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Riabilitazione Puglia al collasso, A.R.I.S. lancia l’allarme: “A rischio cure per migliaia di disabili, anziani e bambini”

La sanità riabilitativa pugliese è a un punto di rottura. A lanciare l’allarme è A.R.I.S. Puglia, che rappresenta gli enti religiosi e non profit che da decenni garantiscono percorsi di cura a migliaia di persone con disabilità, minori e anziani. “Siamo al paradosso: la Regione chiede standard più alti ma rende impossibile sostenerli, e per di più ci impone un contratto che non è nemmeno il nostro. Senza interventi urgenti e adeguati, molte strutture non potranno più garantire la continuità dei servizi. Le vittime non saranno le strutture, ma i pazienti, le famiglie e i lavoratori”.

Sono quattro i nodi che rendono la situazione esplosiva

1. Tariffe insostenibili, ferme da vent’anni. A fronte di un’inflazione che dal 2007 supera il 43%, le tariffe delle prestazioni ex art. 26 sono sostanzialmente ferme. L’unico adeguamento – il 7% nel 2022 – è del tutto insufficiente e non è stato nemmeno erogato in maniera uniforme da tutte le ASL, lasciando gli enti in una condizione strutturale di sottofinanziamento.

2. Un contratto che non è quello del settore, e più oneroso. I centri di riabilitazione ex art. 26 hanno un proprio contratto nazionale di settore – il CCNL ARIS Centri di Riabilitazione e RSA, sottoscritto nel 2012 e rinnovato con l’Accordo Ponte del gennaio 2024 – che le organizzazioni sindacali stanno in queste settimane rinnovando al tavolo nazionale. La Regione impone però alle strutture, quale requisito di accreditamento, un contratto diverso e più costoso: quello dell’ospedalità privata, proprio dell’area ospedaliera e non di quella territoriale in cui operano i centri. Si chiede così agli enti di applicare un contratto che non è il loro: dove è stato applicato, il costo del personale ha superato l’80%, con punte fino al 90% del fatturato. La legittimità di un’imposizione analoga è già stata messa in discussione dalla Corte costituzionale e la questione è tuttora sub iudice.

3. Un piano di riconversione irrealistico. La DGR n. 1933/2025 impone un adeguamento in 18 mesi sulla base di un fabbisogno vecchio di 11 anni e richiede maggiori figure professionali difficilissime da reperire – come i medici specialisti in Neuropsichiatria infantile, in Fisiatria, logopedisti, e tutte le altre figure della riabilitazione. A ciò si aggiungono incertezze amministrative – preintese mai formalizzate e una terminologia applicativa confusa (“pacchetti ambulatoriali” invece di “Nuclei di riabilitazione”) – che generano solo caos e contenzioso.

4. Impegni sindacali disattesi. Nel verbale del 22 giugno 2023 ARIS Puglia / OO.SS. regionali e nell’Accordo Ponte nazionale del 24 gennaio 2024 era già stato tracciato un percorso di equilibrio contrattuale sostenibile, vincolato all’adeguamento delle tariffe. Un percorso oggi ignorato, in favore di una forzatura unilaterale che non rispetta gli impegni assunti.

“Il disavanzo sanitario della Regione non può essere scaricato sui più fragili – prosegue A.R.I.S. Puglia –. Chiediamo alla Regione Puglia e ai Ministeri di intervenire con urgenza”.

Le richieste sono chiare

• Apertura immediata di un tavolo istituzionale per trovare soluzioni concrete.

• Sospensione dei termini della DGR n. 1933/2025 che possono produrre effetti irreversibili sugli accreditamenti.

• Revisione immediata delle tariffe ex art. 26, adeguandole ai costi reali.

• Una soluzione coerente della questione contrattuale, che riconosca il contratto di settore e accompagni ogni obbligo con la corrispondente copertura tariffaria.

“Siamo pronti al dialogo, ma non assisteremo in silenzio allo smantellamento della sanità riabilitativa pugliese. Non è un interesse di categoria: è una battaglia per la dignità delle persone e per il diritto alla cura”.

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Redazione
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