Le montagne russe delle quotazioni del greggio, che però non si traduce in ribassi dei prezzi dei carburanti quando il titolo scende, e che ha portato il prezzo dei carburanti a livelli insostenibili soprattutto per chi muove merci per lavoro, sta spingendo il settore dell’autotrasporto italiano verso un punto di non ritorno. Con il costo del gasolio che ha raggiunto vette insostenibili, migliaia di imprese si trovano oggi nell’impossibilità di coprire i costi vivi operativi.
La crisi non è più solo economica, ma sociale: il settore logistico, spina dorsale del Paese, denuncia un collasso imminente che mette a rischio perfino la sopravvivenza di piccole e medie aziende di trasporto.
Dalle prime ore di questa mattina, la tensione è sfociata in mobilitazione attiva con l’inizio di blocchi stradali e presidi organizzati. Le criticità maggiori in Puglia si sono registrate lungo l’autostrada A14 e la Statale 16, dove i mezzi pesanti hanno rallentato o interrotto il flusso veicolare in segno di protesta. Le sigle sindacali e i movimenti spontanei degli autotrasportatori hanno dichiarato che le agitazioni proseguiranno a oltranza finché non giungeranno risposte concrete dalle istituzioni.
Le ripercussioni delle proteste si fanno già sentire sulla cittadinanza, che subisce i danni collaterali dei blocchi. Oltre ai pesanti disagi alla circolazione stradale, si segnalano i primi ritardi nelle consegne della grande distribuzione e delle merci deperibili. Se la situazione dovesse perdurare, il rischio concreto è quello di trovare scaffali semivuoti nei supermercati e un ulteriore rincaro dei prezzi al consumo, causato dall’aumento dei costi di trasporto che ricade inevitabilmente sull’utente finale.
Di fronte a uno scenario così critico, il Governo ha avviato una fase di studio urgente per varare decreti emergenziali. Fonti di Palazzo Chigi riferiscono che l’esecutivo sta valutando interventi rapidi, come il ripristino del taglio delle accise o l’introduzione di nuovi crediti d’imposta per le aziende del settore. L’obiettivo è duplice: disinnescare la protesta e stabilizzare una filiera che non può permettersi ulteriori stop, onde evitare la paralisi totale dei rifornimenti nazionali.
Il tema del caro energia divide però profondamente la politica, trasformandosi in terreno di scontro parlamentare. La maggioranza di governo rivendica la prudenza necessaria per non far saltare i conti pubblici: “Siamo al fianco dei lavoratori e stiamo studiando soluzioni strutturali e non solo bonus temporanei — dichiarano esponenti del centrodestra — ma serve una risposta corale anche dall’Europa per calmierare i prezzi alla fonte”.
Dall’altra parte, le opposizioni accusano il Governo di colpevole ritardo e di aver tradito le promesse fatte in campagna elettorale. “È inaccettabile che il Paese si fermi mentre l’esecutivo continua a prendere tempo — attaccano i leader di PD e Movimento 5 Stelle — servono subito un tetto ai prezzi dei carburanti e uno scostamento di bilancio per aiutare le imprese e le famiglie strozzate dai rincari. I decreti emergenziali dovevano essere pronti mesi fa”.
In attesa di sviluppi dal tavolo tecnico tra Ministero delle Infrastrutture e associazioni di categoria, il clima resta rovente. Se da un lato il Governo cerca di mediare per evitare il blocco del Paese, dall’altro gli autotrasportatori promettono di non liberare i presidi senza garanzie scritte.
Le prossime ore saranno con ogni probabilità decisive per capire se si arriverà a una tregua o se questa settimana per i trasporti sarà molto complicata.











