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Vasco infiamma Bari e tutto il Sud con una doppietta storica allo Stadio San Nicola

Il passaggio del Vasco Live 2026 allo stadio San Nicola di Bari in due grandi serate, quelle del 18 e 19 giugno ha lasciato senza dubbio il segno, trasformandosi in una grandiosa celebrazione collettiva di uno dei cantautori più amati dal pubblico italiano, con almeno quattro generazioni unite dal canto e dalle emozioni che soltanto il Blasco sa regalare a chi va ai suoi concerti. Due serate consecutive da sold out, un’onda umana di oltre 100mila persone che ha invaso il capoluogo pugliese da ogni angolo del Sud Italia, confermando quel legame viscerale, quasi mistico, e certamente d’amore che unisce il popolo meridionale a Vasco Rossi in ogni sua uscita sul palco.

L’astronave di Renzo Piano si è trasformata fin dal pomeriggio in un catino ribollente (letteralmente, visto il caldo) di energia, dove le vecchie e le nuove generazioni si sono mischiate aspettando lo sguardo magnetico di un artista che attraversa con immutata grinta ed uno spirito invidiabile per la sua età (74 anni) cinquant’anni di carriera senza mostrare i segni del tempo, ma conservando intatta la sua proverbiale urgenza espressiva.

Una scaletta coraggiosa, tra amarcord e provocazione politica

Chi si aspettava il solito rito celebrativo è rimasto spiazzato. Vasco ha messo in piedi una scaletta profondamente rinnovata, un viaggio di 26 canzoni capace di ripescare chicche storiche e, al contempo, graffiare il presente con letture politiche estremamente attuali.

L’avvio è un pugno nello stomaco per energia ed eclettismo, ma è nella parte centrale del live che emerge lo spirito più critico e ribelle del Komandante. Brani storici hanno ritrovato improvvisamente una fortissima urgenza di espressione geopolitica e sociale, da urlare al cielo ed ai potenti del mondo:

  • Fegato, fegato spappolato e Faccio il militare – estratti dal leggendario album del 1979 Non siamo mica gli Americani! – hanno risuonato come un manifesto di indipendenza culturale e una satira tagliente contro ogni forma di rigurgito militarista o allineamento cieco.

  • Gli spari sopra – vero e proprio climax rock dello show – accompagnato dalle grafiche imponenti dei mega-schermi di ultima generazione, è diventato un urlo potentissimo contro i conflitti moderni, i totalitarismi e le ipocrisie del potere globale.

  • C’è chi dice no – cantata da 50mila voci a sera tra il prato e gli spalti del San Nicola – ha ribadito il rifiuto categorico del conformismo sociale, trasformando lo stadio in un’unica, gigantesca piazza di resistenza emotiva.

Vasco non le manda a dire e, senza giri di parole o discorsi inutili, usa le sue canzoni come uno specchio capace di mostrare le contraddizioni del mondo contemporaneo. Il rock torna così alla sua funzione primaria: far pensare, scuotere le coscienze, disturbare i manovratori.

Il gran finale: l’abbraccio eterno al popolo del Sud

Ma i concerti di questi giorni non possono, e non devono, ridursi soltanto alla contestazione o all’attualità: emozioni, lacrime, abbracci, pensieri tra il passato ed il futuro nella consapevolezza che “la vita è un brivido che vola via… è tutto un equilibrio sopra la follia“.

Se la parte centrale è stata una sciabolata rock e d’impegno, l’ultima frazione del concerto è stata un crescendo lirico ed emozionale vietato ai deboli di cuore. Quando l’interludio lascia spazio alla sequenza finale, il San Nicola smette di essere un concerto e diventa un rito: “La noia”, “Sally”, “Siamo solo noi”, “Vita spericolata” (introdotta da una toccante versione voce e piano) e l’immancabile preghiera laica di “Albachiara”, sotto un cielo di fuochi d’artificio.

Un blocco di straordinarie canzoni messe una in fila all’altra (e purtroppo non c’era spazio per altre pietre miliari emozionali di Vasco Rossi) che rappresenta la colonna sonora della vita di milioni di italiani. Le lacrime, gli abbracci in transenna, i cori infiniti che sono proseguiti ben oltre lo spegnimento dei riflettori, sui gradoni del San Nicola e nelle code chilometriche per tornare a casa ben oltre la mezzanotte, testimoniano che quello tra Vasco e il Mezzogiorno non è un semplice successo commerciale. È una storia d’amore che dura da mezzo secolo, e che le due notti di Bari hanno reso, se possibile, ancora più eterna. Il Blasco è passato ancora  una volta da Bari, e il Sud si è innamorato di lui per l’ennesima volta.

L’appuntamento per i fan di Vasco Rossi è per l’anno prossimo, con 10 concerti che occuperanno lo Stadio Olimpico di Roma per tutto il mese di giugno o quasi.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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