Correva l’anno 1946 quando gli italiani effettuarono una scelta. Una scelta che ha segnato la storia. Nel 2026 si festeggiano gli ottanta anni della vittoria della Repubblica sulla Monarchia. Il referendum che sancì la nascita della Repubblica italiana rimane il fondamento su cui si basa l’odierna società. Un caposaldo duraturo ma che non manca di suscitare, a distanza di tempo, confronti e dibattiti. Perché l’Italia si presenta ancora, per certi versi, come un cantiere aperto di memorie e di identità, di consolidamento della dimensione politica e istituzionale, di ridefinizione della sua fisionomia sociale.
“L’Italia della Repubblica” è il titolo del libro firmato da Maurizio Ridolfi, pubblicato da Carocci Editore, che ripercorre gli otto decenni in cui lo stato e la società italiana hanno mutato volto e pian piano hanno posto le basi, seppur tra mille difficoltà, per affermare e consolidare, soprattutto, i valori costituzionali.
Ridolfi, che insegna Storia contemporanea e della comunicazione politico-istituzionale all’Università della Tuscia (Viterbo), ripercorre i vari passaggi caratterizzati dalle prassi della democrazia parlamentare, dal protagonismo dei partiti, dall’azione garante del Quirinale interpretata dallo stile dei presidenti, dalle differenziate narrazioni di una Repubblica antifascista che ha saputo svolgere anche un suo ruolo nello spazio europeo e internazionale.
Il racconto proposto dal libro si suddivide in diverse fasi temporali. Si parte con la nascita della Repubblica, una democrazia di massa che, tenendo conto dei numeri del referendum istituzionale, individua già le specificità dei territori ma anche l’importante ruolo svolto dal voto delle donne.
Si prosegue con la fase della costruzione e del consolidamento, ossia gli anni Cinquanta-Sessanta immersi nella guerra fredda ma in cui assiste allo sviluppo del benessere e alla “Repubblica dei partiti”. I successivi anni Settanta-Ottanta sono, invece, quelli in cui avviene lo “scontro” tra consenso e delegittimazione, due decenni controversi in cui prevale il binomio tra politica e vicende giudiziarie, innestato negli spazi euro-mediterraneo e atlantico e in cui provano a farsi largo lo Stato sociale, la stagione dei diritti civili e il protagonismo di donne e giovani.
Infine, gli anni di fine e nuovo secolo in cui si registra prima la crisi, poi il ritorno della Repubblica e il suo ruolo nell’Unione Europea e nel Mediterraneo, tra mafia, criminalità e legalità, in una lunga e incompiuta crisi di transizione caratterizzata da populismi e leadership.
Una ricca bibliografia impreziosisce l’opera.












