“Chi pratica il caporalato non ha nulla a che fare con l’agricoltura: è un criminale che sfrutta il lavoro e danneggia innanzitutto le imprese agricole sane”. Con queste parole l’onorevole Giandonato La Salandra, deputato foggiano di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Agricoltura alla Camera, interviene con fermezza nel dibattito sul futuro del comparto agroalimentare in Puglia e nella provincia di Foggia.
L’esponente parlamentare invita a superare una narrazione distorta che finisce per criminalizzare un intero settore vitalizio per la Capitanata, partendo invece dai dati positivi su occupazione, produzione e valore generato sul territorio.
“Basta speculazioni e ghetti d’oro: l’agricoltura moderna è innovazione”
Nel suo intervento, La Salandra punta il dito contro chi utilizza l’emergenza del lavoro nero per fini strumentali: “Non possiamo accettare che il tema del caporalato diventi il pannicello con cui qualcuno pretende di edificare ‘ghetti d’oro’, speculando sulle fragilità del sistema e mettendo sul banco degli imputati un intero comparto”.
Il deputato sottolinea come l’immagine di un’agricoltura arcaica non corrisponda alla realtà produttiva odierna. L’esempio citato è quello del pomodoro da industria, simbolo dell’economia agricola foggiana, dove la meccanizzazione delle raccolte e l’innovazione tecnologica hanno ormai raggiunto livelli elevatissimi.
“Pensare ancora all’agricoltura come a un mondo fermo a decenni fa significa non comprendere la trasformazione che le nostre imprese hanno già realizzato”, chiarisce il deputato, ribadendo che la priorità della politica deve tornare a essere la redditività dell’impresa agricola.
Filiera del grano: stop ai conflitti e puntare su accordi di lungo periodo
Ampio spazio viene dedicato anche alla situazione del comparto cerealicolo, spesso attraversato da tensioni e guerre dei prezzi lungo la catena di distribuzione.
Richiamando le recenti precisazioni del sottosegretario al MASAF Patrizio La Pietra, La Salandra ricorda come la produzione nazionale di grano copra circa il 60 per cento del fabbisogno industriale interno, rendendo fisiologica e inevitabile una quota di importazione dall’estero. Ciononostante, la vera leva strategica resta la tutela dell’eccellenza italiana.
“La qualità del nostro grano resta un patrimonio economico e produttivo fondamentale. La vera sfida non è alimentare guerre di filiera interne, ma costruire accordi stabili e duraturi tra agricoltori, trasformatori e industria”, conclude l’onorevole La Salandra.











