HomePoliticaCrisi della pesca e del comparto vitivinicolo all'attenzione della IV Commissione

Crisi della pesca e del comparto vitivinicolo all’attenzione della IV Commissione

Due settori in crisi, quello della pesca e quello della vitivinicoltura, e le misure messe in atto o da mettere in atto da parte della Regione Puglia per supportare gli operatori e superare le enormi difficoltà del momento, sono stati al centro delle audizioni della seduta della IV Commissione, presieduta da Antonio Tutolo.

Programma Feampa 2021-2027

A portare all’attenzione della Commissione il tema degli aiuti alla pesca e all’acquacoltura è stato il consigliere della Lega Paolo Antonio Scalera, che ha chiesto l’audizione dell’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli, della dirigente di sezione – struttura di progetto “Attuazione della politica europea per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura” Rosa Fiore e della presidente nazionale di Anapi Pesca (Associazione Nazionale Autonoma Piccoli Imprenditori della Pesca) Annamaria Mele. L’obiettivo era ottenere informazioni sullo stato di avanzamento delle misure Feampa, sul tipo di investimenti finanziati e conoscere, nella fase di esaurimento della programmazione 2021/2027, il cronoprogramma dei bandi da attivare, in particolare con riferimento agli interventi ambientali e collettivi.

Una risposta sul piano politico generale è stata da fornita dall’assessore Paolicelli, lasciando poi alla dirigente Fiore il compito di dettagliare i bandi e gli investimenti effettuati e in itinere.

Paolicelli ha riferito che la Regione Puglia dispone di 81 milioni di euro del Feampa (Fondo Europeo per la Pesca e l’Acquacoltura) e che ad oggi è già stato impegnato oltre il 60 per cento delle risorse, principalmente per la trasformazione e per gli investimenti a favore delle imprese del settore. Una misura ulteriore, rispetto alle previsioni iniziali e frutto di una rimodulazione introdotta grazie all’interlocuzione della Conferenza delle Regioni con il Ministero, è quella sul caro gasolio, pensata per sostenere i pescatori e la piccola pesca colpiti dall’aumento dei costi energetici: il bando, articolato in due fasi, vale circa 11 milioni di euro e si chiude lunedì dopo una breve proroga concessa per facilitare la presentazione delle domande. L’esito di questa misura sarà decisivo per capire se occorrerà rimodulare ulteriori fondi dagli investimenti verso il sostegno alla resilienza delle imprese, vista la difficoltà di molti pescatori nel partecipare ai bandi tradizionali.

La dirigente Fiore ha chiarito innanzitutto il quadro operativo: la Regione Puglia è organismo intermedio del Programma Feampa 2021–2027, con margini di manovra limitati poiché la regia spetta al Ministero, che assegna risorse e vincoli. Il piano finanziario regionale è articolato su tre priorità – pesca, acquacoltura e gruppi di azione locale (GAL) – oltre all’assistenza tecnica, che vale circa 4 milioni e non è rimodulabile. Sui GAL sono stati bloccati 12 milioni e 200 mila euro (prenotati e assoggettati all’attuazione). Le risorse effettivamente disponibili per bandi e investimenti ammontano a 31 milioni per la pesca e 35 milioni per l’acquacoltura; di questi, l’80 per cento è destinato alle imprese.

Tra i bandi già avviati, la misura per la sostituzione dei motori ha impegnato 1,2 milioni, ma solo quattro domande sono risultate finanziabili per via dei limiti ambientali che oggi impediscono la sostituzione dei motori alle imbarcazioni sotto i 12 metri. La cifra resta quindi “congelata” in attesa dei nuovi rapporti che potrebbero permettere l’estensione della misura anche a imbarcazioni superiori ai 12 metri, le quali mostrano forte interesse. Il bando per i pescherecci ha ricevuto 124 domande: con una dotazione iniziale di 3,5 milioni, la Regione ha finanziato 76 progetti, arrivando a coprire tutte le domande ammissibili e prevedendo ora una nuova pubblicazione con 2 milioni aggiuntivi per permettere ai candidati esclusi per difficoltà burocratiche o legate, ad esempio, al Durc di ripresentare la domanda.

