Mohamed Lahouaiej-Bouhlel è l’attentatore di Nizza, e come rivendicato dall’agenzia di stampa dell’Isis Amaq, è un “soldato” che ha recepito i richiami del Califfato.
All’inizio è dolore, strazio, i media rilanciano le solite notizie, si aspetta il triste conteggio delle vittime, poi con più precisione la presenza delle vittime italiane, e poi ancora parte l’hashtag “Pray for”. E si piange, abbiamo pianto, dopo l’11 Settembre, Madrid, Londra, Parigi, Tolosa, di nuovo Londra, di nuovo Parigi, Bruxelles e ancora, ancora, ancora.
Eppure è la stagione della tensione, in cui la jihad punta alla nostra mente per conquistare la nostra anima. Film maker professionisti, grande comunicazione, grandi regie, è una guerra plateale perché fa audience, è girata come un colossal hollywoodiano dove però il prezzo da pagare non è quello del cinema, ma la vita di chi finisce sotto la mannaia e la libertà di chi rimane.
Abbiamo visto le foto del profilo su Facebook colorarsi, le matite di Charlie Hebdo, fiaccolate, candele accese. Una Europa, soprattutto quella digitale, che non reagisce, che non sa nemmeno da dove cominciare a reagire, e che forse è capace soltanto di piagnucolare.
All’inizio di questa mattanza una Oriana Fallaci ancora vegeta, prima che un cancro ce la portasse via, aveva gridato a tutti i venti: La rabbia e l’orgoglio.
In quel libro, ancora attualissimo, c’è un allarme e una denuncia rimasta lettera morta e che non abbiamo saputo comprendere fino in fondo. La jihad non si può combattere con la tolleranza, tanto meno con i gessetti colorati. Bisogna affrontarla seriamente, molto seriamente, e bisogna andare fino in fondo alla vicenda. Bisogna combattere un conflitto globale, fatto di dio e terrorismo, di conflitti regionali e mondiali, di interessi e di potere.
Qualcosa, eppure, bisogna fare. Vale a poco trincerarsi dietro le frontiere. Ormai le abbiamo da tempo aperte, e molti jihadisti vivono stabilmente in Europa, sono naturalizzati e del nostro Continente fanno parte.
Le intelligence devono pedinare i sospettati, controllarli, prevenire attentati e fermarne il profluvio. Bisogna pensare a tutelare i nostri figli, i nostri confini e le nostre vite quotidiane.
Se l’Italia non si sveglia, se l’Europa non si sveglia, continueremo incessantemente a chinare il capo. Continueremo a togliere i crocefissi dalle aule di scuola, a blandire le sculture con gli scatoloni, ad accettare tende in mezzo alla città, a censurare le minigonne, ad arretrare sulla nostra cultura, la nostra civiltà, e ad azzerare la nostra identità nel nome dell’accoglienza che però diventa una resa ad una cultura diversa dalla nostra che deve essere rispettata nella misura in cui si contempera con noi. Non bisogna, però, rinunciare a chi siamo, a cosa siamo e al nostro percorso storico e culturale.
La sottomissione comincia con la paura. Ecco perché va ripristinata la rabbia per ciò che sta accadendo e l’orgoglio di combattere, a tutti i livelli e su tutti i fronti. Allora al posto del Corano, tenete sul comodino una copia di Oriana. Bisogna essere ragionevolmente laici per combattere una disgraziata e dissennata guerra santa che, gioco forza, ci vogliono far combattere.











