per due mesi consecutivi. Nel primo bimestre dell’anno, le vittime totali sono state 102 (72 in occasione di lavoro e 30 in itinere), segnando una riduzione del 26,1% rispetto alle 138 vittime dello stesso periodo nel 2025. Sebbene l’Ing. Mauro Rossato intraveda una possibile inversione di tendenza, i numeri restano pesanti, confermando la necessità di non abbassare la guardia sulla prevenzione.
La geografia del rischio in Italia delinea una situazione critica per sei regioni, classificate in “zona rossa” a causa di un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale. In questa fascia di massimo allarme troviamo Molise, Liguria, Toscana, Campania, Sicilia e Piemonte. In termini assoluti, la Lombardia mantiene purtroppo la “maglia nera” con 13 vittime in occasione di lavoro, seguita da Toscana (9) e Campania (8), evidenziando una distribuzione del pericolo che attraversa l’intera penisola, da Nord a Sud.

L’identikit dei lavoratori più vulnerabili tracciato dall’Osservatorio rivela dati allarmanti per specifiche categorie. Gli ultrasessantacinquenni registrano l’indice di incidenza più elevato (12,7 decessi per milione di occupati), mentre la fascia d’età tra i 55 e i 64 anni conta il maggior numero di vittime totali. Un dato particolarmente critico riguarda i lavoratori stranieri: per loro il rischio di morte è oltre tre volte superiore rispetto ai colleghi italiani, con un’incidenza di 8,1 contro il 2,4 dei lavoratori autoctoni.
Per quanto riguarda i settori produttivi e le dinamiche temporali, le aree più colpite a febbraio 2026 risultano essere Trasporti e Magazzinaggio, Attività Manifatturiere e Costruzioni. È interessante notare come la pericolosità non sia distribuita uniformemente durante la settimana: il giovedì si è confermato il giorno più nero, raccogliendo il 22,2% degli infortuni mortali, seguito da lunedì e venerdì. Sul fronte dei generi, si registra invece un dato positivo per le donne, con vittime quasi dimezzate rispetto all’anno precedente (8 decessi contro i 15 del 2025).
Nonostante la flessione dei casi mortali, le denunce totali di infortunio sono in lieve aumento del 2,6%, raggiungendo quota 91.912. Le Attività Manifatturiere guidano questa classifica con quasi 9.000 denunce, seguite dal settore sanitario e dalle costruzioni. Questo incremento delle segnalazioni, a fronte di una diminuzione dei decessi, suggerisce una maggiore attenzione alla verbalizzazione degli incidenti, ma sottolinea anche come il rischio quotidiano nelle aziende italiane rimanga una sfida aperta e complessa da gestire.











