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Crisi rifiuti a Foggia del 2023: ex vertici Ager e Amiu vanno a processo

Arriva una svolta giudiziaria per la grave crisi dei rifiuti che ha colpito la città di Foggia durante i mesi estivi del 2023. A seguito dell’udienza predibattimentale, l’autorità giudiziaria ha stabilito la prosecuzione del processo davanti al Tribunale monocratico di Foggia. Il via al dibattimento in aula è stato fissato per il prossimo 19 novembre.

I tre imputati e l’ipotesi di reato

Il provvedimento di rinvio a giudizio interessa tre figure chiave della gestione ambientale e dei servizi di raccolta dell’epoca:

  • Gianfranco Grandaliano, precedentemente alla guida di Ager Puglia in qualità di direttore generale;

  • Antonello Antonicelli, attuale direttore generale di Amiu Puglia;

  • Massimiliano Piscitelli, all’epoca temporary manager di Amiu Puglia e responsabile della gestione delle strutture di trattamento meccanico-biologico (TMB) situate a Foggia e Bari.

La magistratura contesta ai tre indagati, in concorso tra loro, il reato di interruzione di pubblico servizio o di pubblica necessità. Secondo l’impianto accusatorio, i dirigenti, pur essendo a conoscenza delle criticità e del blocco programmato di un impianto cruciale per lo smaltimento dei rifiuti, non avrebbero pianificato né attuato le contromisure necessarie per scongiurare il blocco delle attività, provocando così l’accumulo di immondizia lungo le strade del capoluogo dauno.

Il ruolo delle associazioni ambientaliste

Nel procedimento penale figura come parte civile il Wwf Dauno. L’associazione, tramite il suo presidente Maurizio Marrese, ha espresso una dura ferma condanna sulla condotta degli ex vertici, sostenendo che le scelte gestionali avrebbero penalizzato deliberatamente il territorio foggiano per tutelare altre aree della regione, trasformando la città in una discarica all’aperto. Oltre a sollecitare le dimissioni dei soggetti coinvolti, la sigla ambientalista ha chiamato in causa Ager Puglia e Amiu Puglia come responsabili civili.

La replica e la difesa di Amiu Puglia

Non si è fatta attendere la risposta ufficiale di Amiu Puglia, che ha diramato una nota ufficiale per ribadire la propria totale fiducia nell’operato dei giudici e nella correttezza dei propri manager, dicendosi certa che la verità emergerà chiaramente durante il dibattimento.

La società ha inoltre rispedito al mittente le accuse di presunti favoritismi territoriali ai danni di Foggia, ricordando che il Comune dauno detiene una quota societaria pari al 20% del capitale. L’azienda ha precisato che:

  1. L’impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB) di Foggia costituisce solo un tassello di una rete impiantistica provinciale complessa, il cui funzionamento è interconnesso a tutto il sistema.

  2. Amiu continua a gestire la struttura dal 2023 unicamente per “senso di responsabilità istituzionale” al fine di non interrompere un servizio essenziale per i cittadini.

  3. Viene chiesto con urgenza agli organi competenti di concludere l’iter per l’assegnazione definitiva della gestione del TMB.

L’azienda ha preannunciato che farà valere le proprie ragioni in sede legale, riservandosi di agire per vie legali a tutela della propria immagine qualora la discussione pubblica dovesse sfociare in una disinformazione lesiva della reputazione aziendale. Per tutti i soggetti coinvolti resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

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Redazione
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