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Pregiudizi. Pregiudizi e pseudosentimentalismo sono i peggiori nemici dei reboot. Perché non è un sequel – come molti vociferano sui social media da mesi – ma un reboot, un rifacimento, una riedizione, insomma un’opera liberamente ispirata ma che non ha assolutamente le pretese di prendere il posto dell’originale nel cuore degli inguaribili nostalgici. Stiamo parlando del Ghostbusters 2016, nelle sale italiane dal 28 luglio 2016. La pellicola che giornalisti, critici e commentatori dell’ultima ora stanno stroncando, spesso senza neanche aver messo piede in un cinema. E sì, perché “io neanche lo vado a vedere un reboot dove i Ghostbusters sono niente meno che donne”. Tzè!
Invece il film, pur essendo senza pretese, è ben confezionato, godibile e, come leggerete di seguito, riesce anche a trasmettere al pubblico un bel messaggio, con grande leggerezza.
1. La scrittura è tutto
O quasi. Questo Ghostbusters è sicuramente scritto da professionisti. Sono il regista Paul Feig e Katie Dippold che, naturalmente, si sono basati sulla sceneggiatura del 1984 di Ivan Reitman, Dan Aykroyd e Harold Ramis. I tempi sono ben gestiti, le battute divertenti, ci sono citazioni che entusiasmano chi conosce l’originale del 1984 e non annoiano i più giovani che, in quegli anni, non erano neanche nati. I personaggi non sono pedisseque copie di Peter, Ray, Egon e Winston. Buon ritmo e un testo non scevro di sorprese che vi svelerò al punto 5.
2. Un buon cast
Melissa McCarthy, Kristen Wiig, Kate McKinnon e Leslie Jones, quattro grandi attrici e superbe comiche. La prima è vincitrice di un Emmy Award nel 2011 e può vantare nomination ai BAFTA, SAG Award e persino ai Golden Globe. Le altre sono spesso protagoniste del Saturday Night Live, storica trasmissione televisiva che mescola comicità e varietà, in onda dal 1975 sulla NBC. Le “ragazze spaccano” infatti sembra che Chris Hemsworth, alla sua prima prova comica, abbia dovuto faticare parecchio nei momenti di improvvisazione che le attrici, sul set, non si sono fatte mancare. Fantastici i cammeo dei vecchi protagonisti: è inutile descrivervi l’emozione per chi è cresciuto con la pellicola degli anni ’80.
3. Non c’è abuso di effetti speciali
Altro commento dei detrattori: “Ah, sì, sicuramente lo avranno infarcito di straordinari effetti speciali, cercando così di mascherare la mancanza di solidità dell’operazione”. Ebbene, la post produzione è stata alquanto equilibrata rispetto alle modalità compulsive che ci capita di sopportare nella fantascienza portata sui grandi schermi nel XXI secolo.
4. Una nuova tipologia di protagoniste
Questo non era un Ghostbusters “al femminile” infatti, come vi accennavo nel punto 1, se sarete attenti alla sceneggiatura, vi renderete facilmente conto che quelle stesse scene potevano essere recitate, senza cambiamenti ad hoc, da 4 uomini. Nessuna paura di unghie spezzate o mostri da combattere. Nessun bisogno di aiuto da parte di un principe azzurro. Nessuna tutina aderente e semi aperta per mostrare le forme. Le acchiappafantasmi sono donne che amano scienza e tecnologia – a cui dedicano la propria vita- e non seguono gli standard estetici delle solite eroine che fino ad ora il cinema ci ha propinato. Sono single e si sentono vive e realizzate anche senza un marito e dei figli. Amano incontrarsi per mangiare orientale e bere una birra senza dover necessariamente parlare di amori finiti, allattamento al seno o problemi domestici. Sono proprio come alcune di noi che, fino ad ora, non avevano mai avuto l’opportunità di rispecchiarsi nella protagonista di una storia d’azione.
È un bene che il cinema d’intrattenimento possa essere il veicolo di un messaggio così importante: il superamento di vecchi schemi e pregiudizi. Gli stessi che hanno scatenato i commenti negativi da parte di un pubblico che, in buona percentuale, si è rifiutata di guardare questo film nascondendosi dietro nostalgia e ricordi che non vengono assolutamente denigrati.











