Gianluca Paparesta non è più il presidente del Bari. Colui che il 20 maggio di due anni fa ha salvato il Bari dalla dissoluzione e dall’inferno della Lega Nazionale Dilettanti ha dovuto alla fine arrendersi e lasciare tutto nelle mani di Cosmo Giancaspro. Due anni e un mese di gestione altalenante con, in verità, più bassi che alti. Una parabola discendente cominciata con i dubbi, mai di fatto fugati, su chi fosse a coprire le spalle dell’ex arbitro internazionale. E’ bene ricordarlo però: Paparesta non ha salvato il Bari dal fallimento. Ha vinto un’asta giudiziaria in cui erano presenti altri tre gruppi (Cipollone che offrì fino a 3,6mln; Izzo fino a 3,2mln; Rosati 2mln) sperando di ricavarci un profitto rivendendo tutto a un terzo acquirente. Che non vuol dire aver fatto qualcosa di male, né di essere uno sciacallo. Significa solo che la passione nel calcio inizia e finisce all’interno del rettangolo di gioco.
D’altronde Paparesta è un manager. Non un imprenditore, né tantomeno un presidente esecutivo di una società. Ed è stato questo il suo più grande errore. Quello che ha portato a fare scelte a volte azzardate, a volte infelici. La comunicazione a metà, insufficiente e mai chiara, quasi renziana con “parole chiave” come “Il Bari è dei tifosi”, “ci sono dei gufetti che vogliono il male del Bari”, “c’è chi crede nel progetto”. Ma il Bari non è mai stato dei tifosi. Assurdo credere che possa essere la sfiga a determinare le azioni di una società. E il famoso progetto non è mai realmente partito.
12 giocatori di proprietà, nessun investimento personale, il rischio di non pagare stipendi, il primo anno con l’allenatore scelto prima del Ds (affiancato e scavalcato durante la stagione), tre cambi di guida tecnica, oltre 40 giocatori mobilitati in 24 mesi, giovani primavera mai davvero valorizzati e un parco osservatori inesistente. Oltreché un Club Manager scomparso (Pierfrancesco Barletta), l’uomo della svolta nel settore giovanile (Andrea Innocenti) volato dopo un mese in Cina, la prima responsabile della comunicazione (Silvia Berti) anche lei volata in Turchia dopo un mese per un’offerta professionale irrinunciabile. Con questi numeri negativi non si può parlare di progetto.
Sia chiaro. Gianluca Paparesta è anche colui che ha tentato di valorizzare l’immagine del Bari, ha rilanciato il marketing biancorosso (a parte l’ombra della Globalicensing), ha cercato in tutti i modi di trovare qualcuno che potesse regalare un futuro dignitoso al Bari Calcio (cercando il suo ovvio guadagno). Ma ha sbagliato la scelta dei compagni di viaggio.
Nella lettera di commiato scritta dall’ex presidente biancorosso c’è una parziale ammissione di colpa. C’è la consapevolezza che giunti a certi livelli non ci si può sempre fidare degli amici. C’è la dichiarazione di amore verso il Bari (ma si sa gli affari vengono prima dell’amore calcistico). Da parte nostra ci sono gli auguri a Paparesta per il suo futuro. Avremmo voluto davvero un grande Bari. Ma allo stesso tempo avremmo desiderato da lui un po’ più di umiltà quando c’era la consapevolezza di non poter fare più nulla per il galletto dei baresi.











