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Il futuro dello stabilimento ex Ilva di Taranto torna ad infiammare il dibattito politico nazionale, innescando un duro botta e risposta tra il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. A fare da detonatore è la recente pronuncia della Corte dei Conti in merito alla gestione delle risorse per la transizione ecologica del polo siderurgico, un provvedimento che ha dato il via a interpretazioni diametralmente opposte da parte delle forze di opposizione e di maggioranza.
L’affondo del M5S: «Il governo riferisca in Parlamento»
Ad aprire le ostilità è il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Mario Turco, che ha commentato con durezza la decisione dei giudici contabili. Secondo l’esponente pentastellato, il pronunciamento della Corte dei Conti rappresenterebbe un vero e proprio stop alla strategia dell’esecutivo.
«La Corte dei Conti blocca il governo Meloni, la premier riferisca in Parlamento» ha attaccato Turco, sostenendo che i rilievi della magistratura contabile dimostrino l’inefficacia e la confusione della linea governativa sulla gestione del dossier tarantino. Per il M5S, l’intervento della Corte solleva seri dubbi sulla reale disponibilità e destinazione dei fondi strategici, mettendo a rischio il complessivo percorso di riconversione industriale e ambientale dell’area.
La replica di FdI: «Turco sbaglia, le risorse restano a Taranto»
Non si è fatta attendere la controrisposta della maggioranza, affidata alle parole del senatore di Fratelli d’Italia, Ignazio Zullo. Il parlamentare ha respinto fermamente la ricostruzione dell’opposizione, accusando Turco di non conoscere lo stato reale dei fatti e dei provvedimenti legislativi.
«Come sempre Turco sbaglia, accecato dalla sua non conoscenza dei fatti. La decisione della Corte dei Conti non riguarda le risorse stanziate dal Mimit per la continuità produttiva dell’ex Ilva nell’ambito dell’intesa con la Commissione europea, ma le risorse nazionali per il DRI, divenute insufficienti a causa dei tagli di bilancio. A seguito dei rilievi della Corte dei Conti le risorse sono state oggetto di intervento con il cosiddetto decreto Infrastrutture, che le ha riassegnate al Mimit, mantenendone la finalità di decarbonizzazione della siderurgia italiana, quindi comunque a Taranto. Turco non capì allora e non capisce oggi, sbagliò allora e sbaglia oggi».
Secondo Zullo, dunque, l’allarme lanciato dal Movimento 5 Stelle si fonda su un’errata lettura del provvedimento: la criticità contabile iniziale legata alla riduzione delle coperture nazionali per il preridotto (DRI – Direct Reduced Iron) sarebbe già stata superata e sanata dal governo per via legislativa, blindando i fondi all’interno del perimetro pugliese.
Il nodo tecnico: la pronuncia della Corte dei Conti e il DRI
Guardando ai fatti ufficiali e alla pronuncia della Corte dei Conti — in particolare attraverso l’analisi dei controlli concomitanti effettuati dal Collegio sui piani di investimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) — emerge la complessità tecnica della vicenda.
La magistratura contabile ha il compito istituzionale di monitorare costantemente i flussi finanziari per evitare “gravi carenze gestionali e ritardi” nei piani di rilancio economico. Nel caso specifico dell’acciaieria, i rilievi hanno evidenziato uno sbilanciamento e una temporanea insufficienza delle coperture originariamente destinate alla tecnologia del preridotto (DRI). Tale carenza era scaturita da precedenti manovre di assestamento e tagli di bilancio.
Tuttavia, come confermato dalle relazioni tecniche e dai successivi passaggi normativi, l’intoppo contabile ha spinto l’esecutivo a correre ai ripari inserendo una norma correttiva nel cosiddetto decreto Infrastrutture. Questo veicolo legislativo ha permesso di rimodulare e riassegnare le risorse finanziarie direttamente al Mimit, salvaguardando il vincolo di destinazione: la decarbonizzazione della siderurgia italiana e lo sviluppo dei progetti industriali legati al sito di Taranto.
La partita per il rilancio dell’ex Ilva resta complessa e l’attenzione dei giudici contabili rimane alta, ma lo scontro politico dimostra come ogni passaggio burocratico e finanziario sul polo tarantino continui a essere terreno di una profonda e irrisolta polarizzazione tra i partiti.











