Il prossimo 7 maggio 2026 i lavoratori dei porti italiani incroceranno le braccia per un’importante giornata di sciopero nazionale. La mobilitazione vedrà delegazioni provenienti dai principali scali del Paese convergere a Roma per un presidio fissato alle ore 11:00 davanti al Ministero del Lavoro, in via Flavia. Al centro della protesta vi è la richiesta, ormai improrogabile, del riconoscimento del lavoro portuale come attività usurante ai fini pensionistici, una battaglia che si inserisce nel percorso verso la manifestazione nazionale operaia indetta per il 23 maggio.
La rivendicazione nasce direttamente dalle banchine e dai piazzali, trovando piena convergenza con altri settori strategici della logistica, come quello ferroviario. I lavoratori chiedono che la natura gravosa della loro professione venga certificata per legge, consentendo l’accesso alla pensione con un anticipo di cinque anni. Questa necessità si scontra sistematicamente con le obiezioni istituzionali riguardanti la scarsità di risorse economiche, un “ritornello” che i portuali rispediscono al mittente indicando chiaramente dove, a loro avviso, vengano dirottati i fondi pubblici.
Il cuore politico dello sciopero risiede infatti nella denuncia contro i piani di riarmo e la crescente militarizzazione delle infrastrutture civili. Secondo i sindacati e i lavoratori, le risorse necessarie per sostenere salari, pensioni e servizi pubblici esistono, ma vengono assorbite dall’acquisto di armamenti per miliardi di euro e da logiche di speculazione finanziaria che alimentano l’inflazione. La lotta dei portuali si configura così come un’opposizione diffusa alle politiche belliciste dell’Unione Europea, che rischiano di trascinare il Paese in scenari di conflitto globale.
Oltre alle questioni previdenziali, la mobilitazione esprime una forte solidarietà internazionale. I lavoratori dichiarano di non voler abbandonare chi, condividendo con loro percorsi di lotta, si trova oggi minacciato dall’esercito israeliano. Difendere il salario, la salute e la sicurezza sul lavoro è considerato parte di un’unica, grande battaglia contro l’economia di guerra. L’invito degli organizzatori è rivolto a tutta la cittadinanza per sostenere lo sciopero e partecipare attivamente al presidio presso il Ministero.
La giornata del 7 maggio vedrà inoltre una significativa saldatura tra il mondo del lavoro e quello dell’istruzione. In concomitanza con i portuali, scenderanno in piazza anche insegnanti e studenti per protestare contro le riforme del sistema educativo e i progetti di reintroduzione della leva militare. Questo fronte comune sottolinea un legame profondo tra generazioni diverse, unite dalla stessa rabbia contro lo smantellamento dei diritti sociali a favore della spesa militare: “Lavoratori e studenti, figli della stessa rabbia”.











