Nei giorni scorsi, si è svolta la presentazione del libro inchiesta “Canale Terminale” di Eleonora Coletta presso la Sala Tatarella della Camera dei Deputati, vista l’importanza che riveste a carattere nazionale.
Eleonora Coletta è avvocato pubblico, professore a contratto di Diritto del lavoro all’Università di Bari. Per 15 anni è stata legale della Asl di Taranto, è Vicepresidente del Comitato Nazionale ‘Vittime Covid’ e del Comitato ‘Verità e Giustizia vittime Covid Moscati di Taranto – per non dimenticare’.
Un testo doloroso e significativo del libro, affronta il tema della verità nella gestione della pandemia da Covid-19 e non solo.
Prendendo spunto da quanto accaduto all’Ospedale oncologico Moscati di Taranto, questo libro denuncia con coraggio, girone dopo girone, la realtà atroce e spaventosa della sanità italiana, spesso ormai percepita dai pazienti come un vero e proprio ostacolo alla propria sopravvivenza.
Il libro inchiesta, oltre a quella dell’autrice che nel giro di 3 giorni ha perso marito e padre, si avvale delle testimonianze di Tina Albanese, Pia Balestra, Angela Cortese, Antonella Dandolo, Antonio Del Sole, Paola Regina, Donato Ricci, Venere Rotelli, Rosanna Valentini e Danilo Minolfo.
Nell’introduzione dell’autrice, si legge: “Emblematica l’espressione che usa il primario di Rianimazione quando, alle 13:00 del 5 marzo 2021, mi chiama per avvisarmi che mio marito, Dario Maniglia, è stato trasferito nel suo reparto: “Non doveva arrivare da me”. Confessione? Condanna? Forse la semplice conferma dell’ineluttabile. In quel reparto si va a morire. L’ho contagiato io, mio marito. Sono un avvocato e ho goduto del privilegio di essere tra i primi a vaccinarsi in Puglia: già il 19 febbraio sono prenotata per l’Hub vaccinale. Subito dopo l’iniezione sto male, molto male. Avviso il medico dei sintomi ma non viene attivato nessun controllo. Certa che si tratti degli effetti collaterali del vaccino non mi fermo. Il 23 febbraio sono in Tribunale, non mi reggo in piedi. Dopo due giorni la situazione peggiora e mi viene il sospetto che non sia per causa della vaccinazione, così mi faccio un tampone. Risultato? Positiva al Covid. Avverto immediatamente il presidente del Tribunale, avviso i miei amici: è stata una mia premura (…) Quello che so di certo è che sono stata io il veicolo di contagio di mio marito, delle nostre figlie, di mio padre e di altri cinque membri della mia famiglia. Io vivrò il resto della mia vita con il senso di colpaper aver portato dentro le mura della mia casa la malattia, ma la responsabilità della morte dei miei cari non è né mia né del Covid, ma di chi non li ha curati. Di chi li ha lasciati morire in condizioni disumane. Perché su nove contagiati del mio nucleo famigliare, i soli due a non essere sopravvissuti sono coloro che sono stati ricoverati (…) Sarà certamente un caso, ma ad oggi le morti simili sono centinaia. Tutti con le stesse caratteristiche e modalità. Questo libro vuole essere la loro voce”.
Mancanza di attrezzature mediche, cartelle cliniche inesistenti, terapie errate; sistemazioni improvvisate e precarie, reparti di fortuna, posti letto «arrangiati in locali che non avrebbero dovuto essere presi nemmeno in considerazione»; bagni inaccessibili o non funzionanti, pazienti abbandonati tra i loro stessi escrementi; parenti che non ricevono notizie dei loro cari per giorni; oggetti scomparsi, smarriti o rubati.
Persone maltrattate psicologicamente, vessate, umiliate, private della propria dignità di malati.
Pazienti sulla via della guarigione, improvvisamente morti a causa di infezioni ospedaliere, spesso antibiotico-resistenti.
Un crudo spaccato di una malasanità tutta italiana di cui, ancora oggi, i cittadini sono vittime.
Non un luogo di cura ma un vero e proprio “canale terminale”, vite sospese, abbandonate su un binario morto.
E “Il dolore di chi resta non conosce tregua, soprattutto di fronte alle numerose domande lasciate senza risposta. Tante, troppe, le morti sospette (…) tra malasanità, disorganizzazione e incompetenza del personale sanitario che si è trovato completamente impreparato di fronte alla seconda ondata dell’emergenza Covid” è quello che ha scritto Maria Giovanna Maglie nella Prefazione.
“È essenziale riflettere su quanto accaduto e sul lavoro che la Commissione parlamentare d’inchiesta sta svolgendo – ha precisato l’on. Dario Iaia – per fare emergere la verità e rendere giustizia a quanto vissuto dai cittadini.
Durante il suo intervento, ha sottolineato le numerose contraddizioni delle misure restrittive messe in atto.
Da un lato, alcuni reparti dei supermercati erano accessibili, mentre altri venivano bloccati; dai mercati chiusi ai centri commerciali rimasti aperti, fino ai cimiteri interdetti.
Queste decisioni hanno creato una confusione che ha costretto sindaci, come lo stesso Iaia all’epoca, a interpretare e spiegare norme spesso poco chiare ai cittadini, generando disorientamento.
Un passaggio del libro ha particolarmente colpito i presenti: la drammatica narrazione di Carmelo, trovato privo di vita su una sedia e ignorato per ore, cadendo a terra durante il suo spostamento.
“Questa triste vicenda ci restituisce con forza la disumanizzazione che abbiamo vissuto in quei momenti bui – ha riferito Iaia – È fondamentale continuare a lavorare con determinazione per comprendere i fatti, onorare la memoria di chi ha sofferto e garantire che simili errori non si ripetano in futuro. La verità deve emergere e la Commissione d’inchiesta rappresenta un passo essenziale in questo percorso di responsabilità. Ringrazio Eleonora Coletta per averci restituito uno spaccato reale di quel periodo e di quando purtroppo, hanno perso la vita suo padre e suo marito. Da parte nostra e la presenza del capogruppo Galeazzo Bignami lo dimostra, permane l’intenzione di fare piena luce sulla gestione di quella emergenza”.
Soddisfatta dell’incontro, l’autrice Coletta. “Vorrei ringraziare l’on.le Iaia per aver dato voce ancora una volta alla richiesta di verità e giustizia che porto avanti con il mio libro. Aver avuto il conforto degli autorevoli membri della Commissione Parlamentare Covid, sen. Marco Lisei e on. Alice Buonguerrieri nella ricerca della verità, per noi parenti delle vittime Covid ha un significato importante. I nostri cari hanno pagato il prezzo più alto della scellerata gestione della pandemia e meritano rispetto e giustizia. Grazie all’on. Bignami perché ha parlato di memoria, perché noi non possiamo dimenticare. Per questo, mi auguro che la Commissione vada avanti fino in fondo”.
Nella foto da sinistra Galeazzo Bignami, Dario Iaia, Eleonora Coletta, Marco Lisei, Alice Buonguerrieri
di Vito Piepoli











