HomeCulturaMarcinelle, quando il Sud esportava migranti

Marcinelle, quando il Sud esportava migranti

L’otto agosto di 60 anni fa, in Belgio, un gravissimo incidente costava la vita di 262 minatori a quasi mille metri nelle viscere della terra nella miniera di Marcinelle.

Era l’8 agosto 1956. All’inizio era sembrato solo un banale incidente: un carrello della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier, fuoriuscito dalle guide, si era schiantato su cavi elettrici ad alta tensione privi di griglia protettiva. Ma l’incendio che ne scaturì, in un pozzo a 975 metri di profondità, si propagò immediatamente in tutte le gallerie, facendo scattare la trappola mortale: 274 minatori del turno 6-14, il primo della giornata, rimasero imprigionati nelle viscere della terra.

Solo 13 di loro ne uscirono vivi, per gli altri 262 le operazioni di salvataggio furono del tutto inutili.

Più della metà dei 262 minatori deceduti tra i fumi e i gas tossici erano italiani. Di questi una sessantina proveniva dall’Abruzzo, 22 erano pugliesi e 12 marchigiani.

Una tragedia che colpì l’opinione pubblica dell’epoca e che ancora oggi, a 60 anni di distanza, è una giornata che viene ricordata come la giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Negli anni ’50, infatti, l’Italia ed il Mezzogiorno in particolare erano terre che esportavano mano d’opera, spesso senza regole e con poche speranze di un futuro migliore se non per i propri figli.

Tra le tante istituzioni che hanno voluto ricordare i minatori morti nel sottosuolo di Marcinelle ricordiamo il sindaco di San Severo, Francesco Miglio.

“Questa giornata sia per tutti un momento importante di riflessione per rendere omaggio alle tante vittime dell’emigrazione italiana in tutto il mondo e a quanti, nella ricerca di una vita migliore, hanno conosciuto le umiliazioni, i sacrifici, lo sfruttamento, le discriminazioni e il razzismo, ma che, con il proprio duro lavoro e talvolta con la propria vita, hanno contribuito allo sviluppo economico, sociale e culturale dei Paesi in cui si stabilirono e lavorarono. In questo momento storico particolare in cui in Italia approdano tanti migranti che fuggono dalla guerra e dalla miseria, sia questa giornata anche un’occasione per riflettere sull’importanza dell’integrazione e dell’accoglienza”.

Centinaia di migliaia di operai e manovali che lasciavano le proprie case, i propri affetti, e partivano, spesso poco più che bambini, per anni di lavoro in miniera con la prospettiva di uno stipendio sicuro quasi come un paio di polmoni devastati.

Da quel lontano 1956, la tragedia di Marcinelle divenne il simbolo del sacrificio di tutti gli emigranti italiani. Solo in quell’anno, infatti, partirono per il Belgio 140.000 italiani, di cui 18.000 donne e 29.000 bambini.

Ci sono ancora oggi interi quartieri in Belgio ed in Lussemburgo dove si parla il salentino, il barese, il foggiano (insieme al calabrese, al potentino, all’abruzzese…).

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Redazione
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