HomeEconomia & SviluppoEconomiaLa lezione di Panama Papers. A quando delle regole chiare e certe?

La lezione di Panama Papers. A quando delle regole chiare e certe?

E’ la più grande fuga di notizie nella storia della finanza e anche uno dei più grandi scandali giornalistici di sempre. Panama Papers è il nome dato a 11,5 milioni di documenti emersi dopo un inchiesta giornalistica a livello internazionale svolta da ben 378 giornalisti appartenenti a diverse testate, tutti associati al “ The International Consortium of Investigative Journalists”, un consorzio internazionale di giornalismo investigativo fondato a Washington nel 1997 dal giornalista americano Chuck Lewis. Il Consorzio è specializzato soprattutto in indagini su corruzione e crimini transnazionali.

Ma vediamo di capire come tutto ha avuto inizio.

Una fonte anonima, entra in possesso quasi un anno fa di 2,6 terabyte di documenti appartenente allo studio Mossack Fonseca con sede a Panama e delle loro attività a partire dal 1977 al 2015.  Mossack Fonseca è uno studio legale fondato a Panama nel 1977 e specializzato nella creazione di società registrate nei paradisi fiscali. Lo studio, considerato uno dei cinque migliori al mondo nel suo settore, è stato fondato da due avvocati. Uno è Jurgen Mossack, figlio di un nazista delle SS, che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale si trasferì a Panama. L’altro è Ramon Fonseca, panamense, che ha studiato alla London Schools of Economics e ha lavorato nella sede dell’Onu di Ginevra prima di fare ritorno in America Centrale. Lo studio Mossack Fonseca ha 40 uffici nel mondo e circa 500 dipendenti. Fino a qualche tempo fa Ramon Fonseca è stato uno dei consiglieri del presidente panamense Juan Carlos Varela. Lo scorso marzo il nome dello studio Mossack Fonseca era stato collegato  all’inchiesta per corruzione che i magistrati brasiliani stanno conducendo sulla Petrobras, l’azienda petrolifera controllata dal governo di Brasilia. Quando la notizia è emersa,  Ramon Fonseca si è dimesso dalla carica di presidente.

L’ attività principale dello studio era quello di creare società offshore che in gergo finanziario significa “all’ estero”. Una società offshore è una società che ha sede in un paese straniero rispetto a quello in cui opera. L’interesse di una società offshore sta nel beneficiare dei vantaggi fiscali del paese in cui ha sede, pur continuando a fare affari con altri paesi, quindi lo studio panamense aiutava ad aprire società in zone del mondo dove le tasse sono molto più basse se non inesistenti, i famosi paradisi fiscali. La soluzione offshore offre anche una buona privacy e l’anonimato per la direzione dell’azienda.

Interrogati sull’inchiesta Panama Papers, lo studio Mossach Fonseca si è difeso spiegando che non è responsabile di quello che i suoi clienti fanno con le società che lo studio crea per loro.

Ma “fare offshore” è illegale?

Avere un conto corrente o una società offshore infatti non è considerato illegale di per sé. Diventa illegale quando queste società non vengono dichiarate al fisco del paese di residenza ed inserite nella dichiarazione dei redditi.

Ma quindi se non è per evadere le tasse perché qualcuno dovrebbe aprire una società offshore? Domanda alla quale la maggior parte degli interessati ha risposto dicendo che avere una società offshore non è illegale!

La fonte che è entrata in possesso di tutti questi documenti passa al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung il file, di fronte a una montagna di dati in giornale si rivolge al Consorzio giornalistico per condividere la ricerca e lanciare la bomba mediatica.

200 i paesi coinvolti

L’inchiesta Panama Papers riguarda quindi più di 214 mila società offshore collegate a persone residenti in oltre 200 Paesi. Il lavoro di indagine ha permesso di rivelare l’esistenza di società offshore riconducibili, direttamente o indirettamente, a 140 fra politici e uomini di Stato nel mondo. Sono inoltre emersi i nomi di 550 banche che, attraverso lo studio legale panamense Mossack Fonseca, hanno creato più di 15 mila società offshore.

“E’ uno dei più grandi leak della storia” scrive il Guardian “comparabile alla fuga di notizie diffusa da WikiLeaks nel 2010, e ai documenti del Datagate di Edward Snowden nel 2013.”

Lo stesso Edward Snowden, che ha portato alla luce il datagate nel 2013, ha commentato così su Twitter: “Il coraggio è contagioso.”

Lo scorso 1 aprile, sul sito di Mossack Fonseca era apparso un comunicato poi cancellato che metteva in guardia i propri clienti da “un’introduzione non autorizzata all’interno dei server email.” Lo studio legale aggiungeva: “Al momento stiamo determinando fino a che punto è stato avuto accesso al nostro sistema, che specifiche informazioni sono state ottenute, e il numero delle parti coinvolte.” Evidentemente, era ormai troppo tardi.

Le conseguenze politiche

Mentre la lista continua ad allungarsi toccando il mondo politico, dello show business e degli imprenditori sconosciuti e non arrivano le prime conseguenze di questo scandalo planetario.

Il Parlamento Europeo ha approvato l’istituzione di una Commissione d’ inchiesta sui Panama Papers. Il presidente del gruppo S&D Gianni Pittella a Strasburgo ha dichiarato: “ contro l’evasione fiscale e i paradisi fiscali la nostra linea è ‘tolleranza zero’. Si tratta di una battaglia di libertà e giustizia”.

I Panama Papers “stanno creando uno shock” ha dichiarato Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici. In una conversazione in corso al Peterson Institute for International Economics a Washington, Moscovici ha spiegato che quello shock “non è finito, la preoccupazione dei cittadini e dei media sarà caratterizzata da questa questione. E’ pericoloso perché se non affrontiamo la questione, alimenterà i populismi. E’  un’opportunità enorme – ha continuato –  perché dà forza a coloro (incluso me stesso) che per molto tempo hanno lottato contro frodi ed evasione fiscale. E’ tempo di accelerare la lotta” anche se “molto è stato fatto negli ultimi anni. La situazione è cambiata dal 2012”.

Il governo del Panama ha annunciato l’ avvio di un inchiesta investigativa sul caso, lo stesso hanno fatto Stati Uniti e Germania. Il premier islandese si è dovuto dimettere in seguito alla pubblicazione del suo nome nella lista dei proprietari di società offshore, società che non erano evidentemente dichiarate in patria.

E in Italia?

Le persone coinvolte sono moltissime, 800 solo in Italia. Il Consorzio sta rivelando giorno dopo giorno nuovi nomi e documenti. Si contano 70 Presidenti in carica e non, calciatori, re e sultani e sembra che il gioco delle società offshore vada avanti da decenni. Per i comuni mortali i paradisi fiscali sono sempre esistiti, sono cose da ricchi ma per gran parte degli Stati coinvolti sembra che lo scandalo Panama Papers sia stata una novità, una sorpresa che lascia alquanto perplessi. Perché’ rendere legale uno strumento come le società offshore conoscendone l’utilizzo?

Una domanda alla quale sembra nessuno voglia o possa  rispondere anche perché risulta difficile giudicare un atto di cui il sistema fa parte o che il sistema stesso ha causato. Sarà forse l’ora di pensare ad una regolamentazione fiscale internazionale?

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