Si è chiusa con un bilancio di grande solidità — oltre 30mila visitatori — la 732ª Fiera di San Giorgio, restituendo a Gravina in Puglia il respiro ampio delle sue stagioni migliori. La città ha vissuto giorni pieni, attraversati da una partecipazione diffusa e da una presenza costante di pubblico, operatori e istituzioni, dentro e fuori l’Area Fiera di via Spinazzola. Un’edizione che ha confermato la capacità della rassegna di tenere insieme identità e prospettiva, tradizione e traiettorie di sviluppo, con una proposta articolata e coerente.
“Si conclude un’edizione entusiasmante – dichiara il Sindaco Fedele Lagreca – che ha saputo coniugare le tradizioni agricole e l’enogastronomia con il sociale, il turismo e la rievocazione storica, dimostrando come un’offerta integrata e altamente qualificata possa diventare attrattiva per moltissimi visitatori. La Fiera di San Giorgio racconta un sapere che si evolve, senza perdere il legame con la tradizione: è radici e innovazione, facendo di Gravina un punto di riferimento di tutto il territorio.”
Il segnale è arrivato fin dall’apertura, con una città in movimento e una comunità raccolta attorno al suo appuntamento più rappresentativo. Il taglio del nastro del sindaco Fedele Lagreca, alla presenza dei sovrani Carlo II d’Angiò, interpretato da Sergio Múñiz, e Maria d’Ungheria, ha dato avvio a un percorso che ha mantenuto ritmo e intensità lungo tutte le giornate. Dentro questo perimetro, la Fiera ha costruito un racconto credibile e contemporaneo.
I momenti di confronto hanno affrontato temi centrali per il territorio e per il sistema produttivo: politiche sociali e diritti, rigenerazione urbana, innovazione agricola, sostenibilità ambientale. Un’agenda ampia, capace di mettere in relazione competenze e visioni, offrendo chiavi di lettura utili e prospettive operative. L’agricoltura, in particolare, ha trovato spazio come asse strategico, tra ricerca, nuove tecnologie e valorizzazione delle filiere, dentro una riflessione più ampia sul futuro delle economie locali.
Accanto ai contenuti, la dimensione pubblica della Fiera ha mantenuto una forte riconoscibilità. Gli appuntamenti dedicati alla coscienza civile hanno portato al centro temi sensibili, mentre la programmazione culturale ha accompagnato le serate con proposte capaci di parlare a pubblici diversi, tra musica, performance e momenti di intrattenimento. Una costruzione equilibrata, che ha tenuto insieme approfondimento e leggerezza. Il fine settimana ha ampliato ulteriormente il raggio della manifestazione, con una partecipazione che ha coinvolto famiglie, visitatori e operatori.
I temi ambientali e la riflessione sul rapporto tra attività produttive e tutela del territorio hanno trovato spazio accanto alle iniziative dedicate alla solidarietà e alla cultura del dono. Forte anche il richiamo delle tradizioni, con la valorizzazione delle eccellenze locali e dei saperi legati alla gastronomia, capaci di raccontare l’identità del territorio in modo diretto ed efficace.Determinante, ancora una volta, il ruolo della città diffusa. Il “Fuori Fiera” ha esteso l’esperienza oltre i confini dell’area espositiva, trasformando piazze e quartieri in luoghi di incontro. Rievocazioni storiche, spettacoli, musica ed esperienze enogastronomiche hanno contribuito a costruire un clima continuo, riconoscibile, capace di accompagnare l’intera durata della manifestazione.











