HomeEconomia & SviluppoEconomiaNeetra, parte da Bari la rivoluzione della Radio Digitale e della termoablazione

Neetra, parte da Bari la rivoluzione della Radio Digitale e della termoablazione

Tra Bari e Modugno, nel cuore della zona industriale c’è una realtà industriale, la Neetra, che, quasi una startup anomala da due anni a questa parte sta conquistando importanti spazi di mercato nel settore del  broadcasting e delle telecomunicazioni, ma con importanti sviluppi nella medicina, con strumenti per la termoablazione utilizzati con successo nel combattere alcuni tipi di tumore.

NEETRA group 1Una storia che prende il via da un momento di crisi quando, due anni fa, un gruppo di tecnici e di lavoratori (ex colleghi alcuni dei quali non certamente giovanissimi, prevalentemente esperti in telecomunicazioni ed ingegneri) messi alle strette dalla crisi della propria ex azienda, hanno deciso di credere nel proprio lavoro e nelle proprie capacità professionali e, saltando a piè pari l’ostacolo, hanno dato vita ad una nuova società nominando alla guida un manager esterno esperto in pianificazione strategica: Roberto Lorusso.

Ed è proprio qui l’anomalia della startup, creata guardando soprattutto al mercato estero in un settore in forte espansione e con competitor molto più “grossi” che fa del rapporto personale con i propri clienti e della quotidiana ricerca della qualità il proprio “plus” industriale.

Neetra oggi è una startup operante nel settore del broadcasting e delle telecomunicazioni, specializzata nella progettazione, produzione e vendita di tecnologie per radio, tv e telecomunicazioni digitali, formata da un team di ingegneri e tecnici specializzati con esperienza ventennale nel settore, e un mercato mondiale che abbraccia 50 Paesi e quattro continenti, con l’80% di fatturato estero.

Neetra produce soluzioni personalizzate per stazioni radio-televisive ad interi network di distribuzione e trasmissione “chiavi in mano”. Infatti, gli apparati progettati da Neetra portano il segnale radiofonico e televisivo sulle principali frequenze nazionali di Paesi Bassi, Norvegia, Cina, Grecia, Ungheria, Slovenia, Canarie, Ghana, Cambogia, Nuova Guinea, America Latina.

Oggi la nuova sfida che l’azienda barese sta affrontando, è quella di portare il DAB+ (Digital Audio Broadcasting) in Europa e in Italia, partendo da Paesi Bassi e Norvegia, dove nel 2017 il sistema FM verrà definitivamente “spento” e si passerà alla radio digitale.

Una tecnologia, quella per le digital radio, che garantisce elevati standard di qualità: migliore ricezione del segnale e quindi maggiore qualità dell’audio; più semplicità d’uso; contenuti aggiuntivi e immagini che affiancano l’audio e potenzialmente anche nuovi canali, così come avviene per le smart Tv.

Ma l’eccellenza tecnologica di Neetra ha portato l’azienda, collaborando con l’Università di Bari e altri centri di ricerca, a sviluppare soluzioni innovative anche nel campo elettromedicale con apparecchiature basate sulla tecnica della “termoablazione per la cura di alcune forme tumorali.

La termoablazione è una tecnica alternativa alla chirurgia tradizionale che risulta assai meno invasiva e altrettanto efficace per la cura  dei piccoli tumori (fino a 4 centimetri).  Attraverso una piccola puntura sulla pelle si posiziona un ago-sonda al centro del tumore, per distruggere il tumore stesso con il raffreddamento dei tessuti fino a -20 gradi (crioterapia), oppure con il calore, come nel caso della “termoablazione”.

Nella termoablazione con radiofrequenza o con microonde, l’energia dalla punta dell’ago porta una parte circoscritta dei tessuti ad una temperatura di 80 gradi, determinando la morte del tessuto tumorale. Il trattamento può essere eseguito in anestesia locale associata a lieve sedazione, dura meno di un quarto d’ora, ha un tasso di complicanze molto basso e il paziente il giorno dopo può già tornare a casa.

Neetra, dal 2014 certificata ISO9001, ha inoltre collaborato ad importanti progetti di ricerca internazionali: in Ghana è stata partner della società di telecomunicazioni VIASAT nella costruzione delle prime piattaforme televisive, e con il CERN di Ginevra ha partecipato al programma di ricerca scientifica LHC, che ha confermato l’esistenza del Bosone HIGGS, la famigerata “particella di Dio”, contribuendo alla realizzazione di una parte del sistema di accelerazione di particelle del CERN e fornendo un sistema di amplificatori dalle eccezionali prestazioni tecniche.

