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Crisi della Riabilitazione in Puglia: l’allarme delle strutture accreditate e il rischio per i pazienti

Il sistema della riabilitazione ex art. 26 in Puglia si trova di fronte a una crisi senza precedenti che rischia di compromettere il diritto alla salute e alla cura di migliaia di cittadini. Le strutture sanitarie e socio-sanitarie associate ad ARIS Puglia (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari), insieme agli altri enti accreditati che operano da decenni nel territorio, hanno lanciato un appello pubblico urgente e responsabile rivolto alle istituzioni nazionali, regionali e all’intera comunità pugliese. La continuità terapeutica per bambini, adulti e persone con disabilità è gravemente minacciata da un impianto burocratico insostenibile e da un sottofinanziamento cronico.

Il Patrimonio della Riabilitazione Pugliese a rischio dissoluzione

La problematica sollevata dagli enti accreditati supera i confini dei bilanci interni e delle logiche organizzative dei singoli gestori. Al centro della controversia vi è il futuro stesso del modello di presa in carico riabilitativa in Puglia. Per molti territori, questi presidi costituiscono l’unica risposta concreta e specializzata a bisogni complessi che il sistema pubblico, da solo, non è in grado di soddisfare.

Il collasso del comparto colpirebbe non solo i pazienti e le loro famiglie, private di un supporto educativo, motorio e cognitivo fondamentale, ma anche un ampio bacino di professionisti che garantiscono quotidiana assistenza con elevati standard di specializzazione.

“La riabilitazione non è un servizio accessorio o una voce subordinata alla cura clinica: ne rappresenta la prosecuzione necessaria affinché le terapie abbiano effetti reali e duraturi sulla dignità e sull’inclusione sociale delle persone fragili.”

I Nodi critici della DGR n. 1933 del 9 Dicembre 2025

La principale spinta verso l’attuale fase di incertezza deriva dall’approvazione della Deliberazione della Giunta Regionale (DGR) n. 1933 del 9 dicembre 2025. Il provvedimento avvia un piano di riconversione dei posti letto e delle prestazioni dei presidi riabilitativi basandosi su una stima del fabbisogno risalente a 11 anni fa. La delibera impone un termine stringente di 18 mesi entro cui le strutture devono adeguarsi a nuovi e rigidi requisiti organizzativi.

Tale impianto operativo definisce standard che presuppongono il reclutamento di figure professionali altamente specializzate, il cui reperimento sul mercato del lavoro attuale risulta estremamente complesso. Si evidenziano in particolare:

  • Una carenza strutturale di medici specialisti in Neuropsichiatria Infantile e Fisiatria.

  • Una forte carenza di logopedisti e terapisti della riabilitazione sul territorio regionale.

  • L’assenza storica in Puglia di un corso di laurea specifico per Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE), penalizzando l’offerta formativa locale.

Secondo l’analisi di ARIS Puglia, le nuove regole introdotte senza una concertazione preventiva con gli enti erogatori rischiano di tradursi, ad invarianza di risorse finanziarie, in un dimezzamento effettivo delle prestazioni erogabili alla cittadinanza e in un conseguente incremento delle liste d’attesa.

Il Paradosso economico: Tariffe bloccate da oltre vent’anni

A fronte della richiesta di standard qualitativi ed assistenziali più elevati, la governance regionale non ha previsto un adeguamento proporzionale delle remunerazioni tariffarie. Le tariffe legate alle prestazioni ex art. 26 della Legge 833/1978 sono sostanzialmente ferme da oltre due decenni, determinando uno squilibrio economico insostenibile per le organizzazioni no-profit.

  • L’impatto dell’inflazione: Dal 2007 l’aumento dei costi dei fattori produttivi ha raggiunto circa il 43%, con una vistosa accelerazione del 16% a partire dal solo 2022.

  • La risposta della Regione: In questo scenario, l’unico intervento correttivo concesso dalla Regione Puglia è stato un incremento del 7% nel 2022, peraltro non applicato in modo omogeneo sul territorio (come segnalato nel caso della ASL di Lecce).

Questo quadro determina una condizione di sottofinanziamento strutturale che erode progressivamente la sostenibilità dei centri di cura, costretti a coprire con risorse proprie costi vivi crescenti.

La Disputa sul CCNL AIOP e la contraddizione sindacale

Un ulteriore elemento di attrito è rappresentato dall’obbligo di applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) AIOP dell’ospedalità privata, inserito tra i requisiti integrativi per il mantenimento dell’accreditamento istituzionale. ARIS Puglia rileva una forte incongruenza giuridica e negoziale su questo punto, articolata su due livelli:

1. Il Profilo Giurisprudenziale

Disposizioni analoghe introdotte in altre Regioni sono già state dichiarate illegittime dal Consiglio di Stato (Sentenza n. 6473/2019) e ritenute incompatibili con gli articoli 3 e 41 della Costituzione da parte della Corte Costituzionale (Sentenza 113/2022). Inoltre, il giudizio sull’applicabilità di tale vincolo ai Centri di riabilitazione pugliesi è tuttora sub iudice.

2. L’Incongruenza tra Livello Regionale e Nazionale

A livello locale, le sigle sindacali territoriali hanno siglato con la Regione un Protocollo d’Intesa volto a imporre il contratto dell’ospedalità privata, escludendo gli enti erogatori dal tavolo decisionale pur lasciando a loro carico l’intero incremento dei costi.

Parallelamente, a livello nazionale (in data 18 giugno 2026), le medesime sigle sindacali hanno formalmente aperto a Roma i negoziati per il rinnovo del CCNL specifico di settore per i Centri di Riabilitazione e le RSA (riferito all’Accordo Ponte del gennaio 2024). Tale condotta nazionale smentisce nei fatti il presupposto regionale: non si può negoziare il rinnovo di un contratto collettivo a Roma e contemporaneamente pretenderne la nullità o l’inefficacia a Bari, minacciando la revoca degli accreditamenti.

Sostenibilità del Fondo Sanitario e prospettive di dialogo

Le stesse autorità regionali, nel corso di confronti informali, hanno riconosciuto l’esiguità dei fondi stanziati e l’obsolescenza tariffaria, adducendo tuttavia come barriera l’ampio disavanzo registrato nel bilancio sanitario regionale del 2025.

I numeri del bilancio, tuttavia, mostrano una forte sproporzione: su un fondo sanitario regionale complessivo di circa 9 miliardi di euro, alla riabilitazione viene riservata una quota annuale di appena 130 milioni di euro. Una ripartizione che ARIS giudica residuale e non proporzionata rispetto al valore e all’impatto sociale ed economico del comparto.

Gli enti accreditati ribadiscono con fermezza di non voler difendere rendite di posizione né sottrarsi ai controlli di appropriatezza e trasparenza. La richiesta formale avanzata alla Regione Puglia è l’apertura immediata di un tavolo di confronto tecnico e istituzionale effettivo, volto a ridefinire la programmazione finanziaria e la sostenibilità dei requisiti per evitare il blocco definitivo delle prestazioni assistenziali rivolte ai soggetti più vulnerabili della comunità pugliese.

Nota editoriale: Il presente articolo approfondisce le istanze presentate nel comunicato ufficiale diffuso da ARIS Puglia in relazione agli impatti applicativi della DGR 1933/2025 e dello stato delle trattative sindacali aggiornate al secondo trimestre del 2026.

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Redazione
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