HomeCulturaCinemaLa grande bellezza di "Un giorno fuori", dalla Asl al set cinematografico

La grande bellezza di “Un giorno fuori”, dalla Asl al set cinematografico

Recitare, per capire se stessi e farsi capire. Realizzare un film con la propria vita, i propri dolori, aspirazioni e perché no, talvolta fallimenti. Con l’unica differenza che gli autori e attori di questo cortometraggio non sono professionisti, ma ospiti del Centro di salute mentale Area 2 della Asl Bari. Il lavoro, dal titolo “Un giorno Fuori” (regia di G. Carbonara, art director Maria Pia Autorino) è stato presentato ieri nel Piccolo teatro San Giuseppe di Toritto, con un reading e un’esibizione musicale d’eccezione, quella dell’attore Alberto Rubini e la pianista Stefania Rubini, rispettivamente padre e sorella del più noto regista Sergio (in foto). Lavoro che tra l’altro è stato selezionato tra i dieci migliori corti dalla giuria del Festival du Court Mètrage di Clermont Ferrand in Francia.

L’obiettivo del progetto? Favorire la cultura della “salute mentale positiva”, che poi non è altro che – come la stessa Organizzazione mondiale della Sanità la definisce – “uno stato di benessere in cui l’individuo realizza le proprie capacità, riesce a far fronte alle normali tensioni della vita, sa lavorare in modo produttivo e fruttuoso, ed è in grado di dare un contributo alla comunità in cui vive”.

Tutto girato un anno fa, quando al cinema non si parlava ancora del lungometraggio di Paolo Virzì, “La pazza gioia”, ambientato proprio in un centro di recupero per la salute mentale, dove i confini tra aspirazioni e frustrazioni sono così labili da sembrare sfuggenti, dove la vita scorre ad un ritmo diverso da quello a cui siamo abituati, ma le emozioni dei singoli messe insieme valgono più di mille vite ordinarie.

Nel cortometraggio “Un giorno fuori”, le vite dei protagonisti, dove non c’è distinzione tra utenti e operatori,  sono state trasfigurate in un’unica narrazione fantastica, a cui ogni vita ha contribuito col proprio bagaglio di esperienze. “Tutti coloro che hanno partecipato al laboratorio di cinema e di produzione di storie, hanno condiviso un progetto di cambiamento – si legge nella presentazione – ma anche di formazione che ha investito corpo, mente, linguaggio e relazioni interpersonali. Il cinema è diventato dunque un luogo fisico, concreto nel quale poter sperimentare e vivere le emozioni, diventando così fonte di ispirazione di nuovi apprendimenti e di nuove esperienze culturali . Le diverse abilità di ognuno sono state messe in evidenza, sottraendosi al giudizio della banalità  e mettendosi al servizio della creazione  artistica, a sua volta generatrice di esistenze alternative”.

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Redazione
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