Dalla crisi una nuova opportunità ed una azienda in grado di farsi largo nel mercato dell’alta tecnologia. Una sorta di fenice industriale, dunque che, sforzandosi di mantenere standard elevati e con un continuo lavoro di ricerca ed innovazione, cerca il suo spazio in settori altamente competitivi.

Ne abbiamo parlato con Roberto Lorusso, per cercare di capire quale siano i metodi di approccio al lavoro di una struttura che, nella zona industriale di Bari quasi non si nota, ma che nel suo settore, invece, sa farsi valere eccome.

IMG-20160722-WA0008Da dove arriva questa realtà? Come nasce questa azienda, relativamente nuova nel panorama globale e locale? Come è nata e come viene sviluppata l’idea aziendale di Neestra?

La storia di questa azienda nasce, come accade molte volte nella vita, sorge dal fallimento di un’altra azienda. Tre dipendenti decidono, prima che la società per cui lavoravano arrivi alla sua naturale “morte” tramite fallimento, di costituirne una nuova, d’intesa con la Provincia di Bari e con i sindacati con i quali questi nuovi imprenditori stipulano un accordo che favorisce la cassa integrazione e la mobilità di tutti i dipendenti ed il reinserimento nel mondo del lavoro di chi, purtroppo, un lavoro non riusciva più a trovarlo.

Questa società ad oggi ha visto trasformare la sua compagine sociale: ora include molti altri soci lavoratori, ma anche 2 società della Lombardia che operano in questo settore e che hanno visto, dopo due anni di bilancio, una buona opportunità di investimento.

Come viene gestita Neestra oggi?

La Neestra si affida ad un consiglio di amministrazione, fatto in verità di due sole persone, da me che svolto una funzione tipicamente di controllo e gestione, mi occupo degli aspetti economici, bancari e finanziari… e di un altro socio che si occupa degli aspetti tecnici. Lui proviene dall’ambito del broadcasting, io da tutt’altro mondo: sono un consulente di pianificazione strategica e quello che ho fatto qui è, appunto, aver fatto un piano strategico quinquennale dell’impresa. Così nasce la Neetra ed arriva ad oggi.

Parliamo del vostro interesse: cosa viene prodotto qui nella zona industriale di Bari?

Al nostro mercato tradizionale, quello della produzione di trasmettitori per le radio e per le televisioni  oggi Neetra associa anche la produzione e la vendita di un apparato che viene utilizzato dai chirurghi per effettuare quegli interventi chirurgici miniinvasivi fondamentali nella cura di alcuni tumori. Noi produciamo il trasmettitore per conto di una società che vende l’apparato completo.

Quindi state applicando il vostro know-how in un settore diverso da quello che vi ha visti operare…

Anzichè trasmettere segnali radio e tv trasmettiamo altri tipi di segnali, a microonde… ma il principio non è molto dissimile. Ovviamente stiamo parlando di due mercati completamente diversi. Vede, i nostri tecnici hanno una lunga tradizione in questo settore, e quando è nata Neetra abbiamo acquisito più di qualche cliente che, avendo gli apparati prodotti dalla ex società aveva bisogno di manutenzione, di aggiornamento tecnologico e quant’altro. Il know-how di quegli apparati ovviamente fa parte del bagaglio tecnico e professionale delle nostre persone.

Tendenzialmente vendiamo in quasi tutte le parti del mondo. Nei paesi più difficili, dove è pi difficile andare a vendere, ed anche in Italia. In Italia in questo momento ci stiamo affermando per un prodotto che include nella radio tradizionale (a frequenze medie, per intenderci) anche alcuni aspetti digitali. Ma questo non è ancora la radio digitale, la Dab, è tutta un’altra cosa. Quando arriverà in Italia ci saranno radio completamente nuove: con ricevitori completamente digitali, microtv e monitor, interattività con i programmi… un po’ quello che accade per le smart tv. In alcuni Paesi questa tecnologia è già realtà, anzi, tra poco (dal giugno del 2017 ci sarà lo switch-off) soppianteranno completamente la radio tradizionale. E noi siamo li, ad esempio in Norvegia.

