Dopo le notizie emerse sulla tappa spostata a Savelletri e dopo il caso del vicepresidente del Consiglio comunale che il 25 aprile ha pubblicato “Faccetta nera”, pubblichiamo una lettera aperta al sindaco e alla giunta di Monopoli, chiamati a spiegare pubblicamente se la città pugliese abbia perso la data del festival per ragioni legate alle scelte artistiche.
Monopoli non ospiterà nessuna data estiva di Porto Rubino 2026.
La notizia, da sola, sarebbe già rilevante. Porto Rubino è uno dei progetti musicali più riconoscibili della Puglia, un festival che negli anni ha costruito un rapporto forte con il mare, con i porti, con le comunità che lo hanno accolto e con un’idea aperta di cultura musicale. La collaborazione con Monopoli, tra l’altro, era stata annunciata pochi mesi fa alla BIT di Milano tra gli appuntamenti culturali e turistici della città per il 2026.
Nelle ultime ore, però, è emerso qualcosa di molto più serio di un semplice cambio di programma.
Secondo quanto riportato da Rockol, la data del 16 luglio, oggi prevista a Savelletri, era inizialmente fissata a Monopoli. Sempre secondo Rockol, dopo un incontro con rappresentanti comunali per definire questioni tecniche, il programma sarebbe stato stravolto perché il cartellone non era “consono con i voleri della giunta”. Anche Musica dal Palco ha ricostruito la vicenda parlando di un cambio di location all’ultimo momento dovuto a contrasti sulle scelte artistiche non gradite alla giunta di Monopoli, dove era prevista la seconda data del festival. L’articolo fa riferimento alla presenza di “suoni di origini arabi”, pur eseguiti da un gruppo francese.
Il riferimento è agli Acid Arab, progetto francese di musica elettronica che lavora su sonorità arabe e mediterranee, inserito nella serata “Porto Rubino Balla” insieme a Dardust, Frenetik e Jolly Mare. Una serata dedicata alla club culture, alle suggestioni mediterranee e alla contaminazione tra linguaggi sonori diversi.
Se davvero Monopoli ha rinunciato a ospitare una tappa di Porto Rubino perché una parte del programma artistico è stata ritenuta non gradita per la sua matrice culturale, per i suoi riferimenti arabi o per il suo immaginario mediterraneo, siamo davanti a un fatto politicamente gravissimo.
Una città non può scegliere quali artisti siano accettabili sulla base della lingua, dell’origine, del suono o dell’identità culturale che evocano. Una giunta comunale non può trasformare lo spazio pubblico in un recinto rassicurante, dove passa solo ciò che viene considerato “consono” al gusto o alla sensibilità politica di chi governa in quel momento.
La cultura non funziona così. I festival non funzionano così. Le città vive non funzionano così.
A rendere tutto ancora più grave c’è il contesto in cui questa vicenda esplode. Pochi giorni fa il vicepresidente del Consiglio comunale di Monopoli, Alessandro Scisci, ha pubblicato nel giorno del 25 aprile un messaggio con scritto “Non ho nulla da festeggiare”, accompagnato da “Faccetta nera”, canzone simbolo della propaganda fascista. La vicenda è stata riportata anche dal Corriere del Mezzogiorno, generando richieste di dimissioni da parte dell’opposizione.
Non siamo più soltanto davanti a una caduta di stile personale o a una provocazione social. Siamo davanti al rischio che una città come Monopoli venga raccontata fuori dai suoi confini come un luogo in cui una proposta artistica mediterranea, elettronica e contaminata, con riferimenti arabi, sarebbe stata considerata non adatta allo spazio pubblico.
Anche La Stampa ha dedicato alla vicenda un articolo dal titolo eloquente: “Porto Rubino 2026, il festival divide. La presenza di un gruppo franco-algerino scatena polemiche”.
Monopoli non può permettersi questa immagine. Non la meritano i cittadini, non la meritano gli operatori culturali, non la merita una città che vive anche di apertura, turismo, relazioni, scambio, accoglienza.
Per questo chiediamo al sindaco Angelo Annese e alla giunta comunale di chiarire pubblicamente cosa è accaduto.
Chiediamo di sapere se corrisponde al vero che la tappa di Porto Rubino sia saltata per contrasti legati al programma artistico. Chiediamo di sapere chi, all’interno dell’amministrazione comunale, abbia contestato il cartellone. Chiediamo di sapere se siano state espresse perplessità sulla presenza degli Acid Arab, sui cosiddetti “suoni di origine araba” o su qualunque altro elemento della proposta artistica. Chiediamo, soprattutto, se la giunta ritenga normale che un festival venga valutato non per la qualità del progetto, ma per la presunta compatibilità politica o culturale dei suoi artisti.
Non bastano formule vaghe. Non basta parlare genericamente di problemi tecnici, difficoltà organizzative o incomprensioni.
Qui c’è un festival che era previsto a Monopoli e che oggi si farà a Savelletri. C’è un direttore artistico, Renzo Rubino, che durante la presentazione pubblica del festival ha raccontato una frattura con l’amministrazione. Ci sono testate nazionali e di settore che stanno riportando la vicenda. C’è una città che rischia di essere associata a una chiusura culturale incompatibile con i valori democratici, antifascisti e pluralisti su cui si fonda la vita pubblica.
Esprimiamo solidarietà a Renzo Rubino, a Porto Rubino e agli artisti coinvolti. Ma soprattutto chiediamo rispetto per Monopoli e per la sua comunità.
Perché Monopoli non può diventare la città dove un festival se ne va perché qualcuno non gradisce la musica che guarda al Mediterraneo, al mondo arabo, alla contaminazione, alla libertà dei linguaggi.
Se questa ricostruzione verrà smentita, l’amministrazione lo faccia subito, con chiarezza e assumendosi la responsabilità delle proprie parole.
Se invece verrà confermata, allora non saremo davanti a un semplice errore amministrativo. Saremo davanti a una scelta politica grave, miope e culturalmente inaccettabile.
Monopoli merita una spiegazione.
E la merita adesso.
Un appassionato di cultura e di libertà.











