Sono trascorsi 25 anni da quando dal fatidico giorno in cui l’allora 22enne studente finlandese Linus Torvalds postava una richiesta di aiuto per il suo “sistema operativo libero” che stando alle parole di quel tempo sarebbe dovuto essere “soltanto un hobby, niente di grande e professionale come gnu”.
Chi lo avrebbe detto che quel kernel sarebbe diventato il progenitore sia della cultura Open-Source che del sistema operativo più versatile ed amato dagli sviluppatori, gli stessi che hanno così tanto contribuito alla stabilità, allo sviluppo ed alla crescita del sistema fino a farne il capostipite di decine di distribuzioni, alcune più fortunate di altre, tra queste vanno citate la veloce e minimale Arch Linux, Knoppix che è anche la prima Live-cd che non necessita di essere istallata e, a seguire, le distribuzioni basate su Debian come, ad esempio, Ubuntu e quelle basate su quest’ultima, come Mint, e nell’ambito aziendale ricordiamo la robusta e stabile Red Hat Enterprise e la derivata CentOs.
All’attività contribuiscono poi alcune grandi aziende a titolo ufficiale: tra di esse Intel, Red Hat, Linaro, Samsung, SUSE, IBM, Google ed altre 400 le società, grandi e piccole, che hanno apportato cambiamenti “significativi” al kernel di Linux rendendolo robusto e stabile, al punto da diventare il sistema operativo scelto da colossi come Google e Amazon.
Ricordiamo inoltre l’impatto sul mercato mobile con i dati aggiornati al al 30 giugno 2016 in cui Android, sistema operativo sviluppato da Google su kernel Linux padroneggia con una presenza sull’86,2% dei dispositivi.
Ma quale sarà il futuro del piccolo ma potente pinguino? E’ una risposta che solo il tempo potrà darci. Quello che possiamo fare attualmente è continuare a seguirne gli sviluppi.











