HomeCronacaBancarotta RSA in Puglia: arrestato l’imprenditore brindisino Michele Schettino

Bancarotta RSA in Puglia: arrestato l’imprenditore brindisino Michele Schettino

Michele Schettino, cinquantenne brindisino e amministratore di una società fallita attiva nel settore sociosanitario, è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza, ha colpito anche il suo braccio destro, il quarantanovenne Giovanni Vurro. Al centro dell’inchiesta finiscono le gestioni delle RSA di Miggiano, San Donaci e Adelfia, strutture che, secondo gli inquirenti, sarebbero state sistematicamente “saccheggiate” per alimentare nuove attività economiche.

Il meccanismo illecito ricostruito dalle fiamme gialle ha portato alla distrazione di circa 720 mila euro, sottratti attraverso una rete societaria creata ad hoc. Invece di essere reinvestiti nell’assistenza agli anziani, questi capitali sarebbero stati utilizzati per finanziare benefit personali, tra cui viaggi di piacere e automobili di lusso. Parallelamente alla distrazione dei fondi, la gestione Schettino avrebbe accumulato un passivo fallimentare superiore ai 3 milioni di euro, lasciando i creditori con un pugno di mosche.

Il bilancio complessivo dell’operazione vede nove persone indagate. Oltre ai due arresti principali, la magistratura ha disposto misure interdittive per altri due soggetti, a cui è stato vietato di esercitare attività d’impresa o ricoprire incarichi direttivi. Si tratta di Francesco De Marco, nato a Roma e residente a Bologna e di Luigi Lucca, nato e residente a Mola di Bari.

Le condotte contestate si sarebbero concretizzate attraverso:

  • esternalizzazione dei costi del personale;
  • pagamento di fatture per operazioni inesistenti;
  • sottrazione di denaro contante dalle casse societarie;
  • pagamenti non riconducibili ad attività commerciali.

Un sistema che avrebbe portato alla distrazione di circa 720mila euro, a fronte di debiti complessivi superiori ai tre milioni di euro nei confronti di Erario, Inps e dipendenti.

L’inchiesta non si ferma però alla sola condotta dei privati, ma scava più a fondo nel tessuto amministrativo pugliese per comprendere come una tale voragine finanziaria sia potuta passare inosservata per così tanto tempo.

Attualmente, le indagini procedono su due binari paralleli coordinati dalle procure di Lecce e Bari. Se il primo filone si concentra sui reati societari e fallimentari, il secondo mira a far luce su presunte collusioni con la Regione Puglia e le ASL locali. Gli inquirenti sospettano infatti gravi carenze nei sistemi di vigilanza e controllo che avrebbero dovuto monitorare l’operato delle residenze assistenziali, sollevando ombre inquietanti sul rapporto tra sanità privata e istituzioni pubbliche.

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Redazione
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