Un giovane lavoratore immigrato e residente a Taranto, Sako Bakari, ucciso mentre era in attesa di iniziare una ennesima giornata di lavoro in campagna, Un ragazzo, incensurato, irreprensibile e ben voluto dalla comunità di Taranto, che manteneva la sua famiglia con un duro lavoro e che pagava tasse ed affitto. Morto senza un motivo apparente.
Il 35enne maliano è stato ammazzato all’alba di sabato in piazza Fontana, nella Città vecchia di Taranto. Le indagini della Squadra Mobile, con il coordinamento della procura, si stanno concentrando su un gruppo di giovani del posto. Bakari secondo la ricostruzione effettuata, avrebbe avuto una lite con alcuni ragazzi che lo avrebbero aggredito e colpito al petto con un oggetto acuminato.
Per Antonio Paolo Scalera, consigliere regionale della Lega, “di fronte a una tragedia così drammatica non possiamo restare in silenzio davanti al dilagare di odio, razzismo e disumanità apparsi sui social network. Parole vergognose che offendono non solo la memoria di Bakary Sako, ma anche i valori di civiltà, solidarietà e rispetto che appartengono alla nostra comunità. Episodi di questo tipo non possono e non devono essere associati all’identità della città di Taranto e della sua gente.
Taranto non è odio, non è razzismo. Taranto è una città di lavoro, di accoglienza e di dignità, che nella sua storia ha conosciuto il sacrificio, la sofferenza e la solidarietà. I messaggi di intolleranza e violenza verbale comparsi in queste ore rappresentano una minoranza rumorosa che non può oscurare il volto autentico della nostra comunità. Il razzismo non è un’opinione, ma una deriva morale e culturale che rischia di alimentare indifferenza e violenza.
Per questo è necessario reagire con fermezza, riaffermando i principi del rispetto della persona, della convivenza civile e della legalità. Venga fatta piena luce sull’accaduto siano assicurati i responsabili alla giustizia. Rinnovo, nel contempo, la mia vicinanza alla famiglia di Bakary Sako e a tutti coloro che oggi chiedono verità, giustizia e rispetto per la sua memoria”.