Immagino che vi occupiate sia dell’aspetto della produzione che della ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e componenti per terzi progetti. Per una azienda altamente tecnologica quanto è importante e quanto per voi è prioritario investire nello sviluppo, nella autoformazione… nella ricerca…

Guardi, mi verrebbe da risponderle che è una domanda che non si può fare. Perchè questa è una regola di vita. In primo luogo per tutte le imprese, e poi per tutti noi. L’apprendimento continuo, la formazione costante è basilare. Se non c’è l’impresa muore. Tanto è vero che, stiamo lavorando su un aspetto che forse è una nostra carenza. Probabilmente noi non apprendiamo alla velocità con la quale è necessario apprendere. Detto questo, però devo dire che abbiamo in corso diversi progetti di ricerca, abbiamo uno staff ad hoc che pensa a questo, abbiamo una profonda relazione con il Politecnico di Bari… posso aggiungere che non credo che l’apprendimento di una impresa si debba focalizzare sull’apprendimento tecnologico o soltanto sull’innovazione tecnologica.

Io credo che l’apprendimento debba essere sempre a tutto tondo. Deve essere culturale, sociale, economico, politico e spirituale. Questo dovrebbe fare di una impresa davvero una grande impresa. Certo, le imprese sono fatte di uomini primariamente, e spesso gli adulti hanno difficoltà a decidere di voler cambiare e di apprendere, qualche volta si creano ostacoli ad un cambiamento che è fondamentale. Qui ci vorrebbe molto più coraggio da parte delle persone: l’adulto che non smette di apprendere è eccezionale, ed è un adulto che serve sempre ad una impresa, perchè non brucia la sua esperienza, ma la utilizza a favore del nuovo apprendimento.

Lei ha sottolineato, parlando dei vostri obiettivi di mercato, che avete accordi in corso con la Norvegia, che guardate a mercati difficili e lontani… è chiaro che voi siete all’interno di un settore che per sua stessa natura da una parte vede la globalità come necessità e dall’altro lato come opportunità. Voi partite da Bari. Questo ha mai rappresentato un punto di debolezza, o magari di forza?

La nostra capacità di vendere all’estero è tutta legata al coraggio ed alla determinazione ed allo stile relazionale delle persone che lavorano in questa impresa. Non ci sono stati ostacoli per nessun motivo e per nessun luogo. L’anno scorso, per esempio, abbiamo inviato una persona in Ghana per 10 giorni. Dovevamo mandare un nostro tecnico ad Istanbul, in Turchia proprio in questi giorni, ma capisce bene che dopo quello che è successo poco tempo fa abbiamo un attimo deciso di sospendere il viaggio.

Noi siamo presenti in paesi molto difficili, spesso in quelli che vengono chiamati “Sud del Mondo”, e qui il nostro punto di forza è il coraggio e la determinazione delle pesone.

Ma vengo alla sua domanda. La globalizzazione, in realtà io la vedo più come un pericolo che un beneficio. Perchè oggi permette a chi non ha coraggio di scegliere più velocemente ed imporre dei modelli commerciali che sono per ci mettono in difficoltà anzichè aiutarci.

Può spiegarsi meglio?

Vede, i modelli commerciali sono quasi sempre (per non dire sempre) quelli delle grandi multinazionali, sempre basati sul prezzo. Il nostro modello invece è basato molto sulla relazione. Allora è pur vero che un nostro cliente ci paga un po’ di più, ma ottiene anche di più proprio in virtù della nostra capacità di relazione. Va da sè che, ogni tanto, purtroppo, si è tentati di guardare esclusivamente il prezzo. E quindi noi molte volte per mantenere in piedi una relazione, e quindi un mercato, dobbiamo agire sul prezzo. Per noi è un grosso problema.

Quindi diciamo che voi puntate su un prodotto che sia qualitativamente in grado di stare sul mercato, ma anche su una sorta di rapporto “persona-persona”, è il vostro valore aggiunto?

Il valore aggiunto che possiamo mettere nei nostri prodotti sta nel fatto che, soprattutto nei Paesi del Sud del Mondo, ma anche in America, i tecnici non sono poi fortemente preparati. Per cui poter fare un intervento in autonomia, assistiti a distanza, è molto interessante per i nostri clienti. Noi assistiamo e formiamo, loro imparano e quindi, tendenzialmente, sono in grado a loro volta di dare assistenza ai loro clienti più facilmente. Inoltre noi diamo disponibilità 24 ore su 24, i nostri tecnici hanno sempre un cellulare acceso e rispondono a chiamate provenienti da tutto il mondo anche in orari improponibili in Italia. Questo da valore aggiunto alla nostra relazione ed ai nostri rapporti. Ciò non toglie che dobbiamo sempre guardare con occhio attento le dinamiche di prezzo e, quando è il caso, essere disposti a diminuire anche drasticamente i nostri margini per restare competitivi in mercati molto difficili.