Sul fronte dell’acquacoltura, a fronte di 7,5 milioni messi a bando, solo tre progetti sono risultati finanziabili, assorbendo circa 2 milioni: i restanti 5,5 milioni saranno ripubblicati, poiché il settore mostra una forte riluttanza a investire nonostante in Puglia siano presenti ben 130 impianti.

Un capitolo rilevante riguarda la trasformazione e la commercializzazione, dove la Regione ha messo a bando 11 milioni con scadenza a fine ottobre, prevedendo anche un meccanismo per finanziare le imprese pugliesi che, pur ammissibili, non troveranno copertura nel bando nazionale del Ministero. Parallelamente, la dirigente ha confermato che la misura sul caro carburante – inizialmente dotata di soli 800 mila euro – è stata ampliata fino a circa 11 milioni, recuperati rimodulando altre misure del programma e già trasmessi a Bruxelles per l’approvazione.

Sul versante ambientale, la Regione sta per pubblicare il bando dedicato alle aree marine protette, con una dotazione di 3,6 milioni, e sta costruendo un partenariato scientifico e istituzionale per attivare gli articoli 15, finalizzati al monitoraggio del mare, alla prevenzione delle morie dei molluschi e alla sperimentazione di nuovi modelli di gestione e coltivazione. Complessivamente, tra impegni e prenotazioni, la Regione ha già coperto circa 60 milioni, pari al 70 per cento del programma, ma potrà rimodulare le risorse solo dopo la chiusura dei bandi di settembre–ottobre e dopo aver dimostrato di aver coperto le necessità dei pescatori e degli acquacoltori in termini di miglioramento della capacità imprenditoriale e della competitività. Da novembre partirà quindi la fase dedicata alle misure immateriali, alle sperimentazioni e agli interventi innovativi richiesti dal settore.

Misure regionali a contrasto della crisi vitivinicola

Su richiesta dei consiglieri regionali della Puglia del gruppo Forza Italia, Marcello Lanotte e Paolo Dell’Erba, e del presidente del gruppo Misto, Luigi Lobuono, sono stati ascoltati l’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli e il direttore della Sezione Competitività delle filiere agroalimentari del Dipartimento Agricoltura, Luigi Trotta, in merito alla grave crisi del comparto vitivinicolo pugliese, segnato da un livello elevato di giacenze e da un calo dei prezzi delle uve che erode la redditività delle imprese agricole.

Lobuono ha spiegato che la crisi si manifesta in modo evidente: cantine piene e uva non raccolta, con centri di raccolta che acquistano a prezzi bassissimi senza alcuna certezza sulla effettiva destinazione del prodotto, sia da tavola sia da vino.

Le misure da adottare per questo settore – ha sottolineato – hanno certamente carattere d’urgenza, ma sono necessarie per evitare in futuro il collasso del comparto. Il problema non è legato a ciò che accadrà fra due, tre o sei mesi, ma a ciò che accadrà domani, data la situazione di grave difficoltà dell’intero settore.

L’assessore ha spiegato che la crisi del vino pugliese nasce dalla sovrapproduzione e dal calo dei consumi, e che la Regione sta intervenendo con misure strutturali. La prima soluzione già attiva è la riduzione delle rese, introdotta nel 2023 e confermata quest’anno per riequilibrare il mercato. Parallelamente, nei bandi dell’OCM vino (28 milioni per la Puglia), la Regione ha scelto di premiare i vini meno soggetti a sovrapproduzione – bianchi, metodo classico, Nero di Troia – per diversificare l’offerta e sostenere le cantine più innovative.

Per affrontare la crisi di mercato, l’assessore intende attivare anche il Regolamento UE 471/2026, che consente interventi straordinari come l’eradicazione volontaria dei vigneti in eccesso. Questa misura sarà possibile solo dopo l’allineamento dello schedario viticolo, già avviato con Agea, che permetterà di individuare le superfici non autorizzate e di utilizzare l’1% di incremento nazionale per vigneti sperimentali più resistenti ai cambiamenti climatici.

