I numeri, si sà, possono essere letti sempre in modo alternativo. Partendo dagli stessi dati, quelli resi noti dalla Svimez sullo stato di salute del Mezzogiorno, infatti, è possibile interpretare sia una situazione ancora deficitaria, che leggervi incoraggianti segnali di ripresa economica.
Dove sta, allora, la verità?
Basti pensare alla lettura che ne danno due esponenti politici di casa nostra. Per Francesco Paolo Sisto, deputato e commissario di Forza Italia per Bari e Provincia, si tratta di un “quadro da tregenda tracciato da Svimez sullo stato di salute del Sud quanto a competitività, pone l’accento sull’urgenza di invertire la rotta delle politiche del governo per il Mezzogiorno, e non solo. Il duetto Renzi-Padoan ricorda quello di “Parole, parole”, per di più senza averne la gradevolezza. “Parole soltanto parole” sono infatti quelle riservate al Sud, fatti e numeri alla mano. Infrastrutture, accesso all’istruzione, innovazione sono quadranti in cui si è manifestata, in tutta la sua tristezza, l’inerzia di questo esecutivo, capace di realizzare la difficilissima impresa di peggiorare le cose”.
“A questa situazione drammatica non si rimedia con tagli del nastro, giochi delle tre carte su fondi europei già assegnati o con fantomatico/inafferrabili masterplan. Il giro meta-turistico dei ‘patti’ per il Sud, che il premier ha inaugurato, deve lasciare il posto ad una strategia vera, capace di fare a meno della contingenza delle strategie elettorali. Per il Mezzogiorno è giunto il momento di puntare i piedi contro questo assurdo e squilibrato modo di governare”, conclude Sisto.
Di evidente tutt’altro parere è il deputato barese del Pd Alberto Losacco, componente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati “le misure adottate dal governo stanno mostrando gli effetti positivi, a partire dal Sud. I dati Svimez mostrano che la recessione ha avuto uno stop deciso e che il Pil cresce al Sud più di quanto non faccia nel resto del Paese”.
“Secondo l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno sono gli interventi del Governo a permettere al Pil di risollevarsi e all’occupazione di crescere al Sud dell’1.6%. Sono proprio i dati del Sud – spiega il deputato Dem – quelli che tracciano la strada per la ripresa: se non riparte il Sud, vittima in questi anni della recessione più forte, non può ripartire il Paese”.
“I provvedimenti fin qui varati fanno parte di una strategia che tende a ridurre la tassazione su famiglie e imprese e a favorire l’aumento di posti di lavoro. Oggi – conclude Losacco – abbiamo la prova che si sta portando avanti una strategia vincente”.
La verità, come quasi sempre accade, sta probabilmente nel mezzo. Se da un lato, infatti, i dati relativi al Pil sono buoni, non ci siamo ancora con la distanza tra il Mezzogiorno ed il resto dell’Italia in termini assoluti. Tanto meno sul piano dell’occupazione, con numeri ben lontani da quelli pre-crisi. E poi resta in pieni una forte situazione legata all’emergenza sociale.
Lo scorso anno nelle regioni del Sud si è registrata un’inversione di tendenza più marcata che nel resto del Paese: il Pil dell’area, secondo le stime di consuntivo della Svimez, è cresciuto dell’1% contro lo 0,7% del resto del Paese. La ripartenza del Mezzogiorno, dopo anni di fortissima caduta, è dovuta alla crescita di alcuni settori. Primo fra tutti, quello dell’agricoltura (+7,3%), segue il turismo e, in misura più contenuta, il settore delle costruzioni (+1,1%).
Lo Svimez registra anche una ripresa del mercato del lavoro, che ha visto una crescita di 94 mila occupati, pari al +1,6%, in parte frutto anche di provvedimenti voluti dal Governo come il Jobs Act, ma c’è da dire che si partiva da una situazione precedente molto difficile. Non a caso il dato dell’occupazione resta assai lontano dai livelli pre-crisi. A ciò si accompagna un quadro di persistente ed acuta emergenza sociale che fanno del Mezzogiorno un’area a rischio per gli investimenti, nazionali ed esteri, e piena di problematiche, ambientali e logistiche.
Ovviamente dare una lettura complessiva prima del 28 luglio è impossibile, quando verrà pubblicato l’intero rapporto. Ad oggi però è possibile dire che si alternano segnali incoraggianti a situazioni di conflittualità e problematicità diffusa.
Dunque ottimisti si, ma con molta pazienza e calma.