Cambiamo argomento. Come è percepita, a suo avviso, la vostra realtà all’interno del tessuto economico locale? Mi spiego meglio. Voi guardate probabilmente poco intorno a voi come mercato e molto in luoghi fisicamente lontani. Come vivete questa situazione?

E’ una domanda molto importante, e la ringrazio. Io da quando mi sono insediato, avendo una cultura diversa da chi mi ha preceduto in questa azienda, ho sempre dato la giusta importanza (ed in alcuni casi ho anche esagerato) nel fare in modo che l’impresa fosse percepita nel suo territorio come una impresa internazionale. Stiamo lavorando utilizzando strumenti della comunicazione che consentano proprio di parlare di questo. In Confindustria, in Camera di Commercio si dice che si effettuano piani strategici in questo senso e si mettono in atto politiche attive verso gli stakeholder.

Può chiarire questo aspetto?

Ci provo. La Camera di Commercio, ad esempio, ha interesse a sapere che noi esportiamo il 70% del nostro prodotto. E così Confindustria, la Fiera del Levante… Noi stiamo lavorando per far si che emerga questa realtà in uno scenario che fino a poco tempo fa forse contava i soliti esportatori, o quelli che come tali venivano riconosciuti.

Ma, a suo parere, quanto fermento c’è intorno a queste realtà: vi sentite isolati, un’unica realtà, ce ne sono altre…?

Devo essere sincero: abbastanza isolati. Io credo che i meccanismi di “comunione” tra le imprese, che dovrebbero essere promossi da chi ha questo come vocazione, non ci sono. Non sono attivi. A parte una cultura ancora molto individualistica degli imprenditori in quanto tali. Vede, io sono qui in maniera anomala. Io non sono un socio, non sono l’imprenditore. Svolgo una funzione prettamente manageriale. Frequento ed incontro questi luoghi dove si dovrebbero creare reti e relazioni tra le imprese, e facendolo rappresento ovviamente gli interessi di Neetra.

Ed  anche vero che non esiste un vero interesse dalla comunità politica a promuovere il nostro tessuto industriale. Per esempio dovremmo essere invitati ed incentivati a partecipare ai viaggi di lavoro organizzati dall’Ice in realtà dove noi abbiamo rivenditori e grossi clienti (penso in questo momento alla Cina). Eppure questo non avviene, molto probabilmente vengono trattati sempre i soliti, e quindi bisogna entrare in un cerchio in cui si sia almeno uguali agli altri.

Il suo pensiero è molto chiaro. Mi consenta un’ultima domanda. A suo avviso questa rigidità dl sistema è dovuto ad una mancanza di conoscenza, ad un difetto di comunicazione o ad una struttura che ha bisogno di essere smossa? O magari a cosa altro?

Diciamo che noi la parte nostra la stiamo facendo. E cerchiamo di comunicarlo, lo sto facendo anche in questo momento con lei. Per il resto io penso che il sistema economico-politico-industriale si muove ancora troppo con la logica della relazione politica e non con il merito. Questo è il grande problema. Confindustria, o gli altri organi industriali, sono legato alla politica perchè generalmente pensa che sia la politica a fare in modo che vengano generate commesse e lavoro. Per chiarirci… alcuni posti sono ambiti perchè poi ci si siede a tavolo con la Regione, o con i vari Ministeri…  ma qui entriamo in un altro discorso, le pare?

Come dare torto a Roberto Lorusso?

A noi, e nel ruolo che ci compete, non resta, dunque, che ringraziare Lorusso per la disponibilità ed il tempo che ci ha concesso, e continuare a sperare che, un giorno, possa venirsi a creare davvero quella rete di interessi economici ed industriali che sia tessuto virtuoso perchè le nostre imprese facciano sistema e trovino sempre maggior stimolo, pungolo e sponda nella politica e nelle istituzioni. Un primo passo potrebbe essere già quello di garantire una maggiore consapevolezza delle tante realtà che nel nostro territorio insistono, e che quotidianamente mettono in campo menti e braccia di qualità per produrre, vendere, competere ed affermarsi nel proprio settore. La Puglia, decisamente, è piena di uomini e donne di questa tempra. Bisogna soltanto scovarli e parlarne.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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