Un altro aspetto – non di diretta competenza regionale ma attenzionato dal Dipartimento – riguarda i centri di raccolta, oggi responsabili di distorsioni dei prezzi e commistioni non lecite tra uva da tavola e uva da vino. L’assessore ha annunciato controlli mirati con le forze dell’ordine e la cabina di regia per tutelare la qualità dei vini pugliesi e impedire pratiche che svalutano la produzione regionale.

Infine, Paolicelli ha dichiarato che è necessaria una revisione dell’OCM vino (Organizzazione Comune di Mercato) – la regolamentazione dell’Unione Europea che disciplina il settore vitivinicolo e offre contributi ai produttori –, riducendo i punteggi per i nuovi impianti e spostando le risorse sulla promozione nei mercati UE, essenziali per la Puglia e oggi esclusi dalle misure. La proposta sarà portata alla Commissione Politiche Agricole del 22 settembre.

Un problema irrisolto resta comunque quello della mancata individuazione delle coltivazioni abusive, come evidenziato dai consiglieri Lanotte, Lobuono e Nicola Gatta. L’ancora mancante allineamento dello schedario viticolo (avviato da Agea con il finanziamento del Ministero per correggere le anomalie e aggiornare il catasto delle superfici) non consente di agire con dati certi. Per questo, ha replicato Paolicelli, la Regione ha sollecitato più volte l’avanzamento delle verifiche e sta lavorando per accelerare il compito affidato ai CAA.

Secondo Lobuono, che ha apprezzato l’operatività dell’assessorato, la verifica e la revisione del catasto potrebbero di per sé risultare risolutive per l’eccedenza di prodotto, riducendo sensibilmente l’iperproduzione. Per Gatta, invece, sarebbe necessario imporre la riduzione delle rese non sui vini DOP e IGT, come fatto finora, ma sul vino generico, portando la produzione da 400 quintali per ettaro a 300 e puntando a incentivare le produzioni di qualità.

Il dirigente Trotta ha chiarito che in Puglia ci sono circa 4 milioni e 29 mila ettolitri di eccedenza, l’83 per cento dei quali costituito da vini rossi. Tuttavia – ha evidenziato – si tratta di una crisi europea e mondiale, aggravata dal calo dei consumi, dal cambiamento delle abitudini dei giovani e dalla comunicazione negativa sul vino. Riguardo alle misure adottate, ha segnalato innanzitutto l’uso mirato degli strumenti dell’OCM vino su tre fronti: ristrutturazione e conversione dei vigneti (con premialità per i bianchi e per le varietà innovative), investimenti in cantina (con una forte spinta alla spumantizzazione, scelta dal 35% delle aziende) e vendemmia verde, già attivata per ridurre la produzione prima della maturazione.

Trotta ha sottolineato che la Regione sta utilizzando quasi integralmente le risorse disponibili: dei 29 milioni assegnati restano economie per soli 2 milioni, contro i 16 milioni non spesi a livello nazionale.

Infine, ha segnalato che la Regione avrebbe potuto rinunciare all’1% di incremento annuale, ma il comitato vitivinicolo si è opposto a questa soluzione, la quale potrebbe comunque essere riproposta alla filiera per evitare ulteriori aumenti di produzione.

Segnalazione di roghi e presunta combustione illecita nel Comune di Carapelle

Infine, su richiesta del presidente Tutolo, si sarebbe dovuta tenere l’audizione dell’assessora regionale all’Ambiente e dell’Arpa in merito alla segnalazione di roghi, alla combustione illecita di rifiuti, all’emissione di fumi e al possibile inquinamento atmosferico nel Comune di Carapelle (FG), sollevata dal consigliere comunale Sergio Izzi. L’assenza dei rappresentanti dell’assessorato e dell’Arpa ha indotto a rinviare la seduta. Izzi ha comunque illustrato alcune possibili soluzioni, prendendo esempio anche da altre regioni italiane. Il tema, di indubbio interesse per i consiglieri di tutte le aree che sono state o rischiano di diventare “terre dei fuochi” – in particolare la Capitanata –, sarà quindi approfondito in una prossima seduta, probabilmente congiunta con la V Commissione.

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