“Sarebbe facile, da parte nostra, rispondere al presidente di Federmeccanica. Lo potremmo fare riportando il numero degli operai deceduti a causa di incidenti sul lavoro o malattie professionali riconosciute dall’INAIL, per quanto riguarda l’Ilva di Taranto (dati ufficiali di Enti riconosciuti contro i risultati di un sondaggio farlocco di cui non si conosce numero e posizione sociale degli intervistati)”. Questa la risposta polemica dei Genitori Tarantini sulla necessità di rilanciare la produttività dell’Ex Ilva sottolineata a Taranto da Federmeccanica e Confindustria Taranto.
“Potremmo anche proporre l’insopportabile numero delle gravissime malattie che colpiscono i bambini, che a Taranto diventano percentuali in eccesso rispetto alle medie regionali. Abbiamo a disposizione dati (tutti verificabili), tutti gli studi scientifici che dimostrano senza ombra di dubbio che dove insiste un’acciaieria a carbone, lì ci sono cancri e leucemie in numero inaccettabile, disumano. La verità è che gli industriali hanno fallito, e che, in quasi quindici anni da quando l’area a caldo è stata posta sotto sequestro, lo Stato non è riuscito a fare altro che produrre una ventina di decreti, con il solo risultato di aver moltiplicato a dismisura il dolore dei tarantini e degli operai di quella fabbrica. L’ingannevole propaganda su una produzione con i forni elettrici, studiata per poter illudere il resto degli italiani, non è mai stata realmente considerata dagli industriali che ancora ambiscono, per interessi personali, a un acciaio prodotto con gli altiforni.
Questa è la verità!”
“In questi tre lustri – sottolinea l’associazione – avrebbero potuto smantellare l’intera area a caldo e installare i tanto pubblicizzati forni elettrici che, comunque, non avrebbero risolto il problema ambientale e sanitario. La verità è che quel sondaggio non è che un misero tentativo di nascondere la cronica incompetenza e la totale mancanza di lungimiranza di politici e affaristi che ancora vogliono nutrire i propri interessi con la carne dei tarantini. Per quanto ci riguarda, ancora vale la Costituzione italiana, che considera la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Un principio rimarcato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, giusto due anni fa: “non può esistere alcun tipo di produzione che procuri un pericolo per la salute umana”. Come a dire che, se esiste un interesse strategico, questo non può essere che la salute”